PARCHEGGI PER DISABILI RISERVATI ALLA BUROCRAZIA. APPELLO AI MINISTRI FONTANA E SALVINI

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Fra le mille emergenze quotidiane, tipiche della cronica routine di una famiglia con figlio diversamente abile, qualche giorno fa ho realizzato che il permesso per il parcheggio per disabili stava per scadere… “Magari potesse scadere insieme al contrassegno anche la disabilità di mia figlia!” – è stata la prima cosa che ho pensato.

Armata della mia proverbiale rassegnazione ad affrontare l’ennesimo iter-calvario burocratico, ho telefonato all’ente territoriale che mi aveva rilasciato il precedente contrassegno per chiedere quale fosse la procedura per rinnovare il permesso. Una gentile signorina dalla voce meccanica e impassibile, simile a quella di una segreteria telefonica, mi ha spiegato che avrei dovuto procurarmi due foto tessere (…e fin qui nessun problema), una marca da bollo da 16 euro (…mi pareva strano che non ci fosse da pagare!) e soprattutto il certificato del medico legale (…apoteosi dell’assurdo!).

Per poter fare la visita medico legale al disabile e ai suoi familiari è richiesto il superamento di tre prove.

Prima prova: fissare un appuntamento per la visita. Per far questo bisogna: indovinare il numero di telefono a cui chiamare, dato che nessuno sa indicarlo con precisione; trovare la congiuntura astrale giusta affinché qualche operatore risponda al telefono in quelle finestre orarie ridottissime dedicate alle prenotazioni telefoniche, appena una volta la settimana; essere disposto ad accettare, a costo di qualsiasi sacrificio personale e lavorativo, qualsiasi giorno e orario venga assegnato per la visita, perché altrimenti si va… al prossimo secolo.

Seconda prova: pagare il bollettino per la visita medico legale. Il costo è di 15,39 euro, che sommati alla marca da bollo da 16 euro fanno la bellezza di 31,39 euro: questo è quanto paga il disabile per un suo diritto, non per un suo privilegio!

Terza prova: procurarsi un certificato di uno specialista (vietato quello del medico di base!) e per di più un certificato “fresco”, che non abbia più di tre mesi alle spalle (pertanto può capitare di essere costretti a fare altre visite prima di quella medico legale).

E tutto questo perché durante la visita legale, in sostanza, un medico qualunque, che non mi conosce e non ha neppure mai visto mia figlia, prende atto che la bimba è disabile grave e lo deduce non grazie alla sua professionalità, ma a quella degli altri specialisti che hanno redatto i certificati. Cioè legge e ricopia! Non è per questo che si paga il bollettino? Mi sembra quasi di pagare delle tangenti, una al medico e una al comune: ognuno si prende la sua miserabile fetta di torta della misera pensione di mia figlia…

Dopo una settimana in trepidante attesa (dal momento che il responso medico legale richiede evidentemente un attento e meticoloso studio delle carte!) viene rilasciato il verbale della visita e si completa la procedura presso l’ente che rilascia i contrassegni. Sempre che si sia riusciti a sopravvivere, naufraghi fra le pieghe perverse di questo mare di burocrazia, si otterrà il tanto sospirato permesso, più prezioso di un diploma di laurea!

Quale stemma di una storica casata nobiliare, il distintivo dovrà essere esposto orgogliosamente sul cruscotto della macchina, in modo che tutti i passanti sappiano quale grande sciagura abbia colpito i proprietari dell’auto e abbiano un moto di compassione nei loro confronti.

…E tutto questo sempre nella speranza che il posto per disabili non sia occupato da qualcuno che, senza alcun diritto (e soprattutto senza la più pallida idea di ciò che comporta avere il famigerato contrassegno!), se ne infischia del resto del mondo.

In conclusione la grande domanda è questa: se l’ASL certifica che mia figlia è disabile grave e non prevede neppure revisioni della 104 per il futuro, se la stessa INPS conferma il grado di disabilità della bimba, a che serve un’altra visita e tutta questa assurda procedura per ottenere un semplice permesso per il parcheggio riservato? Non sarebbe meglio attivare procedure automatiche o più semplificate per la concessione di questi permessi? Quante volte la disabilità di mia figlia dovrà essere ancora certificata?

Il danno più grande che si può fare ad un disabile è togliere tempo prezioso a lui e ai suoi familiari che lo assistono con pazienza e cure amorevoli. Incrementare il disagio quotidiano dei disabili è contro ogni logica di accoglienza e integrazione sociale.

Vi prego di intervenire, ministri Salvini e Fontana.

Samantha De Simone



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