Contro l'uso di dispositivi elettronici GPS e Beeper applicati ai cani da caccia

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Siamo nel modo più assoluto, contrari all'uso dei dispositivi GPS che vengono applicati ai cani da ferma durante la caccia. Il loro uso nell'attività venatoria, la rende ignobile, deformando il concetto di ETICA VENATORIA. L'etica non deve apparire una cosa astratta ma un valore consapevole che deve essere parte integrante del pensiero venatorio di ogni cacciatore. La cosa più spregevole è che si riducono notevolmente le possibilità di salvezza del selvatico e diventa sempre più impari il confronto tra selvatico e cacciatore, con altissima percentuale di successo per il cacciatore. L'attività venatoria deve essere un confronto tra la furbizia del selvatico e la tecnica di ricerca e la destrezza/abilità del cacciatore, senza ulteriori aiuti tecnologici per il cacciatore, che già di suo dispone di pesanti possibilità di successo: per abbattere il selvatico ha un cane che lo trova, lo ferma, e poi ha un fucile e cartucce per concludere a suo favore, l'esito dell'incontro con il selvatico. L'attività ETICA della caccia, deve contemplare la possibilità, per il selvatico, di riuscire a sfuggire alla cattura, senza che vengano tagliate, miseramente, le sue percentuali di eludere l'incontro con il cacciatore. L'uso di questi dispositivi, in special modo il rilevatore GPS, rende quasi vana questa possibilità, atteso che il loro utilizzo consente al cacciatore di seguire, anche a distanze considerevoli, l'esatta ubicazione del suo cane, in ferma sul selvatico. Il cacciatore con tranquillità e senza troppa fatica, lascia scarrozzare, anche a distanze assurde, il suo ausiliare (il cane) che ormai non ha più nessun legame con il cacciatore stesso. Il cane diventa solo un mezzo per consentirgli una cattura e il legame di connessione "Cacciatore-Cane" diventa utopia e lascia spazio solo alla freddezza dell'esito favorevole e al carniere. Sono un cacciatore che ha avuto la possibilità, e il privilegio, di essere educato al rispetto del selvatico e dell'ambiente in cui vive. Un cacciatore privo di valori etici e coscienza ambientale, non può essere considerato tale. Le percentuali di abbattimento della sola specie Beccaccia (Scolopax Rusticola), sono esponenzialmente aumentate, proprio in ragione dell'uso dei dispositivi GPS. Fino a poco tempo fa, quando ancora non venivano usati, gli incontri giornalieri con la Beccaccia erano di molto inferiori e l'arrivo del cacciatore sul cane in ferma era demandato solo alla perfetta conoscenza del territorio e al legame Cane/cacciatore. Non si usavano beeper o GPS per sapere dove si trovasse il loro cane, in quanto quest'ultimo aveva applicato sul collare come dispositivo acustico, un campanello (c.d. campanaccio o bubbolo). Il cane si muoveva in un raggio d'azione tale da permettere l'ascolto del campanello e solo quando questo non si sentiva più, il cacciatore si adoperava per capire dove fosse il suo cane, in ferma sul selvatico e, chiaramente, molte volte il selvatico riusciva ad involarsi senza che venisse abbattuto. Era una caccia di fatica e metteva a dura prova il cacciatore e creava un legame tra lui e il suo cane, nel pieno rispetto dell'azione e dell'etica venatoria. La caccia DEVE essere espressa in contesti etici, privi di meschini aiuti tecnologici/elettronici, che nulla hanno a che vedere con la vera "ARS VENANDI". Per questo chiediamo che vengano considerati ILLEGALI i sopra menzionati dispositivi GPS e Beeper nel corso dell'esercizio venatorio. Il solo uso del GPS applicato al cane da caccia, potrà essere consentito solo per rintracciarlo al termine della giornata venatoria, qualora si perdesse. L'attivazione del GPS dovrà essere vietata negli orari consentiti per l'attività venatoria ad esclusione dei cani da seguita usati per la caccia in braccata. Ci rivolgiamo quindi, nell'ambito delle loro competenze in materia di "Caccia", al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e a tutti i Presidenti delle Regioni Italiane, affinché vogliano vietare tali dispositivi, al solo fine di salvaguardia del numero della fauna autoctona o migratoria, oggetto di prelievo venatorio e dell'etica venatoria, già ampiamente defraudata del suo vero senso.



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