Retribuiamo i "tirocinanti art. 73" con le risorse del Recovery Fund

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Edoardo Caterina ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Marta Cartabia (Ministra della Giustizia)

Gli “articolo 73”, sono i tirocinanti laureati in giurisprudenza che affiancano i magistrati nel loro lavoro quotidiano. Il tirocinio si chiama così perché previsto dall’art. 73 del decreto legge 69 del 2013, e funziona all’incirca in questo modo: i migliori laureati in giurisprudenza (è richiesto un voto di laurea di almeno 105) possono fare domanda e venire assegnati per 18 mesi a un magistrato; in questo periodo essi dovranno aiutare il magistrato “affidatario” a svolgere le udienze, studiare i fascicoli processuali, effettuare ricerche, redigere provvedimenti (ordinanze e sentenze); al termine del tirocinio viene garantito l’accesso al concorso in magistratura (altrimenti per poter accedere occorre o essere abilitati come avvocati o aver frequentato le scuole di specializzazione oppure aver conseguito un dottorato di ricerca in materie giuridiche). Certamente questo tirocinio permette di imparare tantissimo ed è davvero una attività altamente formativa. Ma nessuno può dubitare che lo scopo finale del sistema non è tanto quello di formare il laureato, quanto quello, non meno lodevole, di aumentare l’efficienza degli uffici giudiziari. Non a caso, il capo del decreto che contiene l’art. 73 è intitolato “misure per l’efficienza del sistema giudiziario e la definizione del contenzioso civile”. Secondo uno studio dell’ordine degli avvocati di Firenze la produttività del giudice affiancato da stagisti aumenta nettamente: sulla base del campione considerato risultava che i giudici ai quali erano stati assegnati stagisti avevano smaltito in media il 16% di procedimenti in più rispetto all’anno precedente. I tirocinanti lavorano e contribuiscono in modo significativo a far funzionare la malconcia macchina della giustizia italiana. A fronte di ciò, il comma 8 dell’art. 73  è raggelante: “lo svolgimento dello stage non dà diritto ad alcun compenso e non determina il sorgere di alcun rapporto di lavoro subordinato o autonomo né di obblighi previdenziali e assicurativi”.

Agli “articolo 73” viene promessa soltanto una “borsa di studio” di 400 € mensili. Un miraggio: tutto dipende dalle risorse che, di anno in anno il Ministero decide di stanziare. Il tutto condito da una burocrazia bizantina e crudele. Per potere avere “la borsa di studio” il tirocinante dovrà: ottenere l’ISEE, fare domanda al Ministero, aspettare la graduatoria e, quindi, che il Ministero giri le somme alla rispettiva Corte d’appello, che poi a sua volta le verserà al tirocinante. Tempo di attesa: dai 12 ai 24 mesi (a seconda del periodo dell’anno, visto che la liquidazione avviene “in blocco”). Avviene così che quei tirocinanti che davvero avrebbero bisogno dei 400 € al mese per mantenersi durante il tirocinio, in realtà non se ne gioveranno davvero durante quel periodo. E alla fine il tirocinio in tribunale lo farà soltanto chi potrà permettersi di continuare a farsi mantenere integralmente dalla propria famiglia. Il tutto per pochi spiccioli: bastano poco più di 10 milioni all’anno per coprire le borse di studio di tutti. 

Nel 2017 i tirocinanti “articolo 73” che avevano fatto domanda per la borsa di studio erano poco meno di tremila. Un numero con un forte impatto nel sistema, se si considera che i magistrati ordinari in Italia non superano le novemila unità. 

Con le risorse del Recovery Fund è possibile cambiare questa situazione vergognosa. Il PNRR parla di un "ufficio del processo", ma oggi sono i tirocinanti ex art. 73 il vero ufficio del processo! Se vogliamo valorizzarli e responsabilizzarli al massimo dobbiamo pagarli. Una retribuzione adeguata, versata regolarmente ogni mese, e una copertura assicurativa sanitaria: questo chiediamo, niente di più. Si avrà così anche una maggiore trasparenza circa i loro obblighi e la loro condizione e ciò andrà anche a vantaggio dell'amministrazione della giustizia. Proponiamo in particolare che agli "articolo 73" sia garantita una borsa di studio analoga a quella conferita ai dottorandi di ricerca. 

Chiediamo pertanto, gentile ministro Cartabia e gentile presidente Draghi, che il comma 8 dell'art. 73 venga abrogato e sostituito dal seguente: 

"Lo svolgimento dello stage dà diritto, limitatamente al periodo della sua durata, a una borsa di studio dello stesso importo di quella conferita ai frequentanti i corsi di dottorato ai sensi dell'art. 4 della legge n. 210 del 1998. Gli ammessi allo stage hanno altresì diritto a una assicurazione per gli infortuni sul luogo di lavoro"

 

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