Salviamo lo storico Teatro all'italiana di Terni

Salviamo lo storico Teatro all'italiana di Terni

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Paolo Leonelli ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini e a

Il nostro Teatro storico all’italiana, con 4 ordini di palchi e loggione, progettato dall’architetto Luigi Poletti fu inaugurato nel 1849 ed aveva una capienza di 1.214 posti (come da documento in possesso dell’Archivio di Stato di Terni).

Durante l’ultima guerra una bomba distrusse il palcoscenico e parte del proscenio mentre la sala spettatori non riportò danni importanti, come testimoniano alcune persone ancora in vita.

Successivamente l’Amministrazione Comunale dette in concessione per cinquanta anni il Teatro ad un imprenditore che lo trasformò, secondo le sue esigenze, in cinema-teatro. Furono pertanto ridotti i volumi della sala (in altezza), del palcoscenico (in profondità), demoliti i palchi e costruita una galleria, più adatta ad un cinema che ad un teatro, che sovrasta in parte il ridotto del Teatro storico di cui è rimasta solo la facciata.

Il nuovo cinema-teatro fu inaugurato nel 1949 e fu chiuso 11 anni fa per ragioni di sicurezza. Nel 2015 la Soprintendenza ha imposto un vincolo (su richiesta dell’Amministrazione Comunale dell'epoca) che interessa l’intera struttura. Oggi invece di richiedere l'eliminazione del vincolo per ripristinare finalmente il nostro Teatro ottocentesco, l’attuale Amministrazione Comunale ha deciso di indire un concorso (addirittura) internazionale per ricavare un teatro con volumi ridotti, con inutile spreco di denaro pubblico.

Il progetto risultato vincitore propone un teatro ibrido, con una platea, due gallerie e un locale completamente interrato (6 metri sotto terra) di 200 posti, giudicato inutile e infinitamente costoso da esperti del settore. Molte sono anche le carenze dal punto di vista funzionale, tra cui la sala con una capienza di circa 700 posti (mentre il bando ne richiedeva categoricamente 800), con una discutibile visibilità dalle gallerie, un'acustica imperfetta e un golfo mistico che non consentirebbe il numero necessario di orchestrali per importanti rappresentazioni. Da evidenziare, infine, che è stato completamente ignorato il vincolo imposto dalla Soprintendenza.

A detta dell'attuale Assessore ai lavori pubblici di Terni, il denaro a disposizione del Comune ammonta a circa 4.600.000,00 euro - risorse assolutamente insufficienti per terminare il Teatro, che necessita di almeno 12 milioni di euro. Ne risulta che se il progetto verrà definitivamente approvato e messo in cantiere, Terni avrà soltanto una sala da 200 posti e i lavori verranno interrotti in attesa di ulteriori fondi.

Vani sono stati gli appelli all’Amministrazione per ripensare a un recupero del Teatro storico all'italiana da parte di personaggi dello spettacolo locale e nazionale, nonché tecnici (Gigi Proietti, Vittorio Sgarbi, Carlo Palleschi, Marzia Ubaldi, Paolo Leonelli, Gianluca Petrucci, Riccardo Leonelli, Stefano de Majo, e altri) ed inutile la raccolta di oltre 2.000 firme unitamente ai consensi di circa 30 Associazioni culturali cittadine.

Il precedente Assessore ai lavori pubblici e l'Amministrazione non si sono mai mostrati aperti al dibattito pubblico e non hanno mai voluto spiegare le ragioni della loro scelta inidonea che restituirà alla città un teatro assolutamente inadeguato sia esteticamente che funzionalmente. Come se non bastasse, infatti, la città attualmente dispone di un solo teatro: il “Secci”, assolutamente insufficiente per la città e con una capienza di soli 300 posti, ricavato da un capannone industriale.

Ci appelliamo pertanto alla competente e preziosa attenzione di tutti coloro che sono sensibili alla storia ed alla tradizione teatrale italiana per poter restituire alla città di Terni un gioiello che, per circa un secolo, è stato un vanto del passato cittadino.

Chiediamo, pertanto, di bloccare l'attuale progetto vincitore del bando di concorso e ripensare al recupero del Teatro storico all'italiana, ripristinando i volumi originari (come consentito dalla legislazione vigente) e ricostruendo la sala spettatori ottocentesca per riacquisire una capienza, confacente ad una città di 120.000 abitanti, di circa 1000 posti.

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