NO agli esami di maturità "in presenza"

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Maria Francesca Ormanni ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Ministro dell'istruzione Lucia Azzolina

“Se uno dei principi cardine della nostra Costituzione è il diritto alla salute di tutti i cittadini, in assenza di certezze assolute circa possibili pericoli di contagio, non dovrebbe valere il sacrosanto principio della prudenza?”. (I lettori ci scrivono No all’esame di stato in presenza 29/04/2020 www.tecnicadella scuola.it)

Sono Francesca, mamma e medico, preoccupata per la deriva cui sta andando incontro il tema dello svolgimento dell’esame di stato in questo annus horribilis 2020.

  1) Pur attribuendo attendibilità ai test sierologici, qualora li avessimo per la data degli esami di maturità, nessun virologo o scienziato ha confermato, ad oggi, che l’aver contratto il Covid - 19 garantisca l’immunità. Ci troveremmo di fronte una platea di insegnanti, studenti, personale ATA, che potrebbe essere “asintomatica”, vettore inconsapevole di malattia, contro la quale non basterebbero i dispositivi di protezione individuale a scongiurare fosse anche un solo contagio. E’ lecito porsi delle domande: si prevede il tampone con esito in tempo reale a tutti gli “attori” coinvolti nell’esame? E dopo ogni colloquio a chi è demandata la sanificazione degli ambienti (aule, bagni)? E con quali strumenti? Sarà la scuola a fornire i dispositivi di protezione individuale? Nella indisponibilità di fornire i dispositivi chi garantirà il “datore di lavoro” dell’Istituto che l’utilizzo dei dispostivi personali sia idoneo a prevenire eventuale contagio? 

L’Inail con la circolare n° 13 del 3 aprile 2020 introduce la patologia da Covid-19 quale infortunio sul lavoro, con tutte le conseguenze legali che ciò comporta per il “datore di lavoro”.  

 2) I maturandi affetti da patologie di varia natura: diabete giovanile, deficit immunitari, tumori, ed altre patologie croniche potenzialmente presenti in questa fascia d’età, quindi più vulnerabili nei confronti del Covid-19, faranno l’esame da casa mentre i compagni lo sosterranno in aula, creando un’ulteriore discriminazione oltre a quella che già vivono quotidianamente sulla propria pelle per tali malattie?

Chi si farà carico della grandissima responsabilità di mettere nella stessa aula, corridoio o bagno (gli scienziati stanno valutando la trasmissibilità del virus attraverso le deiezioni infette per cui al momento si sconsiglia l’uso promiscuo dei bagni) possibili ed inconsapevoli vettori di malattia con soggetti più a rischio degli altri?

 3) Quale vantaggio si intende garantire con l’esame “in presenza” rispetto a quello “a distanza” se teniamo nella giusta prospettiva l’analisi di quanto poc’anzi esposto?  Che differenza c’è, anche dal punto di vista legale, tra gli esami universitari che si svolgono da mesi via web e l’esame di maturità? Ricordiamoci che da fine febbraio ad oggi la Didattica A Distanza è stata la modalità con la quale alunni e docenti si sono interfacciati, producendo atti formali come le verifiche orali e scritte, quindi perché sminuire tutto l’impegno profuso fino ad ora dando valore all’esame di maturità solo se svolto “in presenza”?

Chiedo al Ministro dell’Istruzione Azzolina che gli esami di maturità 2020 vengano sostenuti “a distanza”.

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