PETIZIONE CHIUSA

Impugnare la legge regionale che discrimina ai "non veneti" l'accesso agli asili nido

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Alla cortese attenzione della Ministra dell'Istruzione, Università e Ricerca
sen. Valeria Fedeli
viale Trastevere, 76/a
00153 Roma

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Lo scorso 14 febbraio il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato, con i voti della maggioranza di destra (Lega, lista Zaia, Fratelli d'Italia cui si sono aggiunti i consiglieri eletti con il sindaco di Verona Flavio Tosi), una modifica alla legge regionale n.32/1990, la quale disciplina l'accesso agli asili nido pubblici. In particolare l'art.8 novellato al comma 4 lettera B, che ora prevede quanto segue: “Hanno titolo di precedenza per l'ammissione all'asilo nido i figli di genitori residenti in Veneto ininterrottamente da quindici anni o che abbiano prestato attività lavorativa in Veneto ininterrottamente per almeno quindici anni”.

Le sottoscritte e i sottoscritti cittadini, firmatari della presente petizione, ritengono che tale norma sia lesiva dell'articolo 3 della Costituzione, nella parte in cui recita “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, e pertanto chiedono a lei Ministra di impugnare avanti la Corte Costituzionale il provvedimento licenziato dal Consiglio Regionale del Veneto.

Esso infatti si regge sopra una natura palesemente ideologica e discriminatoria, che non considera l'indicatore Isee del patrimonio familiare quale criterio per attribuire i benefici pubblici a coloro che ne sono legittimati, bensì inventa un favor regionis allo scopo di compiacere settori sempre più agguerriti e trasversali dell'elettorato.

E crea (involontariamente?) ostacoli anche a chi, italiana o cittadina UE, ha vissuto in Veneto e si sia trasferito per lavoro con l'intenzione di tornare; a chi svolge la propria attività in luoghi distanti tra loro senza una destinazione prioritaria per tempo trascorso; a coloro che nelle nostre belle città e province vorrebbero stabilire la propria residenza da altre parti d'Italia.

Infine, ma non certo per ultimo, la legge veneta così novellata costringe ancor più di prima le donne lavoratrici ad una scelta che si vorrebbe confinata a un remoto passato, contravvenendo agli sbandierati propositi di incrementare l'emancipazione femminile attraverso una piena e ben remunerata occupazione, e tradendo i retaggi di un'antica concezione patriarcale ormai fuori dalla storia.



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