LIBERIAMO LE DONNE DALLA VIOLENZA DOMESTICA!

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La violenza sulle donne ed in particolare la violenza domestica è ancora molto diffusa e sommersa in ogni parte del pianeta.
Se vogliamo dire BASTA una volta per tutte e impegnarci a combatterla veramente, dobbiamo innanzitutto sensibilizzare ancora di più l'opinione pubblica su un problema in cui ognuno di noi, dal vicino di casa, al parente, all'amica/o, al datore di lavoro, può fare la differenza.

Ma la strada per la liberazione delle donne dalla violenza di genere passa anche, specialmente, attraverso un maggior sostegno ai centri antiviolenza, una maggiore pubblicità al numero verde nazionale 1522 e attraverso l'allungamento del periodo di permanenza presso le case protette, che forniscono un primo preziosissimo aiuto alle vittime di maltrattamenti in famiglia.

Spesso per una donna vittima di violenza il centro antiviolenza è l'unica àncora di salvezza ed il primo passo per uscire dalla spirale della violenza.
Sappiamo infatti quante difficoltà incontrano ancora oggi le donne vittime di abusi in famiglia, anche a causa di una tradizione culturale e giuridica del nostro passato recente ( ius corriggendi ) che ha sempre giustificato in maniera più o meno esplicita la violenza fra le mura domestiche.

Il codice rosso è sicuramente un passo avanti nella giusta direzione però nella collettività é ancora radicata una mentalità che non riconosce alle donne pieni diritti all'interno del rapporto di coppia, in primis il diritto al rispetto.

Così è ancora diffusa la tendenza a colpevolizzare ed emarginare una donna che denuncia il proprio marito o compagno.

Ancora più grave è il fatto che  alle volte siano le stesse forze dell'ordine ad invitare le donne a NON denunciare, e che troppe denunce di maltrattamento vengano cestinate dalla magistratura.

Il mancato sostegno da parte della comunità e delle istituzioni non sono però gli unici fattori che impediscono ad una donna di troncare fin da subito, un rapporto violento.

La mancata indipendenza economica e/o la dipendenza psicologica che si instaura fra le vittime e i loro carnefici spingono tante, troppe donne a subire in silenzio.

Non è quindi facile per una donna farcela da sola e quando ci riesce il più delle volte è grazie ai centri antiviolenza e alle case rifugio dove le donne e i loro figli vengono accolte in una ambiente protetto e sereno in cui possono ricominciare una nuova vita.

Pertanto chiediamo che

  • non solo il 25 novembre ma anche gli altri giorni, ci siano dibattiti, convegni, campagne di stampa, in cui venga ricordato a cittadini e istituzioni che quello che succede dietro "LE PORTE CHIUSE" delle nostre case NON è un "AFFARE PRIVATO" ma una violazione gravissima dei diritti umani alla quale ciascuno di noi, in misura diversa, è chiamato a porvi fine
  •  il numero verde nazionale antiviolenza 1522 venga divulgato il più possibile sui giornali, canali televisivi, internet, luoghi pubblici, in modo tale che le donne capiscano che NON sono sole e possano  compiere il primo passo per uscire dal silenzio.
  •  il periodo massimo di permanenza nelle case rifugio venga innalzato da sei mesi ad almeno 2 anni per consentire alle donne e ai loro figli di trovare una sistemazione più agevole e reinserirsi nella società
  •  le donne finalmente libere dalla violenza ma prive di occupazione abbiano una corsia preferenziale nelle assunzioni, mentre per le donne ormai fuori dal mercato del lavoro per motivi di età ci sia la possibilità di avere un sostegno economico


perchè NON vogliamo che ci sia UNA sola donna, italiana o straniera, che ritorni dal partner violento a causa delle difficoltà che incontra nel percorso di liberazione.

Infine chiediamo che

NON ci siano centri antiviolenza costretti a chiudere o a rischio chiusura per mancanza di fondi o per il ritardo con cui vengono erogati i fondi come già avvenuto in alcuni casi.

e  ulteriori risorse finanziarie siano destinate alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere anche, eventualmente con la costruzione di nuove case rifugio.