Contro le mafie sostegno ad Angelo Cambiano sindaco di Licata

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Il Paese degli abusi/2. Venti chilometri di abitazioni costruite a ridosso del mare. E nel paese siciliano scoppia la rivolta contro il sindaco.

LICATA. In contrada Cavaddruzzu, la 67esima villetta nella lista delle costruzioni abusive da abbattere è venuta giù qualche settimana fa sotto l'aggressione delle ruspe in assoluto silenzio. I proprietari, da tempo residenti in Inghilterra, non si sono neanche presentati. In quella villetta a due piani con le pareti color ocra e una bella piscina edificata a 100 metri dal mare sulle dune della costa selvaggia della Sicilia meridionale ci venivano d'estate in vacanza. Di quella seconda casa, come la maggior parte di quelle costruite in spregio di ogni normativa negli ultimi cinquant'anni negli oltre venti chilometri di costa da Gela ad Agrigento fino a Siculiana e Sciacca, oggi restano un paio di materassi ammonticchiati su detriti di ceramica, tubature rotte, lo scavo della piscina. Qualche chilometro più in là, in territorio di Palma di Montechiaro, i proprietari di una villetta che fa bella mostra di sè alla identica distanza dal mare, gongolano: il sindaco Stefano Castellino, come suo primo atto dopo l'insediamento, ha detto: "Qui non si demolisce nulla".

A Licata, dopo mesi di altissima tensione, il "popolo degli abusivi", che nell'ultimo anno ha alzato le barricate contro il giovane sindaco Angelo Cambiano e la sua "pretesa" di eseguire l'ordine della Procura di Agrigento di demolire le oltre 160 case dichiarate abusive con sentenza passata in giudicato, sembra essersi placato. Dopo mesi di minacce e aggressioni, dopo due incendi ad altrettante case di familiari del sindaco che nel frattempo è stato costretto a vivere sotto scorta, a "sistemare" Cambiano ci ha pensato la politica. Prima con l'isolamento del giovane "sindaco demolitore" da parte degli stessi colleghi che, con tanto di fascia tricolore al fianco, erano andati a testimoniargli solidarietà e ad applaudirlo, ora con la mozione di sfiducia firmata dalla maggioranza dei consiglieri comunali che mercoledì prossimo dovrebbe decretare la sua deposizione.
Angelo Cambiano, 36enne primo cittadino eletto nel 2015 con il supporto di tre liste civiche di area moderata, pensa già al suo futuro di normale cittadino. "Se in due anni di attività un sindaco viene cacciato solo perché fa il suo dovere, è meglio tornare alla mia vita di insegnante di matematica, deluso dalla politica e con il desiderio di prendere moglie e figlio e andare via da questa terra così bella e ricca di risorse ma anche così poco amata dai suoi cittadini e dalla politica".

Dune di spiaggia selvaggia, chilometri di mare azzurro intenso sempre increspato dalle onde, palme sullo sfondo e una teoria ininterrotte di ville, villette, palazzine di tre piani. Da quelle lussuose con vista strepitosa di professionisti ed esponenti della politica locale (come hanno scoperto i tecnici del Comune di Licata) agli edifici, spesso non finiti e ancora senza intonaco, di emigrati che hanno investito i loro risparmi nella costruzione di case "familiari" per nonni, figli, nipoti di due o tre generazioni. Tutte comunque a prova di sanatoria, ormai con tanto di ordine di demolizione della Procura di Agrigento, edificate entro i 150 metri dal mare in anni in cui tutto, da queste parti, sembrava normale e possibile, tanto prima o poi la Regione siciliana un condono o una sanatoria li avrebbe approvati. Ma in Sicilia è già campagna elettorale per le prossime elezioni regionali e ai licatesi che si rifiutano di capire perché "dopo quarant'anni arriva un sindaco e si mette in testa di abbattere" sono in tanti a promettere che "una soluzione si troverà, come sempre". Una soluzione che però passa dalla rimozione di un sindaco che in due anni di case abusive ne ha già demolite 67 (un record da queste parti) e ha ancora una lista con un centinaio di prossimi obiettivi per le ruspe.

Circa due ore di consiglio comunale, riunito in seduta urgente e visibili sul sito del Comune di Licata, hanno posto – ma solo per ora – fine alla sindacatura di Angelo Cambiano. La sfiducia nei confronti del sindaco, eletto il 15 giugno 2015, che dalla primavera 2016 ha dichiarato, con i fatti, guerra all'abusivismo edilizio che sfregia il suo paese, è stata votata da 21consiglieri. Uno in più del quorum necessario. La mozione è stata presentata da 16 consiglieri comunali che gli contestano scelte sbagliate che avrebbero fatto arrivare meno risorse nelle casse comunali.

Sosteniamo tutti Angelo nella lotta contro la corruzione della politica e l'infiltrazione mafiosa nelle istituzioni.

Evitiamo ambiguità prendendo nettamente parte a favore della legalità, chi non si schiera è complice!

Chi vive nella paura muore tutti i giorni, chi vive con coraggio muore una volta sola!



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