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Immunizzazione passiva di pazienti COVID-19 ad alto rischio. Proposta scientifico-operativa per un progetto pilota: sviluppo di una fast-track per approvigionamento IgG da donatori guariti da SARS-CoV-2.
 
dott.ssa Marconato Maddalena, dott. Scarpa Riccardo, dott. Cinetto Francesco
Specialisti in Allergologia ed Immunologia Clinica
Università degli Studi di Padova
 
 
A partire da dicembre 2019 un nuovo virus a RNA della famiglia Coronaviridae, indicato come SARS-CoV-2, sta causando una malattia delle vie respiratorie a carattere epidemico, caratterizzata da sintomi di intensità molto variabile che in una minoranza dei casi comportano insufficienza respiratoria anche fatale (COronaVirus Disease-19, COVID19).

La diffusione del virus, iniziata nella regione cinese di Wuhan (dicembre 2019) e che da fine gennaio 2020 interessa anche l'Italia, si contraddistingue per la sua rapidità e rappresenta attualmente un'emergenza socio-sanitaria con estreme ricadute anche economiche.
 
Nonostante gli sforzi della comunità scientifica internazionale, una strategia di prevenzione della malattia mediante vaccino e, quindi, immunizzazione attiva della popolazione non ancora contagiata, non risulta disponibile. Allo stesso tempo, l'approccio terapeutico empirico basato sull'utilizzo di farmaci antivirali disponibili sul mercato rimane personalizzato e non esistono dati uniformi a sostegno di protocolli standardizzati di trattamento.
 
Fra le possibilità tecnicamente disponibili per il trattamento di un'infezione in atto, oltre all'utilizzo di farmaci diretti contro l'agente eziologico di malattia (antibiotici o antivirali), esiste l'induzione di immunizzazione passiva mediante l'uso di immunoglobuline (Ig) umane specifiche, ovvero anticorpi, dirette contro il patogeno o tossine da esso prodotte. Preparati a base di Ig specifiche contro un determinato microorganismo vengono generalmente indicati come "sieri". Di questi, sono attualmente disponibili sul mercato diversi preparati come, ad esempio, siero anti-tetano, anti-epatite B o anti Varicella Zoster Virus.
Un uso analogo delle Ig viene impiegato nel trattamento dei pazienti affetti da immunodeficienza anticorpale primitiva o secondaria. Questi, infatti, ricevono mensilmente (per via endovenosa) o settimanalmente (per via sottocutanea) preparati a base di immunoglobuline poli-specifiche, ovvero in grado di riconoscere diversi agenti patogeni. Tali Ig sono ottenute da un pool di almeno mille donatori sani e sono, pertanto, in grado di trasferire dai donatori ai riceventi un ampio spettro di copertura anticorpale.
Nell'ambito del progetto di autosufficienza nazionale relativo all'approvvigionamento di prodotti emoderivati, sono in funzione in Italia da anni piattaforme su base regionale e interregionale volte al reclutamento di donatori sani di sangue e plasma. Il plasma raccolto viene processato a livello industriale da aziende farmaceutiche che dispongono della tecnologia necessaria, previa gara d'appalto.
 
Data la peculiarità del Sistema Sanitario Nazionale Italiano che garantisce un ramificato ed efficiente servizio territoriale e vista l'esistenza di una piattaforma e di una prassi consolidate per l'approvvigionamento di emoderivati, in qualità di immunologi clinici e sulla base degli anni di esperienza maturati con pazienti immunodeficienti, proponiamo di utilizzare il servizio già disponibile al fine di reperire plasma da pazienti guariti dall'infezione da SARS-CoV-2. In conseguenza di questa selezione preliminare dei donatori, sarà possibile ottenere preparati immunoglobulinici ad alta concentrazione di anticorpi specifici contro il nuovo coronavirus, da somministrare a un gruppo selezionato di nuovi pazienti, che abbiano sviluppato l'infezione di recente e presentino indici clinici ed ematochimici predittivi di possibile progressione sfavorevole.
 
La massiva diffusione dell'epidemia nel territorio del nord Italia lascia intravedere una concreta possibilità di mettere in atto questo tipo di strategia terapeutica: la disponibilità di un numero congruo di donatori (pazienti guariti) potrà generare, secondo i nostri calcoli, un volume di Ig sufficiente per la fase pilota di questo studio di efficacia. Il successivo svilupparsi del protocollo di trattamento, come pure l'individuazione del gruppo di pazienti con prioritario accesso al farmaco, rimangono punti cruciali di discussione, in merito ai quali la consulenza multi-specialistica da parte nostra, ma anche di infettivologi, internisti, pneumologi ed esperti di terapia intensiva si rivelerà essenziale.
 
Sollecitiamo quindi le istituzioni a prendere in considerazione la presente proposta e  ad instaurare rapidamente un confronto con le industrie farmaceutiche già coinvolte per sviluppare una fast-track che porti al rapido approvvigionamento di IgG da pazienti guariti e che saranno poi da utilizzare per l'immunizzazione passiva di pazienti contagiati da SARS-CoV-2 e ad alto rischio di sviluppare manifestazioni tipiche di COVID-19.
 



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