PETIZIONE CHIUSA
Diretta a Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (MIUR) ed al Parlamento Italiano

Riattivazione e ricollocazione degli Istituti Statali d'Arte nell’ambito dell’istruzione secondaria superiore artistica con decorrenza immediata

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 “Gli Istituti d’Arte e l’istruzione artistica: fine di un esperienza o salvaguarda e riqualificazione?”

(OGNI RIFERIMENTO ED AGGIORNAMENTO SONO PRESENTI SUL SITO ( www.isalife.it ) e sui principali social network alla pagina o gruppo "isalife" (facebook e twitter)

PRIMO DOCUMENTO PROGRAMMATICO (stralcio)

La recente riforma dell’istruzione artistica vede i licei ormai giunti all’attivazione dei corsi propri degli indirizzi previsti.

Superato lo step del primo biennio appena ultimato e sperimentata questa prima fase, occorrerebbe effettuare, com’è logico che sia, una valutazione complessiva.

Una valutazione che faccia espresso riferimento a due aspetti:

a) Quale è il livello di concretizzazione raggiunto in termini didattici rispetto alle aspettative?

b) Quale è il reale soddisfacimento della domanda di istruzione artistica intesa nel suo complesso da parte dell’utenza?

Occorre anche comprendere, individuare e quantificare quali possono essere, se necessarie, le modifiche o le correzioni da apporre alla riforma stessa.

Noi docenti di matrice I.S.A., in quanto operatori, abbiamo vissuto e sperimentato nei fatti questo primo biennio e ci siamo resi conto di alcuni aspetti.

Nell’ambito dell’istruzione artistica la liceizzazione e la costituzione di istituti tecnici professionali sono rivolti ad utenze diversificate e ben precise.

L’una ha come obiettivo la formazione di figure deputate alla prosecuzione degli studi a livello superiore e l’altra tende a forgiare figure pronte per l’inserimento nell’ambito della produzione.

Nessuna di queste due forme dell’istruzione ha coperto o soddisfatto la domanda propria di quell’utenza che nel recente passato propendeva per la scelta degli Istituti d’Arte come luoghi deputati alla formazione di individui capaci di acquisire e possedere una sorta di doppio livello formativo: potersi introdurre nel modo della produzione di settore non solo come operatori ma anche come progettisti, seppur con cognizioni di causa e capacità legate ad una formazione di scuola media secondaria superiore.

A differenza degli altri studenti del comparto artistico gli studenti I.S.A. avevano ed hanno avuto la facoltà e la possibilità di sapersi muovere nell’ambito della produzione con la capacità di affrontare sia la progettazione, sia la realizzazione del prodotto.

Molti di loro hanno dimostrato che la formazione propria degli I.S.A. ha consentito anche di affrontare gli studi a livello universitario raggiungendo livelli più che soddisfacenti se non addirittura alti.

Se inserita nel mondo del lavoro questa tipologia di studenti era in grado di sopperire alla domanda di figura-quadro intermedia e polivalente proveniente dall’artigianato e dalla piccola impresa, ma, non solo, sono infiniti i casi in cui la loro formazione gli ha consentito di creare una propria impresa autonoma.

Oggi gli studenti che avrebbero optato per gli I.S.A. si sono distribuiti sia nei licei artistici, sia negli istituti tecnici o professionali, ma quella tipologia di studenti sembra non aver trovato la giusta collocazione in nessuno di essi.

A due anni dall’applicazione della riforma occorre chiedersi come risolvere tale questione: rivedere i piani di studi dei licei artistici e degli istituti tecnici reinserendo discipline che hanno dimostrato in passato di essere fondanti per la formazione dei futuri creativi o rivalutare l’esistenza degli I.S.A. salvaguardandoli e reinserendoli nell’ambito dell’istruzione artistica?

A quanto sopra espresso vanno aggiunte altrettante importanti considerazioni.

I 233 I.S.A. sono una struttura per la formazione di matrice prettamente italiana ed è molto difficile individuarne, seppur di similari, in Europa e altrove.

