Protesta per disagi ai seggi elettorali. Proposte di miglioramento.

0 hanno firmato. Arriviamo a 100.


Direzione Centrale dei Servizi Elettorali elettorali@pec.interno.it DIRETTORE CENTRALE Dott.ssa Maria Grazia Nicolò mariagrazia.nicolo@interno.it OGGETTO: disagi nelle votazioni del 4 Marzo 2018, protesta formale dai seggi elettorali con suggerimenti migliorativi. Nelle elezioni politiche dello scorso 4 Marzo 2018, la presenza del tagliando antifrode sulle schede elettorali di Camera e Senato, ha determinato un estremo rallentamento delle operazioni di voto, che ha avuto conseguenze drammatiche per via della concomitanza con: - seggi elettorali con 1000 - 1200 iscritti - una sola giornata di votazione. Prima di andare a descrivere la situazione, ricordiamo cosa prevede la procedura per ogni elettore: - controllo bolli su tessera elettorale (2 secondi) - trovare il nominativo sull’elenco maschile o femminile (2 - 6 secondi) - segnare gli estremi del documento (6 - 9 secondi) - segnare numero tessera elettorale nel registro tessere (7 secondi) - rivedere numero sequenziale sull’elenco per trascriverlo sul registro (3 secondi) - verificare la presenza di C e dare ok per il numero di schede (2 secondi) - il presidente apre le schede (almeno 5 secondi per ogni scheda x 3 schede) Fino a questo punto tutto è “ordinario” e abbiamo impiegato circa 40 secondi. - il presidente DETTA il codice antifrode, che lo scrutatore trascrive sull’elenco (almeno 6 secondi per ogni scheda, se va a buon fina la prima dettatura, se lo scrutatore non capisce, ripetizione e raddoppio x 2 schede). Solo questo passaggio ha richiesto fra i 12 ed i 30 secondi in più, rispetto all’ordinario. - il presidente consegna la matita e le schede, l’elettore va a votare, esce e consegna le schede al presidente (tempo variabile tra 1 minuto e 5 minuti, per elettori in difficoltà a non sovrapporre le schede, a capire come votare, a ripiegarle) - Circa il 20% degli elettori non ha ripiegato le schede col codice in vista, ed è dovuta rientrare per provvedere (altri 30-40 secondi, spesso anche più di una volta) - il presidente prende le schede e la matita, annuncia il codice antifrode e lo scrutatore verifica che sia lo stesso annotato sul registro (almeno 5 secondi per ogni scheda x 2 schede) - il presidente stacca il tagliando dalla scheda, infila la scheda nell’urna ed il tagliando in busta o scatola (5 secondi per la scheda rosa, 9 secondi per quella gialla, dove non si staccava facilmente) - l’elettore recupera i documenti e se ne va. Senza tagliandi antifrode: tempo di votazione per ogni elettore compreso fra 2 e 5 minuti, in base alla velocità dell’elettore. A registrazione ultimata è possibile chiamare altri elettori e registrarli, facendo lavorare anche 4 cabine contemporaneamente (se gli scrutatori sono svegli). Significa che in 1 ora si potevano far votare anche 50 elettori. Significa che un seggio con 1000 iscritti ed un’affluenza alle urne del 60% poteva tecnicamente e fisicamente far votare quelle 600 persone in 12 ore. Con i tagliandi antifrode si sono aggiunti dai 44 ai 62 secondi extra e la non possibilità di passare all’elettore successivo, per via delle esigenze di dettatura e ricontrollo codice. Concludendo: l’evasione di ogni elettore impiegava tra i 3 ed i 6 minuti non sovrapponibili e si potevano far lavorare 2 cabine alla volta. Significa che in 1 ora si potevano far votare non più di 15 persone. Per accorciare i tempi e smaltire le file, uno scrutatore è stato messo ad aprire le schede e recuperare le matite, il vice presidente a staccare i tagliandi, impiegando di conseguenza sempre non meno di 5 persone sulle 6 totali del seggio. Ciò nonostante, anche leggendo solo le ultime 3 cifre del codice, anche facendo smettere al segretario di verbalizzare per usarlo come jolly, accorciando al massimo ogni tempo morto, in ogni caso, rispettando la procedura alla lettera, era fisicamente impossibile gestire più di 35 elettori in 1 ora, sempre con scrutatori molto esperti e concentrati ed in condizioni ottimali di salute ed efficienza. Significa che un seggio con 1000 iscritti ed un’affluenza alle urne del 60% poteva tecnicamente e fisicamente far votare quelle 600 persone in 17 ore. Iniziando la mattina alle 7, non c’era modo di finire entro le ore 23 della sera stessa. Va da sé che 17 ore sono da considerarsi sufficienti in condizioni ottimali, vale a dire senza intoppi di alcun tipo; intoppi che, invece, ci sono stati: dalle normali richieste informazioni su come si vota, agli elettori anziani con difficoltà di