PETIZIONE CHIUSA

Per la tutela delle foreste italiane: una politica, non solo una polizia

Questa petizione aveva 1.186 sostenitori


La Legge 124/2015 ha previsto la riorganizzazione e/o l’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato (CFS) in altri corpi di polizia. All’Arma dei Carabinieri o alla Polizia di Stato si potranno eventualmente attribuire le funzioni di polizia forestale e ambientale attualmente svolte dal CFS, riducendo i costi e razionalizzando le funzioni di controllo del territorio, ma l’utilizzo attivo e responsabile delle foreste non può e non deve essere identificato con le funzioni di polizia. Il settore forestale è già stato pesantemente colpito a livello periferico e, dopo la soppressione della Direzione Generale dell’Economia Montana e delle Foreste con la riforma del CFS (L.36/2004), l’amministrazione centrale dello Stato ha progressivamente ridotto l’impegno nel settore, sottovalutando il valore ambientale, economico e sociale dei boschi e foreste del paese. Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF) ha delegato al CFS, che nell’immaginario collettivo rappresenta l’amministrazione forestale, una serie di funzioni tecniche, che si sono peraltro andate riducendo in questi anni, effettuando scelte opposte a quelle della maggioranza degli altri paesi avanzati. In questi infatti le attività di comando e controllo si sono andate ridimensionando rispetto alle funzioni di supporto, assistenza tecnica, monitoraggio, ricerca e sviluppo in un rapporto di collaborazione e di coinvolgimento delle diverse espressioni della società civile. Questo è un processo evidente e che dovrebbe essere scontato in un settore a grandissima rilevanza pubblica, dove le funzioni di protezione del suolo, del clima e della biodiversità assumono maggior rilevanza e che sta subendo forti modificazioni. Sembra invece che per l’autorità centrale dello Stato il fatto che la superficie forestale nazionale sia raddoppiata negli ultimi 50 anni, che l’Italia sia il più grande importatore di legname illegale in Europa e il primo importatore mondiale di legna da ardere, che sia un paese molto più forestale di Francia, Germania e Regno Unito, e con una superficie boscata in forte espansione ma anche sempre più abbandonata, siano tutti elementi di scarsa rilevanza, tanto da comportare uno smantellamento progressivo di un ruolo di governance del settore.

L’opportunità attuale della riforma della pubblica amministrazione richiede l’implementazione della soluzione più logica per concretizzare quel ruolo nelle politiche forestali del MIPAAF, che è peraltro chiaramente espresso nel titolo stesso del Ministero creando, ad esempio sul modello della Divisione Politiche Forestali del BMLEV tedesco (dove vige come in Italia una competenza specifica delegata e una notevole sussidiarietà nel settore foresta-legno), un Dipartimento Foreste che si articoli in poche, flessibili ma efficaci strutture capaci, con una minima parte delle risorse umane ad alta professionalità che sono già presenti nel CFS, di:

-     curare il coordinamento delle politiche forestali regionali e delle Province Autonome e fare da cerniera tra le politiche internazionali e comunitarie e quelle a scala regionale;

-     mantenere l’Inventario Nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (INFC, iniziato nel 1985 e rinnovato nel 2005 e 2015) che fornisce i dati ufficiali nazionali relativamente alle statistiche forestali, e curare il monitoraggio della salute delle foreste, promuovendo finalmente anche l’armonizzazione e la messa a punto degli strumenti regionali di gestione e pianificazione (nel nostro paese troviamo il meglio e il peggio dei servizi tecnici forestali a livello europeo);

-     garantire la continuità della gestione delle foreste statali a fini di esempio e secondo le buone pratiche di gestione forestale sostenibile e responsabile e la relativa costruzione del quadro di indicatori coordinati a livello internazionale;

-     continuare l’azione di tutela della biodiversità nel perseguimento esemplare delle convenzioni internazionali e negli ambiti propri della rete delle aree protette, promuovendo la valorizzazione dei servizi ecosistemici nelle politiche regionali;

-     continuare a portare avanti, collaborando con Università e Enti di Ricerca nazionali e regionali, le insostituibili attività di interesse nazionale a carattere scientifico in campo ambientale e in particolare la conservazione delle risorse genetiche forestali; le buone pratiche di gestione e pianificazione, promosse con progetti a carattere internazionale (programmi LIFE e non solo); l’avanzamento delle tecnologie di prevenzione, lotta, ricostituzione e monitoraggio delle aree percorse dal fuoco; la rete meteo-nivometrica di valenza unica di Meteomont;

-     riprendere la rappresentanza e il coordinamento internazionale del settore, sempre più latitante, in quelle numerose sedi come l’UNFF, l’UNECE-FAO, Forest Europe, EFI, … dove attualmente l’Italia è richiesta ma male o per nulla rappresentata, unico paese tra i grandi europei, venendo anche palesemente meno ad obblighi internazionali sottoscritti.

