RESPUNDUS E' INVASIVO - INEFFICACE - INUTILE - LEDE LA PRIVACY

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Studenti Università Telematica Ecampus ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a MAGNIFICO RETTORE UNIVERSITA' ECAMPUS

Studentesse e studenti dell'Università Telematica Ecampus  ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Magnifico Rettore dell'Università Telematica E_Campus 


Alla cortese attenzione del Magnifico Rettore dell’Università Telematica Ecampus , Professor Enzo Siviero


Siamo studentesse e studenti dell’Università Telmatica Ecampus .  Le scriviamo in merito alla comunicazione ricevuta sui nostri account istituzionali di posta elettronica , riguardante la decisione dell’Università di utilizzare per alcune prove scritte i software Respondus Lockdown Browser e Respondus Monitor (d’ora in avanti, per semplicità, congiuntamente chiamati software Respondus), sviluppati dall’azienda Respondus, Inc.
In particolare, desideriamo discutere delle modalità che il software Respondus implementa per assicurare che le prove d’esame si svolgano senza scorrettezze. Queste modalità includono: il monitoraggio e profilazione dell* student*, attraverso una registrazione dell’esame sia tramite video sia tramite audio; la rilevazione e l’analisi dei movimenti compiuti dall* student* sul proprio dispositivo; la comparazione dei risultati delle/gli student*; e l’assegnazione a una fascia di “rischio” o di “sospetto” per ciascuna performance, assegnazione basata sul numero di “anomalie” che il software rileva e segnala automaticamente al/la docente (flag). 
Questa modalità di proctoring (il controllo dello svolgimento di prove di esame) è stata adottata da diverse Università, italiane e non, durante questo periodo di sospensione delle normali attività didattiche dovute all’emergenza COVID-19. In un grande numero di casi, ha anche provocato numerose reazioni di protesta da parte sia di student*, sia di docent*, oltre ad essere stata criticata da parte di esperti che si sono espressi su testate giornalistiche come The Washington Post, Forbes e Times Higher Education World University Rankings [nota 1]. Diverse sono le petizioni avviate su svariate piattaforme online da studenti di Università di tutto il mondo per chiedere alle rispettive istituzioni di ridurre o eliminare l’utilizzo del software Respondus, ritenuto uno spyware (termine che viene utilizzato nell’ambito della cybersicurezza per designare la tipologia di strumenti informatici, come Respondus, atta a raccogliere informazioni personali su utenti senza che ess* ne siano consapevoli o abbiano dato il loro consenso informato).  
Sappiamo quindi di non essere le/gli unic* student*, in Italia e nel mondo, a considerare problematica l’adozione del software Respondus; a Parma, già alcune associazioni studentesche si sono espresse negativamente su di esso. Studiato il software e i documenti che ci sono stati inviati dall’Università stessa, come la “Guida allo studente”, abbiamo discusso tra di noi e abbiamo creato una rete di conversazione anche con altri atenei italiani per avere informazioni ed esperienze, e abbiamo infine deciso di rivolgerci a Lei con questa lettera, che è una richiesta di discussione e di chiarezza ma anche una riflessione di più ampio respiro sull’Università.
Ai fini di favorire un’analisi e una discussione maggiormente analitiche abbiamo identificato quattro punti di salienza del discorso:


Consenso informato e trasparenza: riteniamo non ci siano state fornite abbastanza informazioni né sul consenso che è necessario dare per usufruire del software Respondus, né sulle valutazioni compiute dal software.


Funzionamento del software Respondus: contestiamo la presunta neutralità e oggettività dei flag di rischio, l’uso che ne viene fatto, e l’ambiguità e invasività delle forme di profilazione che il software Respondus mette in atto.


Diritto allo studio: l’adozione del software Respondus incide negativamente sul diritto allo studio, richiedendo per il suo funzionamento una serie di requisiti (dispositivi dotati di determinati sistemi operativi; una banda internet mediamente alta) e richiedendo l’adeguamento a una modalità di comportamento poco realistica e particolarmente dannosa per alcuni student*. 


