IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE ZANIN RESTITUISCA GLI STIPENDI PRESI IN MTF SRL

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Marco Belviso ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Massimiliano Fedriga (Presidente Regione Friuli Venezia-Giulia)

Dal lontano 23 luglio 2019 il direttore generale di Ambiente e Servizi, Fabio Mior, è in possesso di un autorevole parere inviato dallo studio legale De Tina avente ad oggetto l'amministratore unico della MTS Srl, Pier Mauro Zanin. In questo atto, finito prima nelle mani del presidente di Ambiente e Servizi Spa, on. Isaia Gasparotto e successivamente in quelle dei vertici della Lega regionale, si dichiara che "il rapporto di lavoro subordinato costituito con l'architetto Piero Mauro Zanin nel dicembre 2016 deve ritenersi, per un verso, inconfigurabile, anche teoricamente, sulla base della presunzione assoluta di incompatibilità con il ruolo di amministratore unico; per altro verso, è comunque giuridicamente nullo". Dal verbale dell'assemblea dei soci datato 20 dicembre 2016 si apprende che l'architetto Zanin, oltre alla conferma del ruolo di "presidente e amministratore unico", è stato nominato direttore generale della MTF Srl., "senza la necessità di prevedere un periodo di prova", con "l'inquadramento in conformità al contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti delle imprese dei servizi  di pubblica utilità" e l'attribuzione di "un compenso pari a Euro 60mila annuo lordo" con l'aggiunta della retribuzione variabile incentivante di cui all'art.12 del CCNDSPU"; nel contempo l'architetto Zanin ha rinunciato "a percepire l'indennità di presidente e amministratore unico, pur mantenendo l'interessato tali cariche, con correlativi compiti, funzioni e deleghe". Per quanto sopra ritenuto l'amministratore unico di società non può nel contempo essere dipendente della medesima società e la carenza di dualità di posizioni rende - si ripete - sin dall'instaurazione inesistente il rapporto di lavoro. L'Inps, con circolare 8 agosto 1989, numero 179, trattando del rapporto tra amministratore e lavoratore dipendente ha chiarito che quando il presidente, l'amministratore unico o il consigliere delegato "esprimono da soli la volontà propria dell'ente sociale, come anche i poteri di controllo, di comando, di disciplina, in veste di lavoratori essi verrebbero a essere subordinati di se stessi, cosa che non è giuridicamente possibile. Per Essi pertanto, in linea di massima, è da scludere ogni riconoscibilità del rapporto di lavoro subordinato e della conseguente assoggettabilità agli obblighi assicurativi". Da ciò potrebbe conseguire il disconoscimento anche del rapporto previdenziale con diritto della società a ripetere, entro il periodo di prescrizione decennalke, i contributi versati (art.2033 c.c.). A sua volta, l'Agenzia delle entrate potrebbe contestare la deducibilità dei redditi corrisposti al dipendente in virtù dell'art. 95, 1° comma, TUIR. Infine, si potrebbe porre il problema dell'annullabilità (art. 2475-ter c.c.) delle delibere assunte in conflitto di interessi, in particolare quelle relative alla gestione del rapporto di lavoro dipendente dello stesso amministratore-dirigente. Ad aggravare la posizione di Pier Mauro Zanin che potrebbe trovarsi anche a grane penali oltre che amministrative è che nel luglio 2019 risultava documentalmente il ruolo di amministratore unico della MTF dell'architetto Piero Mauro Zanin. La carica era stata riconfermata dall'assemblea dei soci il 1 giugno 2016. Da allora l'architetto Zanin in tale veste ha sottoscritto la nota integrativa al bilancio d'esercizio 2016 di data 30/3/2017, il verbale dell'assemblea dei soci di approvazione del bilancio datato 27/04/2017, la nota integrativa al bilancio d'esercizio 2017. Ancora nella visura camerale di data 16/07/2019 è indicato come amministratore unico. E' quindi pacifico - osserva l'avvocato De Tina - che l'architetto Zanin è l'amministratore unico di diritto (art. 2380 c.c.), ossia colui che è investito dell'incarico e riveste la conseguente carica di amministrazione e controllo della MTF Srl. A questo punto si chiede che Mauro Zanin restituisca tre anni di compensi percepiti irregolarmente oltre ad aver messo a rischio la legittimità di molti atti.

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