PETIZIONE CHIUSA

Salviamo il patrimonio culturale italiano dalle tasse di Renzi

Questa petizione aveva 1.842 sostenitori


Ville e Castelli vincolati sono beni d'interesse storico e culturale per l'Italia intera e lo Stato ha l'obbligo di tutelarli (art. 9 della Costituzione). Dopo la dichiarazione di Matteo Renzi, che ha promesso che «case di lusso, ville e castelli pagheranno la tassa sulla prima casa», l'Associazione Ville Venete ha chiesto al premier, con una lettera aperta firmata dal suo presidente Alberto Passi, una politica fiscale equa, che consenta ai proprietari di proseguire nella loro opera di tutela e valorizzazione di questi beni, patrimonio della collettività.

Le ragioni di questa richiesta:

  • Gli immobili storici vincolati si calcola siano circa 30.000, ma rappresentano l’identità culturale del Paese, un bene immateriale enorme non prezzabile e non replicabile. Ebbene, queste case antiche, nella stragrande maggioranza, hanno oggi un valore commerciale risibile. Sono immobili senza mercato: lontane dai centri, scomode, troppo grandi, non trasformabili. 
  • Non bisogna confondere i castelli e le ville vincolate con gli immobili di lusso. Castelli e ville sono vincolati perché di interesse collettivo storico-culturale, un immobile di lusso ha principalmente valore economico e interessa solo il suo proprietario. Eppure una Villa Veneta (patrimonio Unesco dell’umanità perché progettata da Palladio o affrescata dai Tiepolo) viene accatastata come A8, come una villa privata con piscina riscaldata e sauna a Courmayeur.
  • Ville, castelli e palazzi storici italiani sono una risorsa economica rilevante per il territorio. Il bene deve autofinanziarsi, “lavorando” con visite, eventi e turismo, attività immobiliare o impresa agro-alimentare, industriale e di servizi. E un immobile storico “aperto” fa lavorare un’intera comunità: sostiene ristoranti, alberghi e negozi, impegna imprese edili, restauratori, botanici, giardinieri. La tassazione indiscriminata sta asfissiando questa economica locale e nuoce al bene in sé. Affinché castelli e ville servano davvero alle comunità locali non si chiedono contributi, ma che le imposte patrimoniali non infieriscano e che i costi di manutenzione siano deducibili.

Cosa chiede l'Associazione Ville Venete:

  • Per gli immobili vincolati non si chiedono “agevolazioni”, ma misure “compensative”. In forza del vincolo disciplinato dal Codice dei Beni Culturali, il privato è obbligato a conservare il bene per conto dello Stato, ma a proprie spese e sotto la propria responsabilità penale. “In cambio” di tali oneri, lo Stato riserva ai beni vincolati un trattamento impositivo meno gravoso. Questo avviene “concesso” in minima parte e non può essere considerato in alcun modo equo né utile allo Stato per tutelare gli immobili di pregio.
  • Per tutelare e valorizzare il patrimonio storico e artistico è prioritario distinguere i beni vincolati fin dall’accatastamento. Né ha senso equiparare gli immobili vincolati alle prime case. Gli immobili vincolati devono avere un regime speciale in ragione del loro interesse culturale, a prescindere dalla loro destinazione a dimora, per il turismo, a museo o come sede aziendale.
  • Da qui nasce la proposta di creare un gruppo catastale ad hoc per gli immobili vincolati. Il che avverrebbe a costo “zero”: basterebbe anteporre il prefisso “V” (come “vincolato”) alla loro attuale classificazione. Le dimore vincolate, classificate oggi in modo indistinto dalle case di lusso nelle categorie A1, A8, A9 saranno identificate nel Gruppo “V” come VA1, VA8, VA9. Il censimento catastale è la base per una politica sistematica degli immobili storici, che contemperi la tutela di questi beni, la loro valorizzazione economica e la loro tassazione.
  • La deduzione fiscale del 100% dei costi certificati di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili vincolati, come accade in Francia, consentirebbe ai proprietari di investire risorse che alimenterebbero il turismo, le imprese di restauro e il settore agro-alimentare. E l’indotto ripagherebbe l’Erario con gli interessi. Statisticamente 1 euro che entra in una villa che fa attività turistica corrisponde a 4 euro che incassa il territorio con l'indotto.
  • Patrimonio storico e reddito personale sono entità distinte. Si tassi il proprietario per la sua capacità contributiva personale, ma non si tassi il valore patrimoniale dell’immobile storico. È fuorviante trattare un palazzo che è in piedi da cinquecento anni, in rapporto alle condizioni economiche di chi si trova a possederlo per qualche anno. 

Il 31 luglio 2014, alla conferenza internazionale sulla cultura presso Expo, il Presidente Renzi ha dichiarato che “il primo valore non è il business ma la cultura”. Ha parlato del piano italiano che “nei prossimi anni permetterà di combattere la disoccupazione giovanile”, con nuovi impieghi nella cultura. Sono parole sue: “La cultura salverà l’Italia”. Ma l’Italia salvi la cultura, tramite una tassazione equa.

Firma la petizione e aiutaci a sostenere così il patrimonio storico e culturale italiano!



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