PETIZIONE CHIUSA

BEFFATI 2500 TIROCINANTI GIUSTIZIA LO SCEMPIO DEL LAVORO NEGATO PER “LEGITTIMO CONCORSO”

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BEFFATI 2500 TIROCINANTI GIUSTIZIA

LO SCEMPIO DEL LAVORO NEGATO PER “LEGITTIMO CONCORSO”

Questa è la testimonianza di Monica Martelli, una dei 2500 tirocinanti della Giustizia, disoccupati che per 7 anni hanno dedicato professionalità, impegno, dedizione negli uffici giudiziari di tutta Italia e che ora si ritrovano “gratificati” da un concorso per 1000 assistenti giudiziari, scientificamente studiato per liberarsi di loro. Intanto il Ministro della Funzione Pubblica Madia vara la stabilizzazione dei precari.

L’immagine sopra è una elaborazione tratta da Metropolis di Fritz Lang, questo film che è il progenitore del genere fantascienza, 70 anni fa preconizzava una società massificata dall’oppressione del lavoro e dei diritti. Oggi la vicenda dei 2500 tirocinanti Giustizia, sfruttati per anni con lavoro mascherato da tirocinio non è più fantascienza.

Il termine tirocinio indica un’esperienza presso un ente, pubblico o privato, allo scopo principale di favorire apprendimento e formazione ed è uno strumento finalizzato all’ingresso nel mercato del lavoro.

Ad ulteriore chiarimento sulla definizione e sulle modalità di somministrazione è intervenuta la Cassazione con sentenza n° 18192, depositata il 16 settembre 2016:

Il tirocinante che svolge una mansione sulla base di una professionalità pregressa e che lavora come un dipendente, ha diritto ad essere inquadrato secondo la contrattazione collettiva del lavoro e non come tirocinante.

Ciò comporta che un contratto di stage non può essere stipulato con una persona che abbia già avuto esperienza nelle mansioni per le quali verrebbe assunto a meno che  non si voglia mascherare un rapporto di lavoro subordinato con un tirocinio formativo.

Nell'arco di tempo che va dal 2010 a tutto il 2016 alcuni ex dipendenti di aziende fallite (2500 lavoratori su tutto il territorio nazionale), hanno conosciuto sulla propria pelle la realtà di un lavoro subordinato mascherato da tirocini protratti nel tempo.

Il luogo di lavoro in questione era all'interno degli uffici giudiziari (con tanto di cartellino da vidimare in ingresso e uscita); l'ufficio, sempre il medesimo; idem per il funzionario di riferimento e per le mansioni svolte, ossia mansioni di cancelleria.

In un primo momento i tirocini furono somministrati con procedura degli enti territoriali (Provincia e Regione), successivamente se ne prese carico il Ministero della Giustizia, apportando una consistente sforbiciata agli aventi diritto (al termine di una procedura selettiva si arrivò pertanto a 1502 unità).

Beffa delle beffe!

E' proposto nel testo unico del Pubblico Impiego, il piano di stabilizzazione di tutti i precari che abbiano prestato servizio per almeno tre anni (anche non consecutivi) a vario titolo e con contratti a termine, alle dipendenze della P.A.

Ovviamente i tirocinanti ne sono esclusi nonostante gli oltre sei anni di lavoro sottopagato (400€ lordi mensili)!

Ma niente paura per loro c'è il concorso!

In particolare, la Corte Costituzionale con sentenza n° 225/2010 ha stabilito che:

“è indispensabile che le eccezioni al principio del pubblico concorso siano:

●     numericamente contenute e in percentuali limitate, rispetto alla globalità delle assunzioni poste in essere dall’amministrazione (si parla di 5000 assunzioni nella Giustizia da qui al 2020);

●     che l’assunzione corrisponda a una specifica necessità funzionale dell’amministrazione stessa (l'organico scoperto nel settore è pari a 9000 unità);

●     e, soprattutto, che siano previsti adeguati accorgimenti per assicurare comunque che il personale assunto abbia la professionalità necessaria allo svolgimento dell’incarico” (nel nostro caso oltre sei anni di esperienza), sentenza n. 215 del 2009.

Se ciò non bastasse a chiarire sulle specifiche necessità funzionali, interviene il Consiglio di Stato, sez. V, 7 settembre 2015, con la sentenza n. 4139:

“…la salvaguardia della legittimità ordinamentale dei concorsi interni, nei limiti complessivi quantitativi e qualitativi delineati dalla giurisprudenza costituzionale, passa necessariamente attraverso la valutazione dei criteri utilizzati per la selezione e rende ammissibile una selezione concorsuale riservata solo in quanto i criteri utilizzati siano effettivamente compatibili con il consolidamento dell’esperienza maturata all’interno della stessa pubblica amministrazione”.

Inoltre ai sensi della legge 56/87 art. 16, tutti i tirocinanti potrebbero essere assunti attraverso selezioni effettuate tramite i centri per l’impiego ed essere inquadrati nei livelli retributivo/funzionali per i quali non è richiesto titolo di studio superiore a quello della scuola dell’obbligo.

Tutto ciò premesso, per chiedere a gran voce e nel minor tempo possibile di porre fine a questo scempio nel nome della legalità e della giustizia sociale.

Roma 18 febbraio 2017

I tirocinanti della Giustizia



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