Impedire gli indebiti trasferimenti di opere d'arte.

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Illustre ministro dei beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, Lei inaugura una mostra a Forlì («L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio», fino al 17 giugno 2018) certamente utile a lusingare l’amor proprio dei curatori per il risultato ottenuto con molte opere provenienti da musei e da chiese che seguono il percorso ideale indicato da Federico Zeri nel saggio Pittura e controriforma.

 Ma se questo tentativo, nell’ambito del Manierismo, può ritenersi interessante, appare inaccettabile l’atteggiamento di rapina con cui, con assoluto disprezzo del contesto, in altre circostanze reclamato, si è chiesto e ottenuto, con il parere favorevole delle Soprintendenze e le autorizzazioni del Ministero, il prestito di opere capitali sottratte alle loro sedi originali, fra le quali, e prima di tutte «La Madonna dei pellegrini» di Caravaggio dalla chiesa di Sant’Agostino a Roma. Qui ulteriormente umiliata esponendola a fianco di una replica, evidentemente non autografa di Caravaggio, come il «Ragazzo morso dal ramarro»

 È evidente che, nel percorso caravaggesco romano, questa opera è essenziale e a Roma ha un pubblico certamente più vasto ed esigente di quello di Forlì. Lo stesso può dirsi per l’inaudito prestito del «Sacrificio di Isacco» di Caravaggio degli Uffizi e del ritratto di «Paolo III e i nipoti» di Tiziano, sublime ed essenziale capolavoro delle collezioni Farnese nel Museo di Capodimonte.

Si tratta di opere capitali, di obbligatoria pertinenza alle loro sedi, anche musei nazionali di primo piano, in una sequenza impressionante e insieme colpevole, che deve richiamare l’indignazione e la protesta di tutti gli studiosi che condivisero le strumentali polemiche per il trasferimento da Bologna-pinacoteca nazionale a Bologna-Palazzo Fava dell’«Estasi di Santa Cecilia» di Raffaello.

 Non possiamo tacere ed essere complici. Faccio appello a tutte le persone di coscienza e di buona volontà, a partire dai docenti nelle Università e dai sensibili esponenti di Italia Nostra, indicando l’inverosimile sequenza di indebiti trasferimenti (con l’esclusione di rari ritrovamenti riemersi da luoghi remoti), vere e proprie spoliazioni: la «Deposizione» di Federico Barocci dal Duomo di Perugia, l’«Annunciazione» di Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone dalla chiesa del Gesù di Roma, «La caduta di San Paolo» di Ludovico Carracci dalla Pinacoteca di Bologna (opere in quei contesti essenzialissime), il meraviglioso, inarrivabile «Sposalizio della vergine» di Rosso Fiorentino dalla Basilica di San Lorenzo a Firenze, tavola fragile e di grandi dimensioni. Opere capitali ricordate in tutte le guide di città d’arte, come Roma, Firenze e Perugia. Di non minore gravità anche il trasferimento della «Deposizione» di Correggio dalla pinacoteca di Parma e della «Madonna con il bambino e San Giovannino» di Pontormo dalla Galleria degli Uffizi. La sproporzione rispetto alla attuale sede espositiva e la prepotenza sono evidenti.

Chiedo a Lei, di fronte a una tale enormità, pur riconoscendo l’impegno e, dal loro punto di vista, la forza della Fondazione Cassa di Risparmio e del suo instancabile animatore Gianfranco Brunelli, di spiegare la posizione del ministero in un così evidente stato di cedimento e subalternità ai principi di tutela e di garanzia per i musei e i siti monumentali. Con lealtà, senza complicità, e nella certezza che molto di ciò che ho segnalato è avvenuto a Sua insaputa.

 Vittorio Sgarbi



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