Gli I.S.A. sono un ambito della formazione da sempre, sin dalla loro origine, legato ai bacini produttivi di molte zone dell’Italia in cui prevalgono valenze diversificate e prevalentemente legate alla progettazione ed alla lavorazione di materiali indigeni.

Gli I.S.A. hanno formato e forgiato gli artigiani che hanno tenuto e tengono viva ed in vita la tradizione che ha dato luogo al made in Italy, capaci di raggiungere livelli alti in termini di qualità del prodotto.

Basta scorrere l’elenco delle città in cui sono ancora oggi insediati gli I.S.A. per capire quanto sia profondo il legame di questo tipo di istruzione con il luogo in cui sono collocati; luoghi particolari in cui è forte la presenza della materia prima la cui lavorazione non solo caratterizza le grandi specificità italiane (l’artigianato di produzione tipicamente italiano) ma seguita ad essere promotrice di lavoro, di occupazione e di contributo alla formazione del nostro PIL.

Si tratta di eccellenze, di cui solo noi italiani siamo espressione piena e per le quali non temiamo nessuna concorrenza sul mercato al punto tale che, spesso, ci ritroviamo a assistere alla mera “copiatura” dei nostri prodotti da parte di industrie di altri paesi.

Nel 2006 in occasione di una mostra didattica in un comune della provincia di Milano ebbi a scrivere una “nota-manifesto” di introduzione all’evento, che riporto:

[…] noi crediamo sia lecito pensare che la “cultura del fare” possa essere la linea guida  fondante di tutte le officine delle idee palesi o celate presenti ed ovunque sparse in questo nostro paese del sud Europa,  la cui unicità è riconducibile e riconoscibile nella creatività e nel patrimonio artistico: le vere risorse e le sane pulsioni di uno sviluppo sostenibile […] e […] allora salvaguardare e promuovere gli Istituti d’Arte, significa assumere consapevolezza di fronte ad uno storicizzabile metodo di informare e formare le generazioni in quanto sono queste “scuole” i luoghi dell’educazione al sapere deputati per antonomasia a covare e forgiare creativi […]

Si ritiene che questa frase racchiuda in se e rappresenti bene quale significato si debba essere in grado di dare agli I.S.A.

Ancora oggi gli I.S.A. rimangono legati ai luoghi in cui sono insediati in quanto espressione delle culture di quei luoghi.

 

 “Gli Istituti d’Arte e l’istruzione artistica: fine di un esperienza o salvaguarda e riqualificazione?”

SECONDO DOCUMENTO PROGRAMMATICO (stralcio)

Il primo documento programmatico, stilato e ovunque divulgato sul territorio nazionale, sempre presente sul sito istituzionale ISAlife (www.isalife.it), ha racchiuso in se tutte le motivazioni afferenti le ragioni per cui si ritiene di dover salvaguardare (pur sapendo di doverne rivisitare ed aggiornare il palinsesto) una tipologia dell’istruzione artistica che è propria solo degli Istituti Statali d’Arte (ISA) e della formazione artistica italiana, fortemente legata alle arti applicate ed alla produzione artigianale artistica, ovvero a quel settore della produzione italiana che, con pieno diritto, sostiene l’esistere del made in Italy e contribuisce di fatto alla creazione del PIL e del RNL nazionale.

Il primo documento programmatico ha dato modo di comprendere che la proposta di salvaguardia degli Istituti Statali d’Arte non è dettata da mere passioni da cui alcuni non intendono separarsi, ma da una seria riflessione che, con consapevolezza, vuole rendere fattibile quanto di cui tutti parlano in questo momento di crisi anche economica, ma che non vede nessuno attivarsi fattivamente in tal senso.

In altri termini punta a far si che venga preso atto che il patrimonio artistico italiano e l’indotto costruito nel tempo e ricostruibile attorno ad esso sono un’unicità che altri paesi non possiedono (o lo annoverano in modo assai minore se non, addirittura, cercano di costruirlo in tempi attuali) e che deve tornare ad essere motore propulsivo dell’economia nazionale.

