No alla chiusura dello SPRAR a Sori

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Firma e chiedi al Sindaco Mario Reffo, al Vicesindaco Cristiano Benvenuto, agli Assessori Luca Pittore, Valentina Crovetto e Maria Giuseppina Capitelli di non chiudere lo SPRAR a Sori.
Il 13 gennaio è il termine ultimo per proseguire questa esperienza di accoglienza.

La nuova Amministrazione di Sori ha deciso di chiudere la positiva esperienza di accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo politico. Chiediamo che entro il 13 gennaio il Sindaco riveda la sua decisione.

L'accoglienza a Sori è attiva dal 2015 da allora sono diverse le persone che sono passate dall'abitazione della Parrocchia di Sussisa e tante sono uscite con un lavoro e una casa propria. Oggi accoglie 4 persone nigeriane, due mamme e due bambini.

Nel corso di questi anni i rifugiati ospitati non hanno mai creato un disagio o un problema per la comunità sorese. Intorno a loro si è creata una rete di volontari "Sussisa's friends", legati alla società civile sorese e alla Parrocchia di Sori che hanno sostenuto i processi di integrazione.

Lo SPRAR è un progetto di integrazione pensato per dare la possibilità a queste persone di rifarsi una vita e di arrivare all'autonomia. Ci teniamo a ribadire che Nancy e la figlia Antonia, Rachel la figlia Amira oggi presenti nella frazione di  Sussisa non vengono "lasciate in mezzo alla strada" per responsabilità del Comune di Sori ma perché scade il loro progetto di permanenza. La decisione del Decreto sicurezza 113/2018 dell'allora Ministro Matteo Salvini ha ristretto fortemente i requisiti di accesso e le tempistiche. 

Quello che il Comune può decidere in tutta coscienza è però di proseguire con progetti di accoglienza per fornire strumenti di inclusione sociale e inserimento lavorativo ad altre persone, mamme e bambini. Col nuovo Decreto Sicurezza possono accedere allo SPRAR (ora SIPROIMI) persone titolari di protezione internazionale o minori non accompagnati. 

Grazie al sistema SPRAR hanno la possibilità di frequentare la scuola e l'asilo, imparare l’italiano, svolgere attività utili alla comunità, oltre a frequentare tirocini e stage per l’inserimento lavorativo.

Storie positive che rischiano di essere spazzate via da un Decreto sicurezza e dalle decisioni dei Sindaci che, limitando di fatto l’utilizzo degli SPRAR, favoriscono l’utilizzo di quei sistemi di prima accoglienza tanto criticati per le condizioni igieniche precarie, l’ammassamento inumano, fino al business messo in atto da clan mafiosi e cooperative ambigue.

Nonostante questa esperienza sia oggettivamente positiva e non rappresenti un costo per il Comune di Sori, la giunta ha scelto di chiuderla con motivazioni poco convincenti di cui chiediamo conto. 

Il 13 gennaio è il termine ultimo per decidere di proseguire con l’accoglienza a Sori. Firma e chiedi al Sindaco di rivedere la sua decisione entro quella data.

Chi scappa dalla guerra e ha visto riconosciuto il suo status di rifugiato ha finalmente diritto a poter crescere i suoi figli in un ambiente rispettoso dei diritti civili e umani.