deambulazione che hanno raggiunto molto lentamente la cabina e si sono trattenuti a lungo, alle discussioni per via del fatto che la scheda delle elezioni regionali fosse priva del tagliando antifrode, alle urla, borbottii e minacce fisiche degli elettori in coda, che non capivano per quale motivo si procedesse così lentamente, ai flussi solo donne e solo uomini dovuti alle abitudini dominanti, che paralizzavano la fila di quel sesso, facendo scorrere solo quella dell’altro, generando ulteriori discussioni e contestazioni. Con un’affluenza alle urne del tutto ordinaria (fra il 50 ed il 60%), si è generata una fila di elettori che è iniziata alle 7 del mattino della domenica ed è terminata alle 01.00 del lunedì notte. Alcuni seggi hanno chiuso le urne anche successivamente, iniziando lo scrutinio 3 ore dopo l’orario tassativo previsto. Tra i casi limite, fra quelli del personale dei seggi rappresentato nella presente, ce ne sono stati che hanno ultimato le operazioni di scrutinio di Camera e Senato alle 12.30 del 5 Marzo e che quindi hanno ripreso con lo scrutinio delle Regionali, alle 14, immediatamente dopo il riscontro del seggio centrale e senza alcuna pausa. La fila per votare in alcuni seggi è stata mediamente di 2 ore, con le persone ammassate nei corridoi, rendendo estremamente difficoltoso riuscire ad uscire dal plesso (una volta votato), ma anche operare il soccorso alle persone che si sentivano male, oltre che per i vari presidenti, il poter comunicare tempestivamente con il presidio delle forze dell’ordine (e perfino il raggiungimento dei servizi igienici). E veniamo alle condizioni fisiche e di salute del personale ai seggi. Con la precedente procedura, che impegnava 2 scrutatori ed il presidente, lasciando sempre liberi 2 scrutatori, e smaltiva velocemente le code, esistevano momenti di minor flusso (dalle 12 alle 17) in cui c’era modo di garantire tranquillamente una pausa di 2 ore, a turno, a tutti i membri del seggio ed una di 30 minuti fra le 19 e le 21. Non c’era alcuna difficoltà neanche per garantire dei rapidi momenti di sollievo, a turno, per usare i servizi igienici o prendere una boccata d’aria. Con l’ingorgo causato dalle modifiche (il tagliando antifrode) il segretario doveva smettere di verbalizzare per dare cambio ad 1 scrutatore, il quale, con i parcheggi intasati dalle centinaia di vetture degli elettori in coda non poteva raggiungere casa e tornare velocemente, e con le persone ammassate nei corridoi, non poteva neanche raggiungere i bagni e rientrare, senza generare discussioni. Il risultato è stato che nessuno ha preso pause, uno alla volta ci si è avvalsi dei bagni quando proprio era impossibile non farlo. Con centinaia di persone accalcate in plessi senza ricambio d’aria e con i riscaldamenti accesi, l’ambiente era estremamente insalubre e non sono mancati i malori, né tra il personale né tra gli elettori. E veniamo al discorso segretari. Per le elezioni regionali il segretario doveva trascrivere manualmente i nomi di 570 candidati consigliere, 19 liste, 9 candidati presidente per cinque volte (2 tabelle di scrutinio, 2 verbali, 1 foglio comunicazione dati). È un lavoro ininterrotto (per uno scriba esperto) di 9 ore. Poi c’erano i nomi dei candidati uninominali al senato, che erano 13, e delle rispettive liste, che erano 19, ma da trascrivere per 6 volte (2 tabelle di scrutinio, 2 verbali, 1 estratto di verbale, 1 comunicazione dati), così come i nomi degli 11 candidati uninominali e delle rispettive 17 liste alla camera. Poca cosa, paragonata alle regionali, ma era una compilazione che necessitava comunque di almeno 1 ora. Sommando le tre elezioni, il segretario doveva scrivere ininterrottamente per 10 ore solo per predisporre il necessario per lo scrutinio, poi poteva occuparsi della verbalizzazione vera e propria. Non poteva farsi aiutare da 1 scrutatore perché servivano tutti per le operazioni di voto, anzi: doveva smettere in continuazione di scrivere per consentire a qualcuno di andare al bagno. Veniamo agli orari di lavoro. Il personale dei seggi ha iniziato il sabato alle 16 e - per via del fatto di dover applicare i bollini su ogni scheda - ha chiuso la fase preliminare alle 20. Ha poi iniziato di nuovo a lavorare Domenica alle 6.45, staccando alle 7 del mattino dopo (i più fortunati ed esperti) superando le 24 ore consecutive di lavoro senza sonno, senza pausa, senza mangiare. Segretari e presidenti hanno proseguito per altre 2 ore, recandosi al seggio centrale prima di essere congedati. Alle 14 hanno iniziato tutti di nuovo, terminando alle 