Mettere il lavoro a distanza al centro del recovery plan

Mettere il lavoro a distanza al centro del recovery plan

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Quando arriverà a500 firme, questa petizione avrà più possibilità di essere inserita tra le petizioni consigliate!

NICOLA RENZI ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Mario Draghi (Presidente del Consiglio dei Ministri) e a

Si richiede al governo italiano di inserire nel recovery plan il finanziamento di forme di incentivazione fiscale per quelle aziende che consentono e incoraggiano la remotizzazione del lavoratore.

La pandemia e lo smart working forzato di questi mesi ci hanno fornito l'occasione per testare in prima persona e dimostrare oltre ogni dubbio che in moltissimi casi la remotizzazione del lavoro non significa perdita di produttività.

In un contesto di ripartenza orientata al green e alla sostenibilità, favorire il lavoro a distanza significa ridurre gli spostamenti e implicitamente consentire una migliore distribuzione dei lavoratori sul territorio, dettata dalle preferenze individuali e non dalla geografia economica.

Un aumento del lavoro a distanza, vorrebbe dire non solo un maggior benessere del lavoratore, ma un grande vantaggio per l'ambiente e per il sociale:

- minori spostamenti vuol dire sempre e comunque minori consumi e minore inquinamento: è giusto investire nella mobilità elettrica, ma è assurdo rinunciare alla possibilità di azzerare le emissioni del tutto, riducendo la necessità di spostamenti;

- verrebbe attenuata la migrazione economica: molti giovani oggi si spostano cercando opportunità di lavoro, dal sud al nord o dai piccoli centri alle grandi città. Lo smart-working permetterebbe loro rimanere nel loro luogo d'origine, contribuendo con le proprie tasse e consumi, a sostenere quelle comunità. Questo ridurrebbe anche drasticamente il bisogno di politiche attive dedicate al mezzogiorno, creando di fatto dei posti di lavoro che non siano esclusivi di alcune regioni o città e intervenendo significativamente su un problema storico della nostra nazione;

- le grandi metropoli sarebbero meno sovraccariche, riducendo il traffico e l'impatto sulla mobilità e sui servizi in generale;

- sarebbe contrastato lo spopolamento delle piccole comunità, con effetti moltiplicativi creati dall'indotto ed evitando la distruzione di valore dei borghi che si svuotano;

- ci sarebbe maggiore possibilità di rimanere prossimi ai propri familiari bisognosi, malati, portatori di handicap o non autosufficienti, riducendo anche l’impatto sui servizi di assistenza, anche solo temporaneamente in un periodo di particolare bisogno;

- i lavoratori impattati potrebbero scegliere dove vivere in base alle preferenze o necessità personali e non in base a dove trovano un impiego. Volendo guardare solo all'aspetto economico, maggiore benessere psicologico, lo sappiamo, vuol dire anche ridurre l'impatto sul servizio sanitario;

- a lungo termine anche per le imprese sarebbe un vantaggio di competitività potendo pescare da un bacino di lavoratori più ampio e potenzialmente più qualificato ed economico. Inoltre come abbiamo visto la remotizzazione spesso rappresenta un volano per l’ammodernamento dei processi in genere e il miglioramento dell’efficienza.

In generale, favorire la remotizzazione del lavoro, vorrebbe dire una migliore distribuzione della popolazione e della ricchezza sul territorio nazionale, innescando anche una competizione sana e positiva tra le amministrazioni, poiché sarebbero favorite quelle più virtuose, che lavorando bene migliorano la vivibilità e la qualità dei servizi sul territorio. 

Alcune critiche che spesso vengono poste al lavoro a distanza, sono l'alienazione sociale che porta il così detto lavoro "da casa" e l'assenza delle dinamiche sociali di ufficio, nonché l'impatto sull'indotto, ma è fondamentale sfatare un mito: lavoro a distanza non vuol dire "lavorare da casa".

Nei settori dove questa modalità è già diffusa, i lavoratori tendono comunque a riunirsi nei così detti co-working, mantenendo così la sana socialità dell'ufficio e oltretutto favorendo le occasioni di confronto e contaminazione positiva tra persone di aziende e settori diversi. In italia ne esistono già molti nelle principali città, ma potrebbero nascerne molti se la cultura del lavoro a distanza prendesse piede.

Lavorare in un co-working significa moltiplicare le possibilità di sviluppo personale e la generazione di idee, favorendo l'innovazione e la crescita anche delle aziende in cui questi lavoratori operano.

Molto semplicemente, remotizzazione non vuol dire il divano di casa propria, ma scegliere come sarà, dove sarà e da chi sarà composto il proprio ufficio, potendo anche scegliere di mantenerlo quando cambia l'azienda a cui si offre il proprio servizio. Magari un luogo vicino alla propria casa, alla scuola dei propri figli, ad un familiare bisognoso di cure, magari lo stesso luogo dove lavora il proprio partner, o magari no.

La nostra penisola è costellata di località e luoghi straordinari e il lavoro a distanza sarebbe il primo passo per riprenderci quei luoghi, oggi quasi relegati a esclusiva dei turisti e di chi ha la fortuna di arrivare alla pensione.

Purtroppo non tutte le aziende riescono a vedere i grandi vantaggi che ci sono anche per loro ed è per questo che lo stato deve intervenire almeno all'inizio per dare la spinta nella giusta direzione.

Oggi ti si chiede di firmare questa petizione per l’ambiente, la crescita e il benessere sociale, perché anche se non interessa direttamente te, può aiutare l'Italia a fare un salto in avanti.

A fronte di tutti questi vantaggi e di svantaggi pressoché inesistenti, sarebbe assurdo non cogliere l'occasione.

Più siamo ad unirci al coro, maggiore sarà la possibilità che la nostra voce sia ascoltata e il recovery plan come si è già detto tante volte è un'occasione che capita una volta sola, non possiamo perderla, non ne avremo una seconda.

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