Riflessione sull’Università: riteniamo che lo scopo dell’Università sia la formazione di persone culturalmente e civilmente mature; e che tale scopo si persegua tramite la cooperazione tra docente e studente, senza che nessuna delle due figure venga svilita o ridotta, l’una alla funzione di compilatore d’esami e controllore, l’altra a esaminand*. L’adozione di software invasivi e aggressivi come Respondus compromette, non rinforza, l’integrità accademica e l’alleanza educativa che fondano l’esperienza universitaria. 
Questa lettera vuole essere il punto di partenza per un discorso più ampio, che si sta sviluppando a livello globale, e che si articola su diversi livelli: l’importanza della privacy e il ruolo delle Università, e delle/gli student* dentro di essa, sono solo due di questi. 


Consenso informato e trasparenza
Per quanto riguarda il primo e secondo punto ci avvaliamo di screenshots (in allegato a fondo lettera) tratte da stories di Instagram in cui il Responsabile della Protezione dei Dati (RDP) risponde a delle domande poste da esponenti di un’associazione universitaria. 
Rileviamo, a latere, l’inadeguatezza di tale metodo di comunicazione per puntualizzare e informare su decisioni dell’Università in precedenza comunicate tramite canali ufficiali. 
Citiamo il Responsabile della Protezione dei Dati: "Il software sarebbe orwelliano se effettuasse un trattamento dei vostri dati eccedente rispetto allo scopo e alle finalità del trattamento stesso". 
Il RDP sembra citare qui, il GDPR (General Data Protection Regulation: la normativa europea in materia di protezione dei dati: [EU] 2016/679), in particolare all’art. 5 dove si cita il data minimization, ovvero:
«Personal data shall be adequate, relevant and limited to what is necessary in relation to the purposes for which they are processed».
È bene ricordare che i dati biometrici sono classificati come categoria speciale di dato personale, così definiti dal GDPR: 
«“biometric data” means personal data resulting from specific technical processing referring to the physical, physiological or behavioural characteristics of a natural person, which allow or confirm the unique identification of that natural person, such as facial images or dactyloscopic data».
Il RPD sostiene che la causale dell’esame è stata ritenuta idonea dal Data Protection Officer (DPO) per il processamento dei dati biometrici. 
Nell’esaminare il software Respondus emerge invece la sproporzione tra lo scopo del controllo dell* student* durante l’esame, e l’acquisizione di dati biometrici e di registrazioni ambientali. 
Nel caso del software Respondus oltre ai frame catturati ogni 72 secondi e alla registrazione del viso e dei suoi movimenti, viene anche emessa una sorta di “traccia biometrica” che servirebbe a segnalare la presenza di una determinata persona di fronte alla telecamera, in modo da evitare che un’altra persona possa prenderne il posto: dal sito di Respondus: 
«A “biometric signature” of the user is generated and used temporarily in this post-processing step, but the signature is NOT stored on the Respondus Monitor Server».
Riguardo a questo poniamo più domande: se non sono memorizzati sui server di Respondus e se questi dati servono per identificare la persona di fronte al computer, dove e quando vengono processati? Vengono tenuti in memoria per i tre mesi decisi dall’Università? In questo periodo dove sono conservati? Chi vi può accedere? Tre mesi non è un periodo eccessivo perché la/il docente determini la valutazione?
Un’altra funzione del programma che risulta essere in contraddizione con il principio di data minimization sono le registrazioni audio che chiaramente comprendono la registrazione ambientale, la quale è per definizione non limitabile.
Si possono distinguere due piani del discorso sulla privacy in merito a Respondus: 1) il primo riguarda il rischio per i dati personali contenuti nel PC personale. I Termini e le condizioni d’uso di Respondus garantiscono che il software non li rilevi. 
2) Il secondo sono i dati personali che vengono acquisiti dal sistema, tra cui i dati biometrici, di movimento di registrazione ambientale, audio e video. Quest’ultimo aspetto è maggiormente urgente, proprio perché riguarda la privacy rispetto a quei dati che sono ceduti “consensualmente” e alla modalità di utilizzo anche secondario (ad esempio, per ricerca o a usi commerciali) da parte dell’azienda. Sappiamo infatti che i dati vengono inviati sui server di Amazon (Amazon Web Services, AWS), che il cloud AWS è protetto da certificazione ISO 27001; ma il software Respondus non sembra possederlo.
