Migranti in Europa: 10 regole per la convivenza

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Negli ultimi mesi molti intellettuali, attori sociali ed esponenti politici hanno posto le questioni fondamentali della nostra civiltà, delle nostre tradizioni e dei nostri valori di fronte alle sfide geopolitiche e migratorie.

Senza indulgere a facili populismi e all'estremismo, è necessario definire le basi e le regole di una nuova politica d'immigrazione e integrazione.

 Recentemente, durante una tavola rotonda al Senato, è stata presa un'iniziativa, il "Decalogo di Roma", che ha l'ambizione di diventare la prima petizione popolare europea sull'immigrazione. 

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Il « Decalogo di Roma »

Noi sottoscritti consideriamo dovere dell’Europa come comunità di paesi e di cittadini, rilanciare e rafforzare i suoi valori fondativi. Nell’era della globalizzazione e delle grandi migrazioni – che consideriamo fenomeni inarrestabili - non è infatti possibile sopravvivere se quei paesi e quei cittadini non ritrovano la forza delle loro migliori tradizioni. Le civiltà e i popoli che investono e attraversano l’Europa nei nostri tempi sono spinti e motivati da potenti valori identitari.

Senza una reazione europea, fatta di consapevolezza e di orgoglio della propria storia, l’esito non può che essere quello dello spegnimento culturale del continente e in definitiva della sua assimilazione ai valori altrui. Non si tratta di invocare uno scontro di civiltà, ma di tornare a essere una civiltà senza per questo indulgere a populismi o a estremismi.

Per questo proponiamo un documento destinato a tratteggiare le basi di una rifondazione politica e culturale dell’Europa, non per contrapporla al resto del mondo ma per tenere fermo il suo posto nel mondo, perché quello è il nostro posto e non ne abbiamo né ne vogliamo un altro.

1) L’Europa affonda le sue radici a Gerusalemme, Atene e Roma. La sua linfa sono i valori della democrazia e del patrimonio di civiltà e religiosità del mondo giudaico-cristiano. Le radici europee sono state vivificate e rafforzate dall’innesto di laicità e libertà quali miglior lascito del secolo dei Lumi.

2) La conoscenza e il riconoscimento di questi valori, assieme a una preparazione di base di storia, educazione civica, geografia e cultura europea del paese di accoglienza sono alla fondazione di qualsiasi processo di integrazione.

3) La conoscenza di una lingua europea è richiesta per ogni persona che intraprenda percorsi di cittadinanza o di asilo. Lo studio e l’apprendimento della lingua specifica del paese di accoglienza è condizione necessaria al rinnovo di qualsiasi permesso individuale.

4) La scuola e ogni altro sistema educativo avranno in tal senso un ruolo primordiale. La loro organizzazione e struttura dovranno potere consentire al meglio le condizioni per affermare e diffondere i valori e le conoscenze di cui ai punti precedenti. Sarà scoraggiata la formazione di classi scolastiche dove gli alunni europei risultino in minoranza.

5) Il diritto di asilo deve essere legato specificamente alla situazione politica del paese di provenienza e al comprovato rischio di morte o imprigionamento per reati di opinione, appartenenza etnica o orientamento sessuale. In caso di emigrazione di carattere economico, l’accoglienza regolare dovrà essere stabilita in base a quote nazionali e avrà  un carattere transitorio.

6) La costruzione di nuove moschee sul territorio europeo dovrà essere sottoposta ad un principio di reciprocità nei paesi musulmani coinvolti nel loro finanziamento o nella loro gestione.  

7) L’uso del burka, del niqab o di altre velature che nascondono il viso deve essere proibito nei luoghi pubblici.

8) L’assegnazione di un posto di lavoro a immigrati regolari sarà soggetta all'applicazione delle norme in vigore nel paese d'accoglienza.

9) L’assegnazione di un alloggio a immigrati regolari sarà soggetta all'applicazione delle norme in vigore nel paese d'accoglienza.

10) La cittadinanza non appartiene alla sfera dei diritti ma a quella dei contratti. Può essere acquisita in base ad una scelta e a una decisione consapevole e attiva del richiedente e in base a regole certe ed evidenti del paese d’accoglienza. Nessun tipo di automatismo è dunque giustificabile.

Per i promotori del "Decalogo di Roma":

Arturo DIACONALE, giornalista

Massimiliano FUKSAS, architetto

Dario RIVOLTA, parlamentare

Yves POZZO DI BORGO, Sénateur honoraire

Patricia LALONDE, Députée européenne

 

 

 

 



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