Giustizia per Antonio Ribecco - Morto per le negligenze di uno stato giustizialista

Giustizia per Antonio Ribecco - Morto per le negligenze di uno stato giustizialista

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Domenico Ribecco ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Marta Cartabia (Ministra della Giustizia) e a

GIUSTIZIA PER RIBECCO ANTONIO

Mio padre è morto, nel carcere di Voghera dopo aver contratto il virus all'interno dell'istituto.

Partendo dal presupposto che mio padre non aveva nessuna patologia, era sanissimo e mi creda non ho mai visto persona più forte perché non ricordo un giorno con la febbre. 

Mio padre intorno ai primi di Marzo ci comunica che si è sentito male ed aveva la febbre, poi nei giorni ci diceva di aver avuto la febbre e problemi respiratori, il medico del carcere di Voghera non ha voluto visitarlo, tant’è che la guardia penitenziaria che si è trovata in questo contesto ha fatto una lettera di richiamo al medico denunciando la condotta, mio padre poi ci ha detto di averci inviato una lettera con tutto l’accaduto perché comunque la paura di questo virus c’era ma aldilà di questo venivano meno i suoi diritti cioè alla vita ed alla salute, QUESTA LETTERA NON È MAI ARRIVATA. 

Intorno alla metà di Marzo è uscita la notizia che era stato trasferito al pronto soccorso un detenuto di Voghera perché positivo al Virus, mi sono preoccupato subito ma sotto, alla fine, continuava dicendo che era stata avvisata la famiglia ed il contagio è avvenuto tramite colloquio con i familiari il 27 Febbraio, noi siamo andati l’ultima volta il 15 Febbraio ed ovviamente non siamo stati avvisati, quindi ho escluso subito. 

Allora mi sono tranquillizzato, il giorno dopo veniamo a sapere tramite altre comunicazioni che mio padre era la persona trasferita all’ospedale. 

Ho iniziato a chiamare il carcere di continuo ma nessuno voleva dirmi si è lui, alla fine hanno ceduto e mi hanno detto che era stato trasferito al San Paolo di Milano, non ho mai potuto parlarci con lui, ne con un medico fin quando è entrato in terapia intensiva ed ho parlato con il medico che lo aveva in cura, quindi io non so quali erano realmente le condizioni prima che arrivassero i giorni di intubazione. 

Dicevano che era sotto controllo e stava bene, fin quando il 21 Marzo è stato trasferito in terapia intensiva, come lo abbiamo saputo? Grazie alle nostre amicizie, dopo 4 giorni il carcere ci ha chiamato e ce lo ha detto. 

Il medico mi hanno subito detto che era molto grave, ma essendo sano la possibilità di guarigione era reale, anche se compromessa dal fatto che il Virus era da diverso tempo che faceva il suo corso.

Il 21 marzo il Gip di Catanzaro si è riservato di concedere i domiciliari al momento della guarigione ed accettato tutte le nostre richieste per comunicazioni con il nostro familiare e di redigere una relazione medica urgente (non ancora arrivata) e purtroppo le chiamate non erano più possibili perché in terapia intensiva, quindi grazie alla “tempestività” del giudice, il provvedimento era inutile.

Fatto sta che la situazione peggiora ed il 09 Aprlie arriva alla morte, dopo ben 2/3 ore ci chiama il carcere per avvisarci, quando l’ospedale ci aveva già comunicato alle 18.30 che era venuto a mancare. 

Non so chi sia stato a contagiare mio padre ma so per certo che il Cappellano è stato ricoverato il 7 Marzo per Coronavirus e sarebbe stato dimesso il 23 Marzo. 

Mio padre è stato arrestato il 12 Dicembre perché ormai è diventata una moda fare i blitz show per le prime pagine, hanno fatto ricostruzioni assurde su pettegolezzi e chiacchiere, arrivando ad associazioni mafiose, perché invitati a dei matrimoni e perché si parlava di cose che succedevano, non c’è mai stato un reato provato da un fatto concreto ma solo la presunzione di.. tant’è che mio padre scherzando raccontava un aneddoto per gioco ed è stato un capo d’accusa grandissimo, estorsione con aggravante mafiosa, sa com’è finita? Che dopo 24h dell’arresto la vittima della presunta estorsione ha fatto un esposto tramite il loro avvocato che non c’era stata nessuna estorsione e che sono completamente estranei ai fatti. 