Il RDP sostiene poi:
"Da un punto di vista della protezione dei dati, il Titolare dei dati dello studente, che è l’Università di Parma, per svolgere un compito rientrante nelle proprie finalità istituzionali può affidare ad un Responsabile del trattamento ex. Art. 28 del GDPR il trattamento dei dati. in via preliminare, e cioè prima di dar corso al trattamento stesso, deve verificare che il soggetto individuale, nel presente caso Respondus inc., presenti garanzie sufficienti per mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate in modo tale che il trattamento soddisfi i requisiti del GDPR e garantisca la tutela dei diritti dell’interessato. 
Queste verifiche sono state fatte ed è stata anche  effettuata una Verifica di Impatto Privacy". (Allegato 4).
Il GDPR si fonda su tre principi fondamentali: trasparenza, legittimità e responsabilità. Chiediamo quindi maggiore trasparenza e, di conseguenza, maggiore legittimità intorno al consenso, che dovrebbe essere informato. Per questo chiediamo che le valutazioni citate vengano rese disponibili a tutt* il corpo studentesco. 
Proprio perché il consenso deve essere informato, chiediamo anche un form più preciso sugli esatti consensi che stiamo dando per il trattamento dei nostri dati che sostituisca il consenso generico attuale. 
Chiediamo inoltre chiarimenti in merito alla figura del Titolare, che non ci risulta fosse nell’informativa studenti; vorremmo informazioni dettagliate dei nostri diritti in merito e del ruolo dell’Università come mediatore legale tra Respondus e lo student*.
In merito, in particolare, a questa affermazione:
"In considerazione di quanto sopra esposto, il trasferimento dei dati da Respondus a Amazon AWS, non riduce le tutele in termini di protezione dei dati. [...]
Riguardo infine al timore che Amazon possa utilizzare i vostri dati per scopi commerciali devo evidenziare che solo il Titolare decide le finalità del trattamento e quindi quando i dati vengono trasferiti a un Responsabile o a un Subresponsabile, questi si devono limitare a trattarli per conto del Titolare secondo le finalità da lui definite e quindi, nella fattispecie, Amazon non potrebbe mai trattarli, lecitamente, per finalità diverse da quelle del corretto svolgimento dell’esame". (Allegato 5)
vogliamo sottolineare che solamente Amazon AWS possiede le garanzie di tutela; Respondus, in quanto azienda proprietaria del software che effettivamente processa i dati, non possiede queste garanzie. Infatti, Respondus Inc., in quanto azienda con sede negli Stati Uniti, non sottostà al GDPR europeo; per il trattamento di dati provenienti dall’Unione Europea sono previsti accordi bilaterali e il Privacy Shield, un meccanismo di autocertificazione con cui un’azienda si impegna a rispettare i principi del GDPR e a fornire adeguati strumenti di tutela. Respondus aderisce al Privacy Shield, senza però specificare in che modo. 
Rispetto alla privacy e alla sicurezza dei dati riteniamo quindi che non sono state né fornite adeguate informazioni, né adeguate garanzie. Crediamo che i numerosi e profondi scandali che negli ultimi anni hanno riguardato la cattiva gestione, la vendita e lo sfruttamenti dei dati personali da parte di numerosissime aziende private, alcune delle quali adottavano formalmente il Privacy Shield,siano sufficienti a legittimare le nostre richieste. 
In ultima battuta, un breve commento verso una critica tanto prevedibile e diffusa quanto superficiale: quella di coloro che tendono a minimizzare i problemi di privacy posti da alcune tecnologie sostenendo che gli utenti non si pongono tali problematiche rispetto ai tanti programmi, applicazioni, ecc., di cui fanno uso personale (la recente polemica sull’app ‘Immuni’ fornisce un ottimo esempio). Riteniamo che ogni cittadin* abbia la facoltà di valutare da sé i rischi a cui si espone, prendendosene la responsabilità. Ben diverso è il caso, come quello posto dal software Respondus, dove l’installazione di un programma e la prestazione del consenso possono risultare indispensabili per l’accesso a un diritto – qui, il diritto allo studio.
Funzionamento del software Respondus
Vorremmo porre poi l’attenzione su un’altra affermazione del RDP, che riteniamo essere piuttosto superficiale: 