Questo secondo documento programmatico è figlio ma anche conseguenza di quanto emerso nel primo Convegno Nazionale da parte di tutti gli intervenuti, sia essi dell’ambito dell’istruzione, sia dei settori produttivi, della piccola e media impresa e della produzione artigianale, con l’avallo della componente politico-istituzionale presente.

Come esplicitamente richiesto in quella sede, il presente documento costituisce la prima fase propositiva anticipatrice dell’operatività che dovrà condurre alla fattibilità della salvaguardia e della riqualificazione degli Istituti d’Arte italiani.

PROPOSTA DI PALINSESTO

Premesso che:

a) nell’ambito della formazione dell’istruzione artistica vanno mantenuti in essere i corsi che consentono di acquisire il Diploma di Maturità in Arti Applicate;

b) il percorso formativo degli Istituti d’Arte, rivisto nel curricolo, è da ricollocare nel quadro della riforma e nell’ambito dell’istruzione artistica;

c) la definizione del nuovo percorso formativo potrebbe essere individuata nella dizione “Istituti d’arte e per le Arti Applicate”;

d) è fondamentale la salvaguardia e la riqualificazione della storia, del patrimonio umano e materiale e delle specificità di tutti gli Istituti d’Arte oggi presenti in ambito nazionale;

e) gli obiettivi fondamentali del recupero e della riqualificazione del percorso didattico e formativo degli ISA sono finalizzati a mantenere in essere ambiti della formazione artistica strettamente legati con il territorio in cui sono insediati ed alla lavorazione delle materie prime e dei materiali tipici e propri di quelle aree;

f) inoltre tali obiettivi puntano alla ripresa, al sostegno, al supporto ed alla prosecuzione di attività economiche fortemente diffuse nel nostro Paese; attività di “economia reale e non virtuale” che da sempre hanno contribuito alla strutturazione del PIL e del concetto del made in Italy e basate sia sulla progettazione, sia sull’esecuzione dei manufatti. In altri termini mirano a sostenere e difendere peculiarità economiche tipiche dell’economia italiana che oggi, non attingendo più linfa operativa negli ISA (istruzione formativa basata sul “sapere”, sulla “cultura” e, soprattutto, sul “saper fare”), sta pericolosamente depauperandosi;

g) tutti gli ISA devono mantenere in essere gli indirizzi che li hanno resi specifici ed unici sul territorio nazionale;

h) il corso di studi avrà una durata di 5 anni suddivisi in un biennio propedeutico ed un triennio professionalizzante;

i) al termine del ciclo di studi gli utenti acquisiranno il Diploma di Maturità di Arti Applicate nelle diverse sezioni offerte da ogni singolo ISA attuale; diploma che (oltre a permettere l’accesso a tutti i tipi di facoltà universitarie) consentirà l’inserimento consapevole e responsabile nel mondo del lavoro;

j) tutte le prerogative in termini di autonomia che la riforma prevede per gli altri tipi di istruzione, ivi compresi i Licei Artistici, sono fatte proprie anche dagli Istituti per le Arti Applicate;

k) il corso di studi è diviso in:

-- area di insegnamento generale comune

-- area di indirizzo specifica;

l) saranno ritenute fondanti per il corso di studi le seguenti direttive:

-- l’acquisizione di capacità atte a predisporre il progetto di manufatti e di procedere alla loro realizzazione

-- la conoscenza dei linguaggi logici ed espressivi comunicativi

-- la centralità dei laboratori e della “cultura del fare”

-- l’attivazione di stage, di tirocini e di forme ricorrenti di alternanza scuola-lavoro.

PROPOSTA DI QUADRO ORARIO

(il dibattito, in discussione) è stato aperto nel Convegno Nazionale a Monza del 20 aprile 2013 ed è continuato al Convegno Nazionale a Ravenna del 30 novembre 2013.

PRECISAZIONE: CHIUNQUE, TRAMITE E-MAIL, PUO' FARE IN MERITO PROPOSTE ALL'INDIRIZZO >> info@isalife.it OPPURE UTILIZZARE IL FORUM PRESENTE SUL SITO ALL'URL >> www.isalife.it 

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