Educate Future Men | Educhiamo esseri umani, non predatori

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Lorenzo Mattiello ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Patrizio Bianchi (Ministro dell'Istruzione) e a

“Nei primi tre mesi di confinamento, aggressioni e femminicidi sono incrementati del 20% in tutti gli Stati membri. Secondo uno studio dell'Onu, quest’anno potrebbero esserci 15 milioni di casi di abuso in più che potrebbero salire a 31 milioni se l'obbligo di restare a casa sarà prolungato di sei mesi”

Gabriella Colarusso per Repubblica

Durante la pandemia la violenza di genere ha raggiunto dei picchi altissimi, ma è da sempre un problema, all’estero come in Italia. Ecco i dati del Ministero della Salute in merito alla violenza di genere aggiornati al 25 novembre 2020:

  • Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3. 
  • In Italia i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.
  • Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Viviamo ancora in un ambiente che normalizza la violenza, affermando la condizione di donna-vittima senza problematizzare quella di uomo-carnefice.

Le fonti internazionali più autorevoli nel mondo della ricerca rilevano una cultura sessista indisturbata che fatica a tenere il passo con una società che invece evolve quotidianamente, polarizzando i rapporti tra le persone e mettendo a repentaglio la loro vita e la loro salute fisica e mentale. Ci sono in gioco la sicurezza e il benessere della società in quanto comunità composta da individui.

Con questa petizione si richiede allo Stato Italiano, in particolare ai Ministeri della Salute e dell’Istruzione, un impegno concreto per affrontare alla radice il problema della violenza e delle discriminazioni culturali legate al genere, agendo attivamente sul potenziale aggressore determinato dalla cultura prima che l’aggressione si verifichi. Questo è possibile attraverso l’educazione socio emotiva e di genere, lo sostiene il mondo della ricerca. 

Si propone di introdurre programmi scolastici aggiornati da integrare nel piano di offerta formativa di tutte le scuole, dalla materna alla maturità, creati con persone competenti che si occupano di ricerca nell’ambito psico-emotivo e degli studi di genere. L’obiettivo specifico, oltre a quello di tutelare l’autodeterminazione dell’individuo, è di mettere fine alla violenza di genere, comprovatamente legata a un ruolo che reprime e opprime.

Non si tratta di un problema che ricade esclusivamente sul genere femminile: le regole della mascolinità tradizionale che tutt’oggi vengono imposte ai nati maschi oltre a non tenere conto dell’equilibrio socio economico moderno nel rapporto tra i generi tutti, non tengono conto dei nati maschi come persone, mutilandoli psichicamente ed emotivamente in tenera età. 

A questo proposito:

  • In uno studio che conta 19.453 partecipanti, Wong J.Y. ha riscontrato che più gli uomini si conformano alle norme tradizionali maschili, più fragile è la loro salute mentale. 
  • In uno studio del 2014, Holter Ø.G. ha selezionato tutti gli studi dell’ambito (per un totale di 1,1 miliardi di persone esaminate in USA e Europa) per riscontrare come vivere in un paese con alta uguaglianza di genere corrisponda a più alti livelli di felicità e meno casi di depressione sia per gli uomini che per le donne.

Le istituzioni non possono più lasciare al caso l’educazione socio emotiva e di genere degli individui, perché c’è in gioco la vita umana, il benessere sociale, psicologico e la sicurezza di un’intera comunità.

Firma questo appello per un'Italia socialmente sostenibile che permetta alle future generazioni di convivere pacificamente.

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