"Il programma non opera alcuna decisione automatizzata, ma segnala al docente anomalie che sarà poi il docente stesso a decidere se e come valutare". (Allegato 1)
Sebbene, fortunatamente, il software Respondus non operi nessuna decisione automatizzata, come peraltro vietato dal GDPR, esso segnala “fasce di rischio”: effettua quindi non una decisione esplicita ma un implicito giudizio sulla (s)correttezza dell* student*. 
A riguardo il GDPR:
«Art.22: The data subject shall have the right not to be subject to a decision based solely on automated processing, including profiling, which produces legal effects concerning him or her or similarly significantly affects him or her».
La profilazione viene definita come l’elaborazione automatizzata di dati personali per valutare determinate caratteristiche su un individuo. La profilazione può far parte di un processo decisionale automatizzato, ma non è necessario. Sappiamo che è possibile eseguire questo tipo di processo decisionale solo se la decisione è necessaria per l'entrata o l'esecuzione di un contratto; o autorizzato dalla normativa dell'Unione Europea o degli Stati membri applicabile al responsabile del trattamento; o basata sul consenso esplicito dell'individuo.
Abbiamo il diritto di non essere soggett* a questa tipologia di profilazione. L’affermazione del RPD sembra intendere che rimane la/il docente a decidere, non l’algoritmo; ci chiediamo, al di là dell’aspetto legale, quanto questa affermazione sia aderente alla realtà.
È bene essere consapevoli che l’algoritmo non è mai neutro. È infatti stato progettato per scovare nei nostri volti i segnali di un’infrazione, basandosi su meccanismi il cui funzionamento è oscuro (perché protetti da copyright) sia al corpo studente che al corpo docente. 
Il software Respondus è progettato appositamente per trattare ogni student* come sospett* e potenziale “cheater”; il suo utilizzo e il risultati che produce incidono tanto sulla performance delle/gli student*, quanto sulle decisioni delle/i docent*. 
Molte delle segnalazioni che ci sono pervenute infatti mettono in luce come il timore e il sospetto dell’infrazione abbiano influito pesantemente sia sullo svolgimento dell’esame sia sulla valutazione finale. 
Infine, vogliamo mettere in discussione l’efficienza e la precisione del software Respondus; molte Università che lo hanno adottato lamentano che produce notevoli quantità di falsi positivi. Naturalmente una grossa quantità di falsi positivi si traduce in un notevole dispendio di tempo per la/il docente che deve valutare le prestazioni flaggate dal software Respondus. Le esperienze rintracciano riportano che il software si trova in difficoltà in situazioni dove: l’illuminazione non è omogenea o cambia nel corso dell’esame (come la luce naturale); la/o student* muove il viso, distogliendolo dalla webcam (per es., per chinarsi a scrivere); la/o student* si tocca la faccia, cambia acconciatura, indossa un cappello, indossa certi tipi di occhiali; ecc. Di fatto, a fronte di una ricettività tutt’altro che perfetta del software, l’onere di supplire a queste deficienze tecnologiche ricade sulla/o student*, che dovrebbe invece essere, a nostro avviso, concentrat* sull’esame ed ha il diritto di affrontarlo con calma e tranquillità, assumendo gli atteggiamenti che maggiormente la/o aiutano.
Al di là delle deficienze tecnologiche presentate dal software, un problema di efficacia e utilità si pone quando si considera la relazione tra la tecnologia adottata e le tipologie di esame affrontate. Questi problemi sono già stati messi in luce, negli ultimi mesi, riguardo a diversi strumenti di proctoring, in particolare per quanto riguarda l’utilità della tecnologia eye-tracking, che risulta poco appropriata a monitorare tipologie di prove per le quali distogliere lo sguardo, tra le altre cose, è un comportamento naturale e consono: a questo proposito riportiamo le parole del professor Paolo Pellizzari, docente di Matematica per le Scienze Economiche e Sociali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in una recente intervista [nota 2]: 
"Ci sono difficoltà tecniche e organizzative da non sottovalutare [...]. L’eye-tracking è stato studiato per i test delle università americane, molto diversi dai nostri. Non è affidabile a mio parere nei nostri esami scritti, in cui spesso prevale la risposta multipla con effettuazione di calcoli oppure aperta: tipologie di prove che richiedono al candidato del tempo per pensare. In questi casi distogliere lo sguardo dallo schermo è una reazione naturale e non indica necessariamente che il candidato stia trasgredendo le regole. Come ho potuto sperimentare, abbassando il peso di questo indicatore all’interno dei parametri tutti i test venivano considerati validi, aumentandolo si aveva il risultato opposto".
