COVID-19 Appello per la salute del personale sanitario e di noi tutti

COVID-19 Appello per la salute del personale sanitario e di noi tutti

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Lorenzo De Tomasi
Lorenzo De Tomasi ha firmato questa petizione

Egregio Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti
Egregio Assessore Sanità e integrazione Socio-Sanitaria, Alessio D’Amato

L’Italia sta vivendo una situazione drammatica a causa della diffusione dell’infezione da Covid-19 e i professionisti sanitari stanno pagando un tributo molto alto.

Con l’aumento del numero dei pazienti positivi, si sta verificando anche un incremento esponenziale dei contagiati tra i medici che li curano, in un girone dantesco per cui – paradossalmente – è il medico stesso che diventa untore di chi dovrebbe invece guarire.

Secondo i dati diffusi, dall’inizio della pandemia in Italia 8.358 operatori sanitari sono stati contagiati (al 29 marzo), 112 solo nel Lazio (al 28 marzo) e i numeri non sembrano arrestarsi. Ma si allunga anche il numero dei medici che non ce l’hanno fatta: al 31 marzo erano 63.

Sono dati peggiori di quelli registrati in Cina che si è fermata a 3300 sanitari contagiati e 23 decessi e dove è stato accertato che circa il 41% dei casi di Covid-19 confermati a Wuhan è il risultato di una trasmissione correlata all’ospedale.
[Fonte: Wu Z, McGoogan JM. Characteristics of and important lessons from the coronavirus disease 2019 (Covid-19) outbreak in China: summary of a report of 72 314 cases from the Chinese Center for Disease Control and Prevention. JAMA 2020; 10.1001/jama.2020.2648. 32091533]

È necessario porre un freno a questa spirale che, oltre a determinare ricadute sanitarie e psicologiche sui medici impegnati in prima linea, rischiano di contribuire al collasso del sistema sanitario.

A tal proposito è stata pubblicata ormai già il 26 Marzo 2020 sul British Medical Journal la lettera a firma del Presidente Nazionale FNOMCeO (Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri) Dr. Filippo Anelli a nome di tutti gli Ordini dei Medici italiani, da cui si evince che “È lecito supporre che questi eventi sarebbero stati in gran parte evitabili se gli operatori sanitari fossero stati correttamente informati e dotati di sufficienti dispositivi di protezione individuale adeguati: mascherine, guanti, camici monouso, visiere di protezione, che invece continuano a scarseggiare o ad essere centellinati in maniera inaccettabile nel bel mezzo di un’epidemia a cui pure l’Italia si era dichiarata pronta solo a fine due mesi fa”.
[Fonte: Italian doctors call for protecting healthcare workers and boosting community surveillance during covid-19 outbreak. Anelli F1, Leoni G1, Monaco R1, Nume C2, Rossi RC3, Marinoni G4, Spata G5, De Giorgi D6, Peccarisi L6, Miani A7, Burgio E7, Gentile I8, Colao A8, Triassi M8, Piscitelli P7,8. BMJ. 2020 Mar 26;368:m1254. doi: 10.1136/bmj.m1254]

Nella lettera del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici si legge inoltre “errore fatale è l’assenza di percorsi dedicati esclusivamente al Coronavirus quanto ad accesso, diagnostica, posti letto e operatori sanitari” e che “nessuna epidemia si controlla con gli ospedali, come si è forse erroneamente immaginato: è sul territorio che va espletata l’identificazione dei casi con test affidabili ma anche con rapidi kit di screening e attraverso una sorveglianza stretta con la tracciabilità, il monitoraggio e l’isolamento dei contatti”. Per questo si chiede di “sbloccare immediatamente e senza ritardi le forniture di dispositivi di protezione individuale ma anche di eseguire test di screening a risposta rapida in maniera sistematica per lo meno a tutti gli operatori sanitari operanti nel pubblico e nel privato – inclusi i medici di medicina generale e operatori di case di riposo o RSA, centri diurni – che mostrano sintomi di infezione da Covid-19 (anche lieve e in assenza di febbre) o che sono stati in contatto con casi sospetti o confermati”.

