SALVIAMO LA CONCATTEDRALE DI TARANTO, IL CAPOLAVORO DI GIO PONTI CHE GIACE IN ABBANDONO

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Degrado, lesioni sulla facciata e sul fianco sinistro, intonaco scrostato e sporcizia: si presenta così, a Taranto, un capolavoro assoluto dell'architettura italiana del Novecento. La Concattedrale - progettata da Gio Ponti negli anni Sessanta, grazie all'intuizione del vescovo Guglielmo Motolese, e inaugurata nel 1970 - versa in uno stato di incuria, ben visibile a chiunque attraversi viale Magna Grecia. Svetta, grandiosa, con la sua vela - traforata e alta 40 metri, "Altrimenti dove si dovrebbero sedere gli angeli?", diceva Ponti - che dovrebbe specchiarsi sulle grandi vasche d'acqua antistanti, concepite come parte integrante dell'edificio. Ma oggi sono vuote.

"Ponti non ha mai considerato le vasche come un elemento accessorio, perciò è singolare che siano prive d'acqua: spero che chi di dovere rimedierà subito", riflette Marco Romanelli, studioso pontiano da decenni e stretto collaboratore della figlia di Ponti, Lisa, che oggi ha 95 anni. "Ponti sapeva che sarebbe stato ricordato per il grattacielo Pirelli a Milano, ma sperava in realtà di passare alla storia per la Concattedrale, che è stata la sua ultima architettura. Bisognerebbe fare qualcosa - aggiunge Romanelli - non solo per ripulirla dal degrado in cui versa e per un restauro filologico, ma anche per garantire la conoscenza di questo bene, anzitutto ai tarantini. Un convegno potrebbe aiutare. E poi c'è bisogno di sensibilizzare i cittadini, qui siamo di fronte a un capolavoro della storia dell'architettura", conclude.

Tratto dall'articolo di Lorenzo Madaro su Repubblica del 30/08/2017



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