19. Si tratta di 4 + 24 + 5 = 33 ore di lavoro in 3 giorni (37 per presidenti e segretari). Il compenso per ora è di circa 5 euro per lo scrutatore, 6 per il presidente, con l’incubo delle responsabilità penali e delle sanzioni pecuniarie pendenti. Per quanto concerne i casi limite, dove alle 4 ore del sabato se ne sono aggiunte più di 40 consecutive la domenica ed il lunedì, detta retribuzione scende al di sotto dei 4 euro per ora. Compensi che, nel caso specifico del comune di Ardea, in data 25 aprile 2018, a oltre 50 giorni di distanza dal servizio prestato, non sono stati ancora elargiti. Questo, unitamente all’orario ed alle condizioni di lavoro sopra illustrate, induce a ricordare alle autorità preposte, che la schiavitù è stata da tempo abolita e che l’essere umano ha dei diritti fondamentali: usare il bagno ogni 3 ore, mangiare 2 volte al giorno, bere, fare pausa ogni 6 ore di lavoro. Si richiama l’attenzione anche sul fattore stanchezza, drammaticamente preponderante per via della situazione sopra descritta. La stanchezza, il sonno, i bisogni fisiologici ignorati, la forzata immobilità con conseguenti indolenzimenti e dolorosità, generano calo di attenzione, che aumenta in modo esponenziale la probabilità di commettere errori ed omissioni in buona fede, sia nella registrazione che nelle fasi successive, rendendo complessa e non sempre fattibile la loro individuazione e soluzione, con l’incubo delle ripercussioni penali e pecuniarie dovute alle note responsabilità che ricadono sul presidente, sul segretario e sugli scrutatori. Poiché lo scopo della presente è presentare una “protesta propositiva”, nel lamentare il grave disagio di cui sopra, si suggeriscono linee di intervento efficaci: 1) modificare il sistema antifrode attuale • il tagliando si deve staccare dalla scheda con facilità • il bollino deve avere a sua volta una parte staccabile da applicare sul registro, evitandone la trascrizione; •) oppure il codice dovrebbe essere già stampato sulla scheda, in doppia copia, di cui entrambe da asportare e incollare sul registro (anche con il nastro adesivo) una prima del voto ed una prima dell’inserimento nell’urna. • il registro deve avere spazi più grandi, consentendo di applicare bollini o incollare i codici Si tratta di interventi che riducono il disagio ma non lo eliminano, essendo impossibile prescindere dal riscontro diretto del codice e dall’asportazione del tagliando. Il sistema, di per sé, produce lungaggini inevitabili ed errori potenzialmente enormi, basta pensare che la non asportazione del tagliando rende il voto non segreto ed associabile ad un elettore in modo univoco. OPPURE 1.bis) creare un sistema antifrode diverso La tecnologia offrirebbe molte possibili soluzioni, ad esempio dotare le schede di un codice a barre ed ogni seggio di un apposito lettore, che leggendo il codice al momento della consegna della scheda e poi al momento della restituzione, segnali se è il medesimo oppure no. Ma è noto che lo Stato Italiano preferisca la non tecnologia. Segue proposta non tecnologica: • i seggi vengono dotati di un secondo timbro numerato e di un tampone di inchiostro rosso davanti all’elettore il presidente/vicepresidente appone sul frontespizio della scheda aperta il timbro rosso e la propria firma, prima di consegnarla. Se la scheda ritorna senza il timbro rosso aggiuntivo e senza la firma del presidente, significa che non è la stessa scheda, quindi c’è frode. Il rallentamento causato da questo tipo di intervento è di una trascurabile manciata di secondi e non coinvolge gli scrutatori. Altri interventi: 2) Rivedere la prassi di allestimento dei plessi che ospitano i seggi. • prevedere in ogni plesso l’attivazione (fissa o in caso di code) di una entrata ed una uscita separate e possibilmente anche due entrate e due uscite separate; • allestire cordoni per canalizzare la coda nei corridoi, mantenendo la fila per 1, per fare in modo che sia sempre e comunque possibile il rapido passaggio del personale di soccorso, delle forze dell’ordine, di disabili (e di aria). • abbassare il numero degli aventi diritto al voto in ogni seggio (quindi aumentare il numero dei seggi) riducendo il numero dei votanti ad una cifra umanamente gestibile dalle ore 7 alle ore 23. 