Un recente articolo sul New England Medical Journal (a firma di Rosenbaum e colleghi) ha dimostrato che, oltre ai rischi personali che gli operatori sanitari si trovano ad affrontare, gli ospedali e il personale medico possono diventare un possibile veicolo di diffusione per l’infezione. L’articolo ha anche affrontato il problema dell’enorme percentuale di soggetti infettati che rimangono asintomatici e del loro ruolo nella diffusione dell’epidemia. 
[Fonte: Rosenbaum L. Facing covid-19 in Italy—ethics, logistics, and therapeutics on the epidemic’s front line. N Engl J Med 2020; 10.1056/NEJMp2005492. 32187459]

Tra le cause principali di questo andamento c’è la scarsa tempestività con cui vengono somministrati i tamponi, non solo al personale sanitario - a cui invece andrebbero sottoposti a tappeto - ma anche ai loro familiari che convivono per via traverse con il Covid-19, ai pazienti in visita con patologie pregresse e quindi soggetti a rischio e ai paucisintomatici (sintomatici lievi) rispetto ai quali il tergiversare e la perdita di tempo nella somministrazione delle terapie fa sì che si arrivi alla presa in carico solo quando ormai la situazione è irreversibile.

Nel caso del personale sanitario, infine, ricordiamo che attualmente ci sono situazioni insostenibili che coinvolgono tutta la loro sfera familiare: ci sono intere famiglie smembrate dal Covid-19, medici e para medici che non ricevono i controlli necessari a partire dai tamponi e che per questo e per non compromettere l’intero nucleo familiare, hanno deciso di lasciare il proprio domicilio, di vivere in solitudine, a loro spese, con ricadute psicologiche ed economiche tutte sulle loro spalle, senza avere contezza di quando potranno rivedere i loro familiari. E tutto questo per la scarsa attenzione che abbiamo verso chi ci cura.

Ci sono bambini con entrambi i genitori medici o con un genitore medico e l’altro infettato da quest’ultimo, affidati altrove per chissà quanto tempo. Chi si occuperà di loro?

Pertanto chiediamo:

  • la somministrazione e l’accessibilità ai tamponi per tutto il personale sanitario e per le persone che transitano in ospedale con controllo della temperatura prima dell’accesso presso il presidio ospedaliero, perché con patologie pregresse e quindi soggetti a rischio.
  • la somministrazione di tamponi anche ai sintomatici lievi, pazienti e medici, e ai familiari di persone affette da Covid-19 perché se presi per tempo potrebbero evitare di arrivare in condizioni disperate al  ricovero in terapia intensiva.
  • di conoscere la reale disponibilità di tamponi sul territorio regionale del Lazio.
  • di aumentare la dotazione di mascherine per il personale sanitario.
  • la possibilità di avere visite domiciliari, cure precoci e controllo da remoto, sconfiggendo il Coronavirus “casa per casa”. Se le cure vengono iniziate precocemente potrebbero essere molti meno i pazienti da ospedalizzare.
  • che venga elaborato a livello regionale del Lazio un protocollo di gestione dei pazienti a domicilio con conferimento della competenza ai medici di medicina generale e che questi ultimi siano autorizzati a prescrivere la terapia anti Covid-19 ai pazienti paucisintomatici che restano soli a domicilio, alla prima insorgenza dei sintomi.
  • di autorizzare i medici di medicina generale a prescrivere le terapie anti Covid-19.
  • di dare seguito alle richieste esplicitate ormai diversi giorni fa dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri e qui riassunte:
    https://portale.fnomceo.it/sul-british-medical-journal-le-richieste-immediate-dei-medici-italiani-piu-protezione-e-test-rapidi-in-ospedale-maggiore-impegno-nella-sorveglianza-sul-territorio/
  • di dare altrettanto seguito alle richieste provenienti da oltre 290 rappresentanti di primo piano della comunità scientifica italiana che in una lettera aperta al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e ai Governatori delle Regioni chiedono che vengano eseguiti più tamponi e hanno proposto un piano d'azione nazionale anti-contagio che vede il consenso compatto della maggioranza dei direttori degli IRCCS e dei principali Istituti di Ricerca Biomedica nonché di una larga fascia degli scienziati con competenze di biologia molecolare e biotecnologie del nostro Paese. [https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-290-scienziati-italiani-chiedono-piu-test-laboratori-ricerca-pronti-ADfcEfF]