ABOLIZIONE DELLA CENSURA PER LE OPERE CINEMATOGRAFICHE

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Luigi Pastore
Luigi Pastore ha firmato questa petizione

La cinematografia italiana è ancora vincolata da una legge obsoleta, che prevede l'istituzione di apposite Commissioni per la revisione dei film:

Le Commissioni di censura, definite dalla legge "Commissioni per la revisione cinematografica", sono sette e fanno capo al Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ogni commissione è composta da un presidente (di solito un magistrato o un docente di diritto), due esponenti della categoria (produttori e distributori), due genitori in rappresentanza delle associazioni per i diritti dei minori, due esperti di cultura cinematografica, uno psicologo. Ad essi si affianca un esponente delle associazioni animaliste se nel film compaiono anche animali. Ad ognuna di queste sette commissioni sono assegnati dei film da visionare. Le commissioni possono approvare la diffusione del film per tutti o imporre un divieto ai minori. La casa distributrice dell'opera ha a disposizione 20 giorni per presentare appello, o per effettuare tagli e modifiche, di solito suggerite dalla commissione stessa, per rendere la pellicola adatta ad un pubblico di minori. Una volta accolto l'appello, la commissione visiona nuovamente il film e decide se confermare il divieto, abbassarlo dai 18 ai 14 anni oppure revocarlo definitivamente una volta accertata l'eliminazione delle scene suggerite. In caso di ulteriore rifiuto, è possibile il ricorso al TAR.

L'autore o il produttore del film può chiedere eventualmente di essere ascoltato dalla commissione, per "difendere" le ragioni del film e per evitare il rifiuto del nulla osta o il divieto della visione del film ai minori.

Il rilascio del nulla osta condizionato dal divieto ai minori di anni 14 o 18 si ripercuote anche sullo sfruttamento televisivo del film. Infatti i film ai quali viene negato il nulla osta e quelli vietati ai minori degli anni 18 non possono essere trasmessi in televisione, mentre i film vietati ai minori degli anni 14 possono essere trasmessi solo in determinate fasce orarie, regolate dalla successiva Legge 203 del 1995, per cui la trasmissione di film che contengano immagini di sesso o di violenza tali da poter incidere negativamente sulla sensibilità dei minori, è ammessa (...) solo fra le 23 e le 7. (Wikipedia)

Questa legge è discriminatoria nei confronti dell'espressione artistica cinematografica, a differenza di quanto accade nel settore discografico in cui gli autori possono esprimersi più liberamente e senza alcuna forma di censura nei testi delle loro canzoni. Ancor peggio quello che accade in rete, dove la fruizione di contenuti pornografici e violenti è ormai accessibile a tutti senza troppe restrizioni. 

L'attuale normativa, inoltre, danneggia fortemente la produzione cinematografica indipendente che nel suo ammirevole tentativo di proseguire la gloriosa tradizione del cinema di genere italiano, rischia di vedere vanificati i propri sforzi a causa di divieti troppo restrittivi che compromettono la distribuzione e la diffusione di tali opere.

L'espressione artistica cinematografica deve essere libera da ogni forma di censura, lasciando altrettanta libertà al pubblico di decidere se guardare o meno un'opera di pura finzione e di intrattenimento, salvaguardando comunque la tutela dei minori con avvisi che responsabilizzino sulla visione di un determinato film.