3) aumentare il numero degli scrutatori in ogni seggio; • portando gli scrutatori da 4 a 6, anche con questo sistema, diventa almeno possibile dare pause a tutti. Quanto sopra (punti 1, 1.bis, 2 e 3), finalizzato all’azzeramento, riduzione e ottimizzazione delle code di persone in attesa di votare, garantendone anche la permanenza in condizioni di sicurezza, per inciso, è altresì utile sia per la sicurezza del personale in servizio ai seggi, sia ad evitare i numerosi casi di elettori che HANNO RINUNCIATO al voto, demotivati o impossibilitati fisicamente a sostenere due ore di fila, di cui circa la metà esposti alla pioggia ed alle intemperie. È altrettanto efficace anche per poter permettere il passaggio agevolato di persone molto anziane, di donne in stato di gravidanza avanzata (che hanno anche bisogno dei servizi igienici, in caso di permanenza prolungata) e di disabili, tutte agevolazioni che è stato impossibile garantire. 4) Trascrizione dei nomi. L’ufficio elettorale comunale dovrebbe stampare le tabelle con i nomi dei candidati e quelle stampe dovrebbero essere semplicemente incollate o spillate sui verbali. Avendo cura di mantenere il formato A4 anche per le tabelle di scrutinio, la medesima facilitazione dovrebbe essere effettuata per le stesse. Anche in questo caso la tecnologia offrirebbe molte possibilità di ulteriore facilitazione, ma ci limitiamo ad un piccolo suggerimento a scarso impatto ma di grande efficacia: consentire la validità del verbale stampato da stampante, rendendolo disponibile come PDF compilabile. Questo darebbe modo ai segretari più tecnologici di portare da casa il proprio computer e la propria stampante, di compilare 1 solo verbale (i più scaltri potrebbero anche copiare ed incollare i nomi dei candidati dai PDF dei manifesti elettorali) e di stamparne poi tutte le copie necessarie. In fondo basta una spillatrice (che qualsiasi segretario sarebbe ben felice di acquistare) per assemblare i fogli ed è fatta, perché sono i timbri e le firme in ogni pagina a rendere un verbale ufficiale. Gli uffici elettorali comunali più zelanti potrebbero perfino compilare le parti e fornire i pdf già precompilati a chi ne fa richiesta. 5) Formazione. Fornire il materiale informativo (pubblicazioni guida e verbali) con 10 giorni di anticipo, fisicamente o almeno digitalmente, ai presidenti, ai segretari, agli scrutatori, ai delegati di lista, in modo che non si debba perdere tempo a spiegare ogni cosa durante l’allestimento dei seggi, la votazione o lo scrutinio. Diffondere, altresì, una campagna di comunicazione istituzionale per la spiegazione delle modalità e della procedura di voto più chiara ed esaustiva, tale da non ingenerare confusioni e dubbi negli elettori. 6) Valutare con attenzione il rapporto fra età ed esperienza maturata, nella nomina di scrutatori e presidenti. Se è vero che l’esperienza è un grande alleato, è anche vero che le condizioni e le ore di lavoro richiedono una prova di resistenza fisica e mentale in cui il fattore anagrafico è per forza maggiore limitante. Magari valutare di usare i presidenti “anziani” per una collaborazione professionale retribuita limitata alla giornata del sabato, alla fine dell’allestimento, per fornire formazione aggiuntiva di 1 ora, maturata nel corso dell’esperienza vissuta. 7) Aggiornamento registri elettori. Esortare gli uffici comunali ad aggiornare attentamente i registri elettori dei seggi e a pubblicare avvisi a massima diffusione raccomandando all’elettore di verificare il proprio seggio, in caso di cambio di residenza o di numero civico. Meglio ancora sarebbe il cambio automatico di tessera elettorale (con la nuova spedita a domicilio) in caso di cambio di residenza o di numerazione civica. Non sono mancati, infatti, casi di elettori che hanno realizzato, dopo due ore di fila, di non aver effettuato la coda giusta (per propria dimenticanza) oppure casi in cui è stato il comune a cambiare la numerazione civica, senza avvisare l’elettore del cambio di seggio, e l’elettore, dopo le ore 23 ed al termine di 2 ore di fila, non ha potuto votare né nel seggio in cui non risultava né in quello in cui risultava, perché aveva ormai dichiarato la votazione chiusa! Si fa presente, infine, che nel caso l’attuale sistema non subisca modifiche migliorative, alle prossime elezioni si verificherà una defezione massiva di presidenti, segretari e scrutatori esperti, proprio perché hanno piena consapevolezza dell’estremo disagio a cui andranno incontro. Un corpus di membri dei seggi completamente inesperto non potrà che avere un effetto deleterio sia sulla durata degli scrutini, sia sull’accuratezza dei dati.



Oggi: silvia conta su di te

silvia matricardi ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Ministero degli Interni: Protesta per disagi ai seggi elettorali. Proposte di miglioramento.". Unisciti con silvia ed 6 sostenitori più oggi.