 E’ ora di rinnovare la governance del settore anche in Italia, con una struttura amministrativa equivalente alle migliori esistenti nel modo, quali la BMLEV (D), il Forest Service (USA), la Forestry Commission (UK) o l’Office National des Forêts (F). Riteniamo che tutto ciò sia fondamentale per un paese civile e avanzato, caratterizzato da una geografia prevalentemente montana e strutturalmente fragile. Ma una scelta in questa direzione è ancor prima indispensabile in un paese che crede nelle possibilità e nel dovere di valorizzare e ben gestire quel 35% del territorio nazionale che è coperto da boschi e foreste, la più grande infrastruttura verde del paese, una risorsa rinnovabile multifunzionale e di valore immenso, in sé e per la green economy, che ha straordinarie potenzialità nell’offerta di servizi ambientali, nella produzione di legname e di biomasse, nella conservazione della biodiversità, nel mantenimento dell’economia e del paesaggio rurale,  nella difesa del suolo e delle acque, tutti beni e servizi fondamentali per il benessere del paese.

Primi firmatari

Ester Angelini -Consigliere Delegato Fondazione G.Angelini – Belluno

Gianfranco Bologna - Segretario Generale Comitato Scientifico nazionale WWF Italia

Marco Borghetti - Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali - Università della Basilicata; Coordinatore Programma di Dottorato STAFA; Direttore di iForest Biogeosciences and Forestry e di Forest@

Roberto Carovigno; Responsabile Struttura Foreste - Direzione Generale Agricoltura - Regione Lombardia

Raffaele Cavalli - Direttore Dipart. TESAF – Università di Padova

Cristiana Colpi - Dipart. TESAF - Università di Padova

Piermaria Corona - Direttore Centro di Ricerca per la Selvicoltura - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria - CREA

Paola Gatto - Dipart. TESAF – Università di Padova

Anna Giorgi - Coordinatrice Università della Montagna – Università di Milano - Vide Presidente ERSAF - Presidente ISCAR

Franco Licini - Responsabile Settore Foreste - Regione Piemonte

Francesco Loreto - Direttore Dipartimento Scienze Bio-Agroalimentari - Consiglio Nazionale delle Ricerche

Marco Marchetti - Pro Rettore Vicario – Università del Molise - Coordinatore del Dottorato interateneo “Ecologia Forestale – Scienze, tecnologie e biotecnologie per la sostenibilità”

Renzo Motta - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari - Università di Torino

Antonio Nicoletti - Responsabile nazionale aree protette e biodiversità - Legambiente

Mauro Pascolini - Direttore del Dipartimento di Scienze Umane – Università di Udine - Presidente Rete Montagna

Nicola Pavone - Direttore Servizio Coordinamento Programmazione Comunitaria–FESR -  Regione Molise

Damiano Penco - Settore Politiche della Montagna e della Fauna Selvatica - Regione Liguria

Davide Pettenella - Coordinatore Dottorato “Land, Environment, Research, Health” – Università di Padova - Presidente del Forest Stewardship Council - Italia

Roland Psenner - Institut für Ökologie - Universität Innsbruck -President  European Academy Bozen/Bolzano- EUR.AC

Giuseppe Radaellli - Presidente Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria – Università di Padova

Giuseppe Scarascia-Mugnozza -Direttore Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agro-alimentari e forestali dell’Università della Tuscia - Chair del Board dell’European Forest Institute

Stefano Sisto - Responsabile del Sezione Economia e sviluppo montano - Regione Veneto

Enzo Valbonesi -Responsabile del Servizio Parchi e Risorse Forestali - Regione Emilia-Romagna

Riccardo Valentini - Direttore Division “Impacts on Agriculture, Forest and  Natural Ecosystems” (IAFENT) dell’Euro-Mediterranean Center for Climate Change (CMCC)

Valerio Vassallo - Direttore del Settore Politiche della Montagna e della Fauna selvatica – Regione Liguria

Tavolo nazionale di coordinamento dei corsi di studio in Scienze Forestali e Ambientali: Adesione di tutti i corsi di studio nazionale relativi alle risorse forestali attivati presso i dipartimenti:

DAFNE e DIBAF          Università della Tuscia

AGRARIA                    Università di Napoli

DBA                            Università Politecnica delle Marche

TESAF                        Università di Padova

GESAAF                     Università di Firenze

DSAF                          Università di Palermo

Scienze e Tecnologie  Libera Università di Bolzano

DISAAT                       Università di Bari

DIPSA                         Università di Bologna

AGRARIA                    Università di Sassari

DISAFA                       Università di Torino

AAA e DiBT                 Università del Molise

Scienze Agrarie           Università di Milano

AGRARIA                    Università degli Studi "Mediterranea" di Reggio C.

 



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