Carta docente: usata per i tablet, altro che formazione! Aumento degli stipendi per tutti!

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Carta del docente : utilizzata per acquistare il tablet a Natale, altro che formazione!

E allora perché non destinare i fondi in busta paga per tutti?

La sentenza del Consiglio di Stato con cui viene ribadito che la Carta del docente spetta solo ai docenti e non agli educatori o al personale ATA fa tornare d’attualità il problema del bonus formazione di 500 euro, che una discriminante applicazione della legge 107/15 ha concesso ai soli docenti di ruolo, ovvero neppure ai docenti supplenti e precari, che invece di formazione han pure bisogno.

Uno stanziamento cospicuo, circa 370 milioni di euro, tanto che molti chiedono che la somma venga utilizzata per aumentare gli stipendi.

Come testimoniano infatti i dati contenuti nel rapporto della Corte dei Conti, rivelati dal Sole 24 Ore, più del 70% degli insegnanti ha usato la carta docente per acquistare Pc e tablet.

Eppure la card da 500 euro annui era stata introdotta dalla Buona Scuola del 2015 per incentivare l’aggiornamento in servizio.

Di formazione, però, con la carta ne è stata comprata poca. Solo 25,5 milioni sono stati investiti dagli insegnanti per i corsi di aggiornamento. Per pc e tablet, invece, gli acquisti hanno superato i 250 milioni, ciò significa che il 71,3% dei fondi è andato a hardware e software.


E dopo il NO del Tar per i docenti precari, il Consiglio di Stato ha ribadito niente card annuale da 500 euro  per formare gli educatori e il personale Ata.


E allora questa card a che  serve?


Rifiutarcela è una decisione ingiusta che propone un'esclusione palesemente discriminatoria, per altro non precisamente esplicitata nei relativi commi della Legge 107/15, commi e legge che noi qui contestiamo pienamente.


Del resto, docenti precari ed educatori sono docenti. Tuttavia non sono stati oggetto dei provvedimenti DPCM che hanno destinato i benefici formativi di tale carta ai soli docenti di ruolo.

La sentenza relativa agli educatori evidenzia come l'obbligo di formazione aggiuntivo rispetto al PTOF sarebbe previsto solo per i docenti in base al comma 121 della L.107/2015.

Solo che gli educatori sono docenti a tutti gli effetti, della scuola primaria per l’esattezza, profilo al quale risultano equiparati giuridicamente ed economicamente.

Insomma le varie e successive sentenze del Tar e del Consiglio di Stato non rendono giustizia a chi lavora nella scuola e per la formazione degli alunni, con compiti propri nella formazione; infatti tali sentenze riportano soli pregiudizi e sono palesemente discriminanti.

Per altro, nello specifico dei docenti precari e degli educatori, tali sentenze non solo contraddicono il quadro normativo, finanche alla luce dell’ultimo rinnovo contrattuale in quanto il personale docente precario come quello educativo è docente a tutti gli effetti, ma soprattutto esse non riconoscono l'evidenza del fatto che, se la Carta docente fosse davvero utile per aggiornarsi, sarebbe dovuta a tutti i lavoratori della scuola, ovvero Ata, docenti ed educatori tutti. E non sarebbe utilizzata invece per soli acquisti elettronici o informatici.

Sentenze tanto più ingiuste, quelle per docenti e educatori, perché sanciscono il solo inquadramento economico al pari dei docenti di ruolo, senza il pur richiesto, atteso e conseguente, riconoscimento del beneficio formativo.

Per il personale Ata, poi, la sentenza del consiglio di stato sostiene che ATA e docenti sono figure disomogenee. Secondo i giudici, infatti, il personale Ata ricopre “funzioni amministrative, contabili, gestionali, strumentali, operative e di sorveglianza connesse all’attività delle istituzioni scolastiche”, che non hanno nulla a che vedere con quelle “assolte dal personale docente”. Cosa assolutamente non vera, considerati i sempre crescenti compiti formativi e di vigilanza educativa in capo a tale personale e confermati dai contratti.

Anche in questo caso, quindi, la sentenza lascia più di qualche dubbio: in particolare non si comprende per quale motivo, ancora di più nella scuola dell’autonomia, il personale Ata non abbia diritto ad aggiornarsi professionalmente.


Tali sentenze, quindi, e l'applicazione amministrativa dei commi 121, 122 e 123 della legge 107/2015, sono soprattutto ingiuste: perché dunque non portare tutto in busta paga?


Riteniamo infatti che sarebbe di gran lunga preferibile eliminare tutte queste “elemosine” della scuola renziana, incrementando invece gli stipendi dei lavoratori della scuola. E che sarebbe certo più semplice allargare il contenuto del bonus alle restanti figure professionali della scuola italiana.

Molti sindacati infatti, continuano a sostenere la necessità di cancellarli ed erogarne il contenuto in busta paga per tutti i docenti. Difatti con Fis e bonus sarebbero quasi 100 euro in più al mese per tutti.

Tra Fis, bonus merito, carta docenti, ci sarebbero difatti circa un miliardo da mettere sugli stipendi di Ata, educatori e docenti, il che significa circa 1.000 euro lordi in più all’anno, finanche pensionabili.


Denunciando pertanto l’ingiusto trattamento, chiediamo dunque la cancellazione del bonus, con l’inserimento dei relativi proventi per tutti i lavoratori della scuola nello stipendio tabellare, utile anche ai fini pensionistici.


Chiediamo dunque la cancellazione e/o la modifica alla norma madre, la L.107/15, da cui è poi scaturito il il DPCM del 28 novembre 2016, il quale regola l’assegnazione del bonus annuale da 500 euro ai soli docenti di ruolo. 

 

Chiediamo che Miur e sindacati prendano atto che la stagione politica dei bonus è finita.

La nostra richiesta  è netta e chiara: portiamo reddito utile anche a fini pensionistici, inserendo invece quella cifra nello stipendio tabellare.

 

#stopbonus #Nobonus #piustipendiopertutti


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