Una proposta per la scuola di domani

Una proposta per la scuola di domani

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Francesca Bordini ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a ministero dell'istruzione e a

SIamo un gruppo di genitori, mamme e papà con diverse professionalità (alcuni di noi sono insegnanti di diversi ordini di scuole, dalla primaria alla secondaria di primo e secondo grado), che da poco si è costituito nell’Associazione Genitori Malvano - I.C. G. Petrassi. 

Il nostro desiderio (che formalmente viene chiamato scopo) è quello di poter dare un supporto concreto alla scuola e di contribuire a creare un spirito di collaborazione attraverso progetti ed incontri per regalare una rinnovata linfa vitale alle nuove generazioni.

Saremo infatti credibili agli occhi dei nostri figli e delle nostre figlie solo se cercheremo di migliorare il mondo nel quale vivono. Ci siamo chiesti perciò: che funzione ha la scuola nella società? A cosa e a chi serve?

La scuola dovrebbe incentivare e stimolare lo sviluppo e il progresso umano in un’ottica democratica e di miglioramento sociale consentendo la piena realizzazione dell’individuo e, al tempo stesso, della società e della cultura in cui tale individuo vive, opera e agisce (Bruner, 1997; Dewey, 1916; Gimeno, 2005). La felicità e la soddisfazione individuale dei singoli componenti la società conducono infatti alla prosperità e alla salute della collettività tutta (Makiguchi, 1989); come sostiene Bethel (2018), “la creazione di valore è parte integrante di ciò che significa essere uomini”. 

Occorre, dunque, investire sulla scuola per formare cittadini consapevoli, responsabili e con senso critico. Ma occorre anche ricordare che la scuola non è solo per i cittadini futuri ma anche per i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze di oggi, che sono persone e cittadini già ora, adesso e qui. Dobbiamo garantire loro una scuola di qualità. Si tratta di una scelta politica e lungimirante, che non paga nell’immediato ma sul lungo periodo.

Infatti, se quello cui abbiamo appena accennato è a che cosa serve la scuola, vale a dire per lo sviluppo e il progresso di una società migliore, più equa e libera, si può delineare un altro aspetto, sociale, volto ad analizzare a chi serve. Gli studenti di oggi saranno cittadini di domani, gli eredi dell’attuale società, ma allo stesso tempo sono già parte di questa società: hanno il diritto di reclamare una scuola che dovrebbe essere per loro; e noi adulti avremmo il dovere di tener conto delle loro esigenze, necessità, richieste. 

In questi mesi di lockdown si è sentita la mancanza della scuola come luogo fisico, di scambio e relazione. Perché questo è o dovrebbe essere la scuola: non soltanto trasmissione di contenuti ma riflessione, rapporto e supporto.

Con queste premesse, veniamo alla nostra proposta:

1. Riaprire le scuole con massimo 15/16 studenti per classe per  consentire una didattica personalizzata e individualizzata (molto difficile nelle attuali classi formate spesso da una trentina di studenti), quanto mai necessaria in una scuola che non vuole solo proporre contenuti, ma formare persone autonome, competenti e dotate di spirito critico. Inoltre consentirebbe una maggiore integrazione dei bambini e ragazzi con disabilità.
2. Raddoppiare il numero dei docenti assumendo subito tutti i precari, per rilanciare l’economia, creando nuovi posti di lavoro e, dunque, circolazione di denaro.
3. Aprire la scuola al territorio, occupando spazi inutilizzati e/o dismessi o luoghi ed uffici pubblici che potrebbero venire adibiti ad aule, ovunque gli occupanti di tali spazi potrebbero svolgere la loro attività lavorativa a casa, in modalità smart-working o telelavoro (cosa che, oltretutto, ridurrebbe il traffico e l’inquinamento).

Ovviamente, a tale proposta si dovrebbero affiancare altre indicazioni per una scuola migliore:

a. l’eliminazione della bocciatura, che andrebbe sostituita da una certificazione di competenze durante tutto il curricolo scolastico e in tutte le discipline e una valutazione più formativa che sommativa durante tutti gli anni di istruzione scolastica;
b. una diversa ripartizione dei cicli, che risponda meglio alle esigenze sociali e della normativa: pensiamo per esempio all’obbligo scolastico che termina a 16 anni ma nel bel mezzo della scuola secondaria di secondo grado: sarebbe opportuna una ripartizione dei cicli, per esempio come in Spagna, di 6+4: 6 anni di primaria e 4 di secondaria di primo grado (con una taratura dei programmi disciplinari ad hoc), per poi proseguire con un triennio di secondaria di secondo grado specialistico a seconda dei vari indirizzi (che potrebbero già diversificarsi durante l’ultimo anno di secondaria di primo grado con materie, oltre a quelle comuni, opzionali a scelta degli studenti: si veda, in proposito e anche a questo riguardo, l’organizzazione spagnola).

Si tratta di un progetto ambizioso, lo sappiamo, ma riteniamo che questo sia il momento opportuno per proporre grandi cambiamenti e iniziare davvero a credere e operare perché una società migliore sia possibile.

Grazie a tutte e tutti coloro che vorranno aiutarci firmando e diffondendo questa petizione; speriamo, in futuro, di poter ringraziare anche tutte quelle figure istituzionali che, ci auguriamo, vorranno accogliere la nostra richiesta e lavorare perché diventi realtà.

Grazie!

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