"Parliamone Sabato" Chiediamo una presa di coscienza dalla TV di Stato

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Gent.ma Dott.ssa Maggioni,

Non è la chiusura di programmi RAI che auspichiamo ma una presa di responsabilità della televisione di Stato.


Ricordiamo che negli anni ‘60, proprio grazie a programmi come "Non è mai troppo tardi." Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta, molti italiani impararono a leggere e scrivere e si compì quell’unità linguistica, tanto complessa in un Paese fatto di mille dialetti.


La televisione, allora, fece vera innovazione e si trasformò in uno strumento che portò benefici alle persone e permise a molti di progredire, formarsi e informarsi.


Ci piacerebbe che - ancora una volta - le emittenti pubbliche abbracciassero il senso concreto della comunicazione che genera evoluzione, è inclusiva e aiuta le persone a migliorare.  

Non ci interessa puntare il dito su autori, presentatori o format. Non ci interessa nemmeno ripetere - in molti lo stanno facendo in queste ore - i motivi per cui si è sollevato un giusto sdegno nei confronti di una serie di affermazioni sulle donne da sposare, sulla loro provenienza e sulle mansioni che dovrebbero ricoprire.


Il punto, per noi, è ribadire quanto sia svilente trattare le relazioni tra i generi partendo da stereotipi maschilisti e razzisti.


Siamo sicuri che gli uomini descritti nella puntata incriminata di “Parliamone sabato” esistano davvero? Siamo certi che le donne che raccontate siano reali?


Noi crediamo che sia giunto il momento per le emittenti RAI di prendere posizione e testimoniare CONCRETAMENTE che non abdicano al proprio ruolo pubblico: raccontare le sfumature delle relazioni tra i generi, la varietà dei modi di stare insieme e di vivere il proprio corpo e la propria sessualità e mettere l’accento non su quanto aderisce a un’etichetta ma sul valore delle differenze e sul rispetto dell’altro, a prescindere da genere, nazionalità, cultura o ruolo pubblico e privato potrebbero essere nuovi modi di comunicare questo Paese, nella sua complessità e non negli stereotipi stringenti che troppo spesso lo costringono in un immaginario da macchietta degli anni ‘50.


Le famiglie, quelle che pagano il canone, quelle che guardano i programmi tv, sono fatte di persone e le persone sono esseri pensanti che non hanno più voglia di farsi condurre in un continuo appiattimento culturale.


Chiediamo una presa di posizione NETTA che riguardi la programmazione e codici etici di condotta da impugnare non solo a posteriori ma nel momento in cui si costruiscono format e puntate.


Perché ognuno di noi può fare la differenza per fare evolvere, davvero, questo Paese.

Questa lettera è stata pensata e voluta da un gruppo di donne da sempre in lotta per la dignità e i diritti non solo delle donne, ma di tutti: Linda Serra, Francesca Sanzo, Leda Guidi, Cecilia Pedroni.

Gent.ma Dott.ssa Maggioni, ci congediamo con l'augurio di incontrare il suo sostegno, ma anche di quello di tutti coloro che condividono i medesimi principi e le medesime aspirazioni.

 



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