Ci sono tanti capi d’accusa fondati su un modo di essere di una persona, cioè il parlare semplice, genuino ed anche scherzoso! Mio padre ha fatto subito la richiesta di essere confinato nel circondario Umbro per la famiglia e per mia sorella NON VEDENTE, ci ha raccontato al primo colloquio che quando sono andati a prenderlo gli hanno detto "vuoi andare a Terni o Spoleto?" Ha risposto "dove volete ma preferisco Spoleto perché più comodo"; dov’è andato a Voghera! Questo perché? Per abbattere i guadagni delle associazioni, ma ciò che hanno abbattuto sono stati soltanto lo stipendio del mio lavoro perché l’associazione non esiste! Infatti non abbiamo avuto nulla sotto sequestro, perché? Perché non c’erano i guadagni quindi neanche i beni. Una cosca così forte, non ha guadagni non ha nulla? 

Secondo me prima di aggredire con questo potere mediatico e di giustizia le persone dovrebbero accertarsi con più chiarezza perché hanno rovinato la vita e la dignità di mio padre. 

In attesa di giudizio è stato giustiziato senza neanche concedergli il rispetto della sua umanità, cosa che se solo lo conoscevate ne aveva da vendere. 

Io non rinnego o nascondo i suoi presunti reati perché è un fatto, ma noi aspettavamo il processo per far chiarezza e se c’era da pagare, pagava. 

Avrei voluto molto arrivare a quel giorno insieme a lui ed anche se sarebbe stato condannato, cosa abbastanza difficile, almeno ancora era con noi. 

In Italia non esiste la presunzione di innocenza, esiste solo la presunzione di colpevolezza e ad oggi non stanno condannando penalmente ma a morte. 

Perché sicuramente il dolore di mio padre è stato sottovalutato, perché si pensavano fosse una scusa per uscire dal carcere, ma anche lì, ingiustamente, era sempre con il sorriso, per dar forza alla sua famiglia!

Ora non chiedo compassione, chiedo GIUSTIZIA per i comportamenti disumani e degradanti che hanno portato alla morte mio Padre, persona giovane ed in piena salute, sapevano che il cappellano aveva contatti con mio padre e sapevano che si poteva trattare di Coronavirus perchè mio Padre era da 15 giorni che lamentava febbre, dolori e difficoltà a respirare.

Se solo si sarebbe intervenuto tempestivamente, forse oggi sarebbe ancora con noi.

Il referto della sua positività è del 15 Marzo, ed anche qui hanno tardato due giorni per comunicarlo ed intervenire, mettendo a rischio la sua  vita e quella di altre 3 persone che condividevano la cella con lui, due delle quali risultate positive, oltre a tutte le persone presenti nell’istituto.

Era un suo diritto essere curato ed un nostro diritto essere informati, per tutelarci e per essere al corrente di quello che stava succedendo.

Non siamo potuti stargli vicino ne fisicamente ne con la giusta informazione.

SONO SUO FIGLIO RIBECCO DOMENICO, Chiedo solo giustizia e che vengono aperti gli occhi sulle conseguenze che causano certe ingiustizie.

Voglio giustizia per la morte di mio padre perche mio padre si poteva salvare, è stato per 10/15 giorni con febbre e sintomi chiari di covid con un caso già confermato all interno dell istituto il 07/03/20.

Perchè non meritava le cure?

Perchè non meritavamo di essere avvisati?

Perchè non sono intervenuti in tempo?

Vi chiedo solo di aiutarmi a far luce su tutto.

Ad oggi abbiamo sporto denuncia presso la procura di Pavia, ma sappiamo che le indagini sono state affidate alla polizia penitenziaria di Voghera, mi sembra un controsenso e si sente già parlare di tentativi di depistaggio.Non chiedo molto, solo dare giustizia alla vita di mio padre, che non ha avuto la possibilità di difendersi difronte alle accuse spropositate e difronte alle negligenze e responsabilità che hanno caratterizzato la vicenda di mio Padre.

Interrogazione a risposta scritta a cui ancora non abbiamo ricevuto risposta.

4-05899

presentato da GIACHETTI Roberto testo di Mercoledì 3 giugno 2020, seduta n. 350

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