La violenza non ha sesso

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basta violenza
basta violenza ha firmato questa petizione

Oggetto: si richiede l’adozione di efficaci misure di contrasto alla prassi discriminatoria nei confronti delle vittime maschili di violenza domestica. Infatti, nella maggioranza dei centri antiviolenza alle vittime maschili  viene negato il diritto di avvalersi del servizio. Le misure di contrasto  a detta prassi discriminatoria dovranno riguardare tutti gli ambiti della vita sociale, in particolare quello legislativo, informativo ed educativo.
 
Hanno promosso la petizione i centri antiviolenza:

Perseo – Centro antiviolenza maschile di Milano
Centro Antiviolenza della Croce Rossa Italiana comitato di Avezzano
Il fiocco di neve – APS di Trieste

Hanno aderito:

Francesca Beneduce, giornalista, criminologa. Eletta Presidente della Commissione Pari Opportunità Regione Campania in qualità di esperta nel 2013.
Marco Crepaldi, psicologo specializzato in psicologia sociale. Fondatore e presidente di Hikikomori Italia.
Gianni Baldini, avvocato. Professore associato (ab.) di diritto privato e docente di biodiritto presso l'Università di Firenze e Siena.
Antonio Martone, scrittore e saggista. Docente di filosofia presso Università degli Studi di Salerno.
Francesco Nozzoli, docente di fisica presso l’Università degli Studi di Trieste.
Gianluca Cicinelli, giornalista e scrittore. Collabora con l’Università degli Studi LUMSA di Roma.
Giorgio Ceccarelli, avvocato. Fondatore dell' Associazione "Figli Negati" promotore e ideatore della Casa del papà e del Daddy’s Pride.
Glenda Mancini, criminologa, saggista e conduttrice televisiva.
Cinzia Baldazzi, saggista, critica letteraria.
Gioacchino Onorati, editore di libri e programmi televisivi. Fondatore della casa editrice Aracne e di AracneTV.
 
 
 
 
Spett. ministra e assessori, siamo un gruppo di associazioni che gestiscono centri antiviolenza, intervenendo su persone maltrattate e maltrattanti in ambito domestico senza praticare alcuna discriminazione, prima fra tutte quella di genere. Ci occupiamo inoltre di giustizia riparativa finalizzata al recupero e alla riabilitazione delle persone in-capaci di gestire rabbia e aggressività quando sottoposte a situazioni di forte stress psicologico.
 
La nostra esperienza concreta, la nostra formazione e ricerca scientifica nonché la nostra coscienza di cittadini democratici, ci portano alla richiesta di cui all’oggetto. Riteniamo infatti  la prassi discriminatoria nei confronti delle vittime maschili di violenza domestica:
 
Illegale. Essa viola l’articolo 3 della costituzione, non attua la Legge del 27 giugno 2013, n. 77, (ratifica ed esecuzione della Convenzione di  Istanbul dell'11 maggio 2011).            La convenzione  “sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” differenzia i due ambiti in tutti i suoi articoli. In particolare, circa la violenza domestica all’art 1 afferma: “…Riconoscendo che la violenza domestica  colpisce  le  donne  in modo sproporzionato e che anche  gli  uomini  possono  essere  vittime  di violenza domestica”; all’art. 4 comma 3 “… in particolare le  misure  destinate  a tutelare i diritti delle vittime, deve essere garantita senza  alcuna discriminazione fondata sul  sesso,  sul  genere, … ”.
 
Inaccettabilmente motivata. Di solito si giustifica la discriminazione verso le vittime maschili con l’esiguità del loro numero. L’assurdità di tale asserzione è evidente. La legge deve applicarsi a tutti e, semmai, deve esserci maggiore attenzione proprio verso quei fenomeni di illegalità che rischiano di passare inosservati. Oltretutto, le vittime maschili non sono affatto in numero così esiguo. Sono stati effettuati vari studi che lo dimostrano. Studi che, per essere realizzati, hanno dovuto superare numerosi ostacoli di varia natura ed una diffusa ostilità preconcetta che spesso ha penalizzato i ricercatori stessi. Contrariamente agli  studi che indagano la violenza sulle donne che  vengono ampiamente finanziati e pubblicizzati. Non ci si rende conto che proprio la mancata indagine su “l’ altra metà della violenza” finisce per inficiarne il loro valore scientifico in quanto non li contestualizza nel fenomeno più ampio della violenza domestica.
 
Particolarmente iniqua. La prassi discriminatoria colpisce tutte le  vittime  maschili compresi i minori, gli anziani, i disabili o persone spesso già discriminate in altri ambiti come le persone  LGBT.
 
Inefficace e controproducente perché si basa su un’analisi della realtà stereotipata e falsata da pregiudizi. Individua tutti i soggetti maschili come tendenzialmente pericolosi in base ad una tara biologica e/o culturale. Tale visione della realtà, con l’uomo ingabbiato nel ruolo del potenziale carnefice, finisce per ottenere l’effetto paradossale di diffonderlo come modello di genere nelle giovani generazioni. Simmetricamente, in questa visione manichea,  la donna non può che essere una potenziale vittima. Negando che la violenza possa anche essere femminile, non si presta adeguato interesse ed intervento sulle donne maltrattanti, lasciandole sole a gestire il proprio malessere.
 
Non dovrebbe essere necessario, visto il nostro impegno quotidiano, ma vogliamo ribadire che la nostra iniziativa non vuole né  minimizzare né relativizzare la violenza sulle donne in alcun modo.
L’estensione delle tutele a tutte le persone, a prescindere dal sesso/genere della vittima, oltre ad essere un dovere costituzionale e civile nel senso della non discriminazione e dell’uguaglianza, nulla toglierebbe alle tutele attualmente offerte alle donne vittime di violenza.
 
Firmiamo tutti questo appello per porre fine realmente alla violenza domestica.

info: violenzabasta@gmail.com