Infermieri a Ministro salute: stop demansionamento, o saremo costretti a chiedere i danni.

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Onorevole Signora Ministro, Dottoressa Giulia Grillo,

gli infermieri italiani da decenni sopperiscono alla carenza cronica - ed ingravescente - di personale di supporto nei reparti. Una forza già ampiamente sottodimensionata di professionisti sanitari - mancano 51.000 infermieri negli organici - si ritrova quotidianamente a dover sopperire alla carenza del personale che, stando all'Accordo Conferenza Stato-Regioni del febbraio del 2001, dovrebbe occuparsi delle attività igieniche, domestico-alberghiere, tecnico-esecutive semplici e standardizzabili. 

L'infermiere, stando al DM 739/1994, è il responsabile dell'assistenza generale infermieristica, ed esplica le sue funzioni avvalendosi, ove necessario, dell'opera del personale di supporto. Tale personale di supporto, nella realtà lavorativa dei reparti del SSN, è spesso assente, e quasi sempre, se presente, allocato in misura gravemente insufficiente (esempio reale: un solo OSS per quattro reparti di degenza e una rianimazione, per un totale di 70 malati, durante il turno notturno). Di conseguenza l'infermiere deve continuamente espletare mansioni d'opera che lo distolgono dal proprio mandato professionale, sottraendo tempo all'assistenza infermieristica dei malati e mettendo la loro sicurezza a rischio. Quindi ogni giorno, in ogni reparto di degenza, in ogni pronto soccorso, in ogni rianimazione d'italia l'infermiere si fa in due: da una parte il professionista sanitario che, quando si ritrova davanti al magistrato, non può che essere giudicato secondo quel che la legge prevede; dall'altra il tuttofare della sanità, che rischia di non riuscire ad intervenire su una questione di sua competenza perché impegnato a fare qualcosa che di sua competenza non è. Impegnato per necessità, perché i malati hanno il reale ed effettivo bisogno di bere, hanno bisogno di andare in bagno, hanno bisogno che qualcuno li aiuti a mangiare, a lavarsi e a vestirsi, hanno bisogno che qualcuno cambi loro il pannolone o gli sistemi il cuscino dietro la testa. Quel qualcuno non può essere l'infermiere, però, che ha competenze diverse, sovente di vitale importanza per il malato. 

Il giorno 8 novembre 2018 l'Onorevole Dedalo Pignatone (M5S) ha presentato al Ministero della Salute una interrogazione a risposta scritta, chiedendo se "non ritenga opportuno adottare iniziative per un chiarimento formale circa la corretta interpretazione del quadro normativo relativo ai compiti lavorativi spettanti all'infermiere ed all'operatore socio-sanitario". In precedenza, l'Onorevole Pignatone, che è avvocato, segnalava che "molti infermieri stanno avviando delle azioni giudiziali che comportano delle condanne delle aziende sanitarie con aggravio di spese per lo Stato". 

Prendendo quello dell'Onorevole Pignatone come un gradito - per quanto non esplicito - consiglio legale gratuito, i firmatari di questa petizione, attendendo la sua risposta all'interrogazione qui sopra, le preannunciano la loro ferma intenzione di voler procedere giudizialmente, a tutela propria e dei malati assistiti, nei confronti delle aziende sanitarie che impongono agli infermieri un carico di lavoro professionalmente improprio. Questo sfruttamento degli infermieri, professionalmente mortificante e oggettivamente pericoloso per l'incolumità della persona malata, gli infermieri italiani in qualche modo devono cercare di fermarlo. Non servono gli scioperi, perché la precettazione a tappeto rende quasi impossibile poter effettivamente scioperare. Non serve scrivere ai dirigenti delle aziende sanitarie, perché quelli generalmente nemmeno si degnano di rispondere. Quindi proveremo ad invocare la legge, a meno che la politica non intervenga per tempo, richiamando i direttori generali (che sono scelti dalla politica regionale) al rispetto delle leggi nazionali.

Se sono le questioni economiche a giustificare il nostro sfruttamento, bene: saranno ragioni economiche - l'aggravio di spese per lo Stato cui si riferiva l'Onorevole Pignatone - a determinare la fine di quello sfruttamento. 

Cordialmente,

 

Gli infermieri firmatari. 

 

 

 

 

 

 



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