No al PEI DIFFERENZIATO basato sul preconcetto. Si parta dagli Obiettivi Minimi!

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BASTA impostare il percorso scolastico dei ragazzi con disabilità intellettiva o con altre disabilità basandosi su preconcetti che li portano immancabilmente ad un piano di studi DIFFERENZIATO.
Invertiamo la rotta.
Chiediamo che si parta obbligatoriamente da un PEI SEMPLIFICATO e solo a fine anno la scuola valuterà, insieme ai professionisti che seguono esternamente gli studenti e ai famigliari, eventuali modifiche.
I dettagli del progetto sono al link
https://www.superando.it/2020/04/24/la-mia-proposta-indecente-per-valutare-gli-alunni-con-disabilita-cognitiva/

" ...per parlare di vera inclusione, una modifica alla legge va fatta. Per tutti i ragazzi con disabilità intellettiva o meno, si dovrebbe  obbligatoriamente partire da un PEI semplificato, stabilendo nei GLHO (Gruppi di Lavoro Handicap Operativi), da tenere prima dell’inizio dell’anno scolastico, le modalità per attuare il programma. Nello stesso GLHO ci dovrebbe essere l’obbligo di acquisire (per gli anni successivi al primo) il diario curricolare dello studente, stilato dagli insegnanti durante tutto il corso dell’anno precedente, del quale a fine anno ogni insegnante dovrebbe fare una relazione sintetica conclusiva. Le decisioni andrebbero concordate tra famiglia, specialisti che seguono lo studente (neuropsichiatra infantile, logopedisti, psicologi ecc.), tutto (obbligatoriamente) il Consiglio di Classe e, dopo il primo anno di scuola, l’insegnante di sostegno del precedente anno e il coordinatore del sostegno, come portavoce del Consiglio di Classe.
In quella sede si dovrebbe provvedere anche a come strutturare il rafforzamento postscolastico, con compiti mirati e testi facilitati dagli insegnanti. Ove i genitori non fossero in grado di seguire la persona negli studi, e solo su loro richiesta, dovrebbe essere previsto un supporto esterno, senza pesare economicamente sulla famiglia. La figura del sostegno, inoltre, dovrebbe coprire tutto l’orario scolastico e supportare ogni insegnante curriculare il quale, dal canto suo, dovrebbe obbligatoriamente collaborare con il sostegno. Quest’ultimo non dovrebbe essere assegnato al ragazzo, ma ci dovrebbe essere un insegnante per ogni materia (e in quella materia specializzato) e per ogni classe per ragazzo con disabilità. Gli insegnanti di sostegno potrebbero quindi supportare più ragazzi con una cattedra normale come i colleghi corriculari, con un raddoppio costante delle presenze di insegnanti, con pari competenze specifiche sulla materia, di cui uno dedicato al sostegno.
Il PEI, come detto, dovrebbe essere, da subito e obbligatoriamente, “per obiettivi minimi”, dopodiché, in seguito al primo GLHO conoscitivo e di programma, si dovrebbe lavorare per tutto il primo quadrimestre, facendo quindi una prima valutazione sui progressi e su eventuali correttivi da apportare alla programmazione.
A fine anno, se proprio non si fosse riusciti ad ottenere l’obiettivo, si potrebbe decidere, con la famiglia: 1) di valutare il ragazzo sulla base del programma svolto, considerandolo però differenziato se ci sono troppe lacune o, in caso si ritenesse utile, di far ripetere lo studente per fargli approfondire i concetti di base; 2) di tentare il recupero dei debiti, come per tutti gli altri studenti, sempre con il supporto degli insegnanti di sostegno, che verrebbero pagati a parte qualora ci fosse necessità di un numero di ore extra. Quindi valutare dopo il recupero, consultando le famiglie, se ripetere l’anno e poi riprovare con il programma “ad obiettivi minimi” oppure se ricorrere alla necessità di passare al “differenziato”.
In questo modo si eviterebbero le guerre fra scuola e famiglia e si darebbe la possibilità a tutti i ragazzi di provarci.
Aggiungo pure che si eviterebbe anche la guerra con le altre famiglie, che purtroppo ogni tanto sono salite agli “onori” della cronaca perché “non vogliono disabili in classe con i figli”, dal momento che secondo alcuni essi rallenterebbero la didattica: il raddoppio degli insegnanti non darebbe più scuse a nessuno.
Se poi non andasse, non ci sarebbero né colpe né rimpianti, visto che in ogni caso si sarebbe fatto tutto il possibile per non mettere quei ragazzi da parte.
Semplice, no? E in questo modo si darebbe anche piena soddisfazione all’affermazione che «imparare è un diritto di tutti».