A PICCOLI PASSI: NO alla riapertura prematura dei servizi per l'infanzia 0-6

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  La riapertura dei servizi per l’infanzia 0-6, in particolare quelli relativi alla fascia 0-3, significherebbe vanificare tutti gli sforzi fin qui fatti dai cittadini italiani. E’ ancora prematuro nel nostro paese e assai pericoloso pensare di riaprire gli asili nido in un clima sanitario ancora fortemente compromesso.

  Aprire adesso significherebbe snaturare il pensiero di nido come luogo educativo (ossia luogo in cui si risponde oltre che ai bisogni fisici a quelli psico-fisici ossia ai bisogni emotivi, cognitivi, socio-relazionali e del linguaggio). Ancora una volta, trionferebbe l’impostazione assistenzialistica che con la legge n.2277 del 1925 (nascita dell’ONMI) fino alla legge n.698 del 1975 era fortemente in vigore nel nostro paese ma che, finalmente e con sommi sforzi, grazie alla legge n.1044 del 1971 ci eravamo, dopo un cinquantennio, lasciati alle spalle.

  La tensione, la preoccupazione, il costante stato di allerta, il chiedere ai bimbi continuamente di “non toccare”, “non mettere in bocca”, “non avvicinarti troppo a me o ai compagni” non farebbe che trasmettere a loro un’ansia poco salutare e porterebbe solo ad una mala-educazione: non si può educare negando!

  Gran parte del personale nei nidi ha un’età superiore ai 45 anni e sappiamo come il nostro sia un lavoro di relazione a stretto contatto e ora più che mai NON potremmo garantire il distanziamento sociale nemmeno a piccoli gruppi. Come sappiamo i bimbi piccoli che rientrano da un periodo vissuto in simbiosi coi genitori cercheranno costantemente la vicinanza dell’educatore come fonte di rassicurazione. Nessun bimbo rimane per ore a giocare da solo al centro di una stanza lontano dalle figure di riferimento, adesso più che mai. Per la fascia 0-3, inoltre, catarro, moccico, starnuti, tosse persistente, il mettere in bocca i giochi, sono fisiologici e all’ordine del giorno: quando ci troveremo chinati sopra un bimbo sul fasciatoio o quando lo terremo stretto in braccio dovremmo solo sperare che quel soggetto non sia un silente asintomatico, perché chiedergli di usare la piega del gomito per tossire e non farlo addosso a noi, sarà difficilmente realizzabile per un bimbo dai 0 ai 3 anni.

  L’utilizzo costante di mascherine, in questo rientro così frettoloso, creerebbe uno spaesamento ulteriore dei bimbi, una diffidenza nei nostri confronti nonché paura soprattutto in alcuni momenti delicati della giornata come l’ingresso mattutino. Limiterebbe la possibilità di sviluppo del linguaggio, elemento cardine al nido durante i momenti di lettura e quello delle canzoni, poiché il suono delle parole non potrà essere associato ad un labbiale riconoscibile.

Per entrare nello specifico ecco come la giornata al nido non può essere esente da continui contatti fisici tra educatore e bambino:

· l’accoglienza mattutina e il ricongiungimento a fine giornata col genitore vede i piccoli passare dalle braccia dell’educatore a quelle del genitore (e viceversa) ma con gradualità, senza fretta, consolando e rassicurando i bimbi, in un gioco a tre (genitore, bimbo, educatore) che necessita di una vicinanza relazionale obbligatoria, quotidiana e non a distanza, così come l'accoglienza delle famiglie dentro gli spazi del nido, non al di fuori

· momento della pappa dove dobbiamo imboccare, asciugare o pulire costantemente mani e bocche ma anche eventuali rigurgiti e dove il supporto fisico è d’obbligo in un momento così delicato a livello educativo perchè si gettano le basi per una sana alimentazione e per i corretti stili di vita del futuro cittadino;

· momento del bagno dove cambiamo sul fasciatoio necessariamente a distanza ravvicinata per mantenere il contatto oculare con i bimbi, la relazione pelle a pelle, per una corretta educazione del corpo. Dove prendiamo in braccio il bimbo e lo laviamo sotto le doccette ad ogni singolo cambio di pannolone e dove, poi, laviamo assieme le mani ai bimbi ponendoci come modello di riferimento costantemente presente per una corretta igiene personale;

· momento della nanna in cui ci sdraiamo affianco ai loro lettini o li teniamo in braccio stretti a noi in un momento emotivamente così delicato per loro ma dove hanno la certezza di ritrovarci sempre al loro fianco al risveglio a coccolarli e rassicurarli;

· il momento del gioco durante il quale siamo chiamate a fornire per loro una base sicura, un’ancora emotiva a cui fare costantemente ritorno fisicamente dopo una breve esplorazione degli spazi; si costruiscono le relazioni più intime con i pari e si consolano costantemente le cadute, i litigi, gli insuccessi ecc;

Tutto questo se abbiamo a cuore la funzione EDUCATIVA del nido e non assistenziale, il diritto alla salute e lo sviluppo psicofisico equilibrato della persona.

Educatori nidi d'infanzia.