No all’aborto farmacologico, ulteriore violazione del diritto alla vita ed alla salute.

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Fraternità Betlemme di Èfrata ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Ministero della Salute, AIFA e CSS

No all’aborto farmacologico, ulteriore violazione del diritto alla vita ed alla salute.

I sottoscritti componenti della Consulta delle aggregazioni laicali, della Fraternità Betlemme di Èfrata e di altre sigle associative,  chiedono al Ministero della Salute, all'AIFA ed al CSS, secondo le rispettive competenze, di assumere le necessarie iniziative affinché vengano corrette con idonei provvedimenti e con la massima sollecitudine possibile, le  nuove Linee guida pubblicate il 12 agosto scorso che rendono possibile l'aborto farmacologico entro le nove settimane dal concepimento in day hospital, anche mediante  la consegna della pillola abortiva in ambulatorio e nei consultori, consentendo alla donna di tornare al proprio domicilio mezz’ora dopo l’assunzione della stessa.

La diffusione di tale modalità abortiva risponde alla logica economica ed efficentista che, per risparmiare sui costi assistenziali, evita il ricovero in osservazione, necessario per garantire la necessaria sorveglianza durante il percorso di interruzione della gravidanza e favorisce una modalità che può arrecare gravissimi danni alla salute psico-fisica della donna. Tutto questo in violazione della legge 194, che rifiuta la privatizzazione dell’aborto, volendo così tutelare la salute della donna. Inoltre, l’AIFA, autorizzando l’immissione in commercio della pillola RU486, aveva stabilito che “ deve essere garantito il ricovero [….] dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento. Tutto il percorso abortivo deve avvenire sotto la sorveglianza di un medico del servizio ostetrico-ginecologico” (Determinazione n. 1460 del 24 novembre 2009).

È una falsità dire che la pillola abortiva sia innocua per la salute della gestante. Infatti sono stati provati e documentati gli effetti dannosi sulla donna che vanno dalla nausea al vomito, a forti dolori addominali, alla dissenteria, a disordini endocrini, fino ad abbondanti emorragie e non mancano casi di morte.

La diffusione dell’aborto farmacologico è il prodotto dell’espansione di una mentalità abortista, la quale sposta l’attenzione sulla falsa “non invasività” del mezzo abortivo, rendendo l’aborto un fatto banale e privato come se il concepito non ci fosse o comunque non fosse un essere umano che ha diritto alla vita, non tenendo conto delle conseguenze psicologiche e traumatiche che una donna può vivere in conseguenza dell’aborto.

In ordine a tanto, si chiede agli organi in epigrafe di  rivedere le linee di indirizzo ministeriale sull’aborto farmacologico, provvedendo a correggere le vistose incongruenze, per garantire il diritto alla salute fisica, psichica ed emotiva della donna, assicurando le prestazioni ospedaliere, sempre che  siano soddisfatte le condizioni previste dalla Legge 194/1978.

Si chiede altresì il rispetto in ogni caso del diritto dei nascituri, che vivono e crescono nel grembo materno, a nascere preferendo altresì soluzioni favorevoli all’accoglienza della vita nascente e alla tutela sociale della maternità e della infanzia, siccome previsto dall’art.31 della Carta Costituzionale.

FIRMA ANCHE TU per la sicurezza e la salute delle donne e per il diritto alla vita del concepito.

 

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