NO AL "FINE PENA MAI"

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La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per la sussistenza nel nostro ordinamento del c.d. "ergastolo ostativo", che è previsto per determinati gravi reati di mafia e terrorismo, questa forma di ergastolo priva il condannato che non collabori con la giustizia della possibilità di accedere ai benefici penitenziari e alla libertà condizionale, per sempre.

Tale presunzione assoluta e perpetua di pericolosità sociale, che priva il condannato non collaborante di qualunque prospettiva di liberazione, si pone in contrasto con vari principi costituzionali e in particolare con la finalità rieducativa della pena, non si può infatti escludere che il detenuto possa pervenire alla dissociazione dalla organizzazione criminale e dai "valori criminali" anche in assenza di una fattiva collaborazione, ben potendo la scelta di non collaborare essere dettata anche solo dalla paura di mettere in pericolo la propria vita e quella dei propri familiari e d'altro canto, non vi è ragione di ritenere che le esigenze di protezione sociale non siano soddisfatte dalla valutazione che il magistrato fa riguardo alla sussistenza della pericolosità sociale, così come avviene per tutti gli altri reati, anche puniti con l'ergastolo.


Negare a priori al detenuto la possibilità di "recuperare la libertà, un giorno", anche quando - dopo un congruo tempo di esecuzione della pena che soddisfi anche l'istanza retributiva (in Italia minimo 26 anni) - abbia compiuto efficacemente un percorso rieducativo, rende la detenzione spoglia di ogni sua funzione e quindi illogica prima ancora che ingiusta.


Notava acutamente già Rudolf von Jhering che "la storia della pena è una continua abolizione", con l'introduzione dell'ergastolo ostativo, nel quadro di una legislazione d'emergenza, si è fatto un passo indietro, la sentenza della Corte europea richiede oggi una revisione dell'istituto, ma le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo non hanno un'efficacia esecutiva diretta, per cui lo Stato potrebbe non adeguarsi senza subire conseguenze.


Chiediamo dunque al Ministro della giustizia e al Governo di provvedere alla revisione delle disposizioni che regolano l'ergastolo ostativo, restituendo al giudice il compito di valutare, in concreto, l'evoluzione del condannato in vista di un possibile reinserimento nella società, così come chiesto dalla Corte EDU.