BASTA INCIDENTI CACCIA: ALCOLTEST AI CACCIATORI COME PER AUTOMOBILISTI

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Chi guida è soggetto, giustamente, a controllo circa l'assunzione di alcol e sostanze stupefacenti, con la previsione di sanzioni amministrative e penali nei casi più gravi.

Il concetto è che mettersi alla guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti è come avere un arma in mano: anche un'auto, condotta in queste condizioni, può uccidere, da cui la legge sull'omicidio stradale.

Chi invece va a caccia, e ha un fucile carico in mano, una vera arma, non è soggetto ad alcun controllo (alcol test - drug test) di questo tipo!

Ogni anno la caccia uccide non solo animali, ma anche persone, spesso bambini, a causa dei molteplici incidenti provocati dai cacciatori non sempre sobri che si avvicinano troppo alle abitazioni, oppure a luoghi dove si pratica sport.

La possibilità di controllo, da parte degli organi di polizia, tramite etilometro o drug-test, così come avviene per gli automobilisti (non si capisce perché un automobilista alla guida debba essere considerato più pericoloso di un cacciatore con un fucile carico in mano ) eviterebbe molti di questi incidenti.

TESTO PROPOSTA DI LEGGE SUL CONTROLLO DELLE MODALITA’ DI ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ VENATORIA

Articolo 1

Esercizio dell’attività venatoria in stato d’ebbrezza

1.       È vietato l’esercizio dell’attività venatoria ai sensi dell’art. 12 della legge 157/92, in stato di ebbrezza in conseguenza dell’assunzione di bevande alcoliche.

2.       Chiunque esercita l’attività venatoria in stato d’ebbrezza in conseguenza dell’assunzione di bevande alcoliche è punito, ove il fatto non costituisca più grave reato:

a)      con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.000 a euro 3.000 qualora venga accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0.5 e non superiore a 0.8 grammi per litro. All’accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia da tre a sei mesi

b)      con l’ammenda da euro 2.000 a euro 8.000 e l’arresto fino a sei mesi, qualora venga accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia da sei mesi a un anno

c)       con l’ammenda da euro 6.000 a euro 15.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno, qualora venga accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della revoca di ogni porto d’armi, nonché dell’abilitazione all’esercizio venatorio

 3.       In caso di recidiva nel biennio per le fattispecie di cui alla lettere a) e b) si procede alla revoca del porto di fucile per uso di caccia, nonché dell’abilitazione all’esercizio venatorio.

4.       Le disposizioni relative alle sanzioni accessorie si applicano anche in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti.

5.       La competenza degli accertamenti relativi allo stato d’ebbrezza durante l’esercizio dell’attività venatoria è affidata agli organi di polizia giudiziaria, nonché agli organi specificamente adibiti alla vigilanza venatoria che nei casi di cui al comma 2, lettere b) e c) acquisiscono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 57 comma 3 del codice di procedura penale.

6.       Al fine di acquisire gli elementi utili a motivare l’obbligo di sottoposizione agli accertamenti, gli organi di cui sopra, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica, possono sottoporre la persona che sta esercitando l’attività venatoria ad accertamenti qualitativi non invasivi e a prove, anche attraverso apparecchi portatili.

7.       Nel caso gli accertamenti qualitativi di cui sopra forniscano esito positivo e comunque in ogni caso di incidente nel corso di attività venatoria gli organi anzidetti hanno la facoltà di procedere ad accertamenti con gli stessi strumenti previsti per gli accertamenti per la guida in stato d’ebbrezza dal D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, “Regolamento di esecuzione e di attuazione del Nuovo Codice della Strada”, ovvero presso le strutture sanitarie o ospedaliere che hanno l’obbligo di rilasciare la relativa certificazione assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle disposizioni di legge.

8.       Salvo che il fatto costituisca più grave reato in caso di rifiuto dell’accertamento di cui al comma 2 l’esercente l’attività venatoria è punito con le pene di cui allo stesso comma lettera c). La sentenza di condanna comporta la sanzione amministrativa accessoria della revoca di ogni porto d’armi con il divieto di poter nuovamente conseguire porto d’armi per caccia per almeno anni cinque.

9.       La sanzione accessoria della sospensione della licenza di porto di fucile per uso di caccia, deve essere applicata con riferimento ai mesi di svolgimento dell’attività venatoria per ciascun esercizio

 

Articolo 2

Esercizio dell’attività venatoria in stato di alterazione psico-fisica dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti

1.       È vietato l’esercizio dell’attività venatoria ai sensi dell’art. 12 della legge 157/92 in stato di alterazione psico-fisica in conseguenza dell’assunzione di sostanze stupefacenti.

2.       Chiunque esercita l’attività venatoria in stato d’alterazione psico-fisica in conseguenza dell’assunzione di sostanze stupefacenti è punito, ove il fatto non costituisca più grave reato, con l’ammenda da euro 4.000 a euro 16.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno. All’accertamento del reato consegue la sanzione amministrativa accessoria della revoca di ogni porto d’armi, nonché dell’abilitazione all’esercizio venatorio

3.       Le disposizioni relative alle sanzioni accessorie si applicano anche in caso di applicazione della pena su richiesta delle parti.

4.       La competenza degli accertamenti relativi allo stato di alterazione psico-fisica dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti durante l’esercizio dell’attività venatoria è degli organi di polizia giudiziaria, nonché degli organi specificamente adibiti alla vigilanza venatoria che in tal caso acquisiscono la qualifica di agenti di polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 57 comma 3 del codice di procedura penale.

5.       Al fine di acquisire gli elementi utili a motivare l’obbligo di sottoposizione agli accertamenti, gli organi di cui sopra, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica, possono sottoporre la persona che sta esercitando l’attività venatoria ad accertamenti qualitativi non invasivi e a prove, anche attraverso apparecchi portatili.

6.       Nel caso gli accertamenti qualitativi di cui sopra forniscano esito positivo e comunque in ogni caso di incidente nel corso di attività venatoria, nonché quando si abbia ragionevole motivo di ritenere che l’esercente l’attività venatoria si trovi sotto l’effetto conseguente all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, lo stesso può essere sottoposto ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali ovvero analitici su campioni di mucosa del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia con le stesse modalità utilizzate nell’ambito degli accertamenti del codice della strada.

7.       Quando non sia possibile effettuare il prelievo previsto dal comma precedente, ovvero quando l’esercente l’attività venatoria si rifiuti di sottoporsi a tale prelievo, gli organi di polizia accompagnano il soggetto presso strutture sanitarie fisse o mobili nella disponibilità degli organi di polizia oppure presso le strutture sanitarie pubbliche o presso quelle accreditate o comunque a tali fini equiparate per il prelievo di campioni di liquidi biologici ai fini dell'effettuazione degli esami necessari ad accertare la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope. Le strutture sanitarie rilasciano agli organi di polizia la relativa certificazione assicurando il rispetto della riservatezza dei dati in base alle vigenti disposizioni di legge.

8.       Salvo che il fatto costituisca più grave reato in caso di rifiuto dell’accertamento l’esercente l’attività venatoria è punito con le stesse pene di cui al comma 2. La sentenza di condanna comporta la sanzione amministrativa accessoria della revoca di ogni porto d’armi, nonché dell’abilitazione all’esercizio venatorio.

 

 



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