Queste ultime considerazioni rafforzano la nostra convinzione che la pretesa del software Respondus di offrire solo dati oggettivi e neutrali è in chiara contraddizione col vocabolario del rischio e del sospetto con cui questi dati vengono rilevati e classificati, nell’indifferenza rispetto al tipo di prove affrontate. Respondus non offre dati oggettivi, Respondus stimola il sospetto. 
Alla luce di questo, riteniamo importante richiamare nuovamente sia il già citato articolo 22 del GDPR, che offre la possibilità di negarsi a questo genere di pratiche, sia l’articolo 7, che salvaguarda il diritto al ritiro del consenso (« [...] The data subject shall have the right to withdraw his or her consent at any time»). Di conseguenza, chiediamo che coloro che lo volessero possano accedere a diverse modalità d’esame, senza esserne in alcun modo penalizzat*. 
Diritto allo studio
Il software Respondus incide negativamente e sotto diversi aspetti sul diritto allo studio. Brevemente e per punti: 
1. Il software Respondus opera solo su pochi (due) sistemi operativi. L’adozione di questo software impedisce alle/gli student* che hanno diversi sistemi operativi di svolgere le prove d’esame, o li costringe a dotarsi di ulteriori dispositivi. Questo ci pare particolarmente ingiusto alla luce della profonda crisi economica che il nostro Paese sta vivendo e che è ragionevole credere si aggraverà nei prossimi mesi. 
2. Il software Respondus richiede una connessione Internet potente e stabile; sul sito di Respondus viene addirittura consigliato di utilizzare un cavo ethernet piuttosto che una connessione wi-fi. La perdita di connessione e la perdita di qualità dell’immagine della webcam dovuta a una cattiva connessione sono individuati dal software come “anomalie”. Molt* student* non dispongono di connessioni Internet così stabili, che d’altra parte sono tutt’altro che la norma nel nostro Paese. La situazione emergenziale stessa, avendo costretto a casa gran parte della popolazione, ha provocato sovraccarichi e rallentamenti delle connessioni Internet. Noi student* lo sappiamo bene: durante molte delle conferenze e webinar a cui abbiamo assistito in questi mesi, divers* docenti hanno avuto problemi di connessione o difficoltà tecniche. Non ci risulta siano stati penalizzati; giustamente. Tradurre insufficienze tecniche e svantaggi economici in indici di sospetto e rischio è inammissibile. 
3. Il software Respondus richiede che si svolga l’esame in un ambiente tranquillo, privo di altre persone e di suoni. Noi stess* riconosciamo che queste sono le condizioni ideali per svolgere un esame; non dubitiamo che molt* student* vorrebbero averle. E tuttavia non è così. La situazione emergenziale in cui ci troviamo ha costretto molt* student* a studiare e sostenere esami in ambienti non ideali, che sono poi spesso le loro case, luoghi di intimità e calore familiare, non di valutazione. Tra le poco realistiche direttive del software Respondus c’è quella di “non avere oggetti personali nei paraggi”. Ci chiediamo come sia possibile, in una situazione casalinga, soddisfare questi requisiti. Non solo casa propria è il luogo più privato, ma la stanza stessa in cui si studia e spesso di dorme è un luogo intimo e personale. La richiesta di dover arredare o “rendere decoroso” lo spazio della propria camera da studio è ingiustificabilmente invadente e fuori dalle competenze dell’Università. 
4. Il software Respondus segnala come sospetti i movimenti degli occhi e del viso che non siano stabili nella direzione del dispositivo usato. Lo standard irrealistico a cui si pretende che le/gli student* si adeguino in una situazione che è, in condizioni normali, fonte di agitazione, e che in questa situazione emergenziale è ulteriormente stressante, sarebbe già di per sé sufficiente a contestare l’adozione del software Respondus. Ma ci preme sottolineare inoltre che queste direttive sono particolarmente penalizzanti per le/gli student* che soffrono di alcuni disturbi e sindromi, e che potrebbero essere costrett* a rivelare la loro condizione al/la docente per non essere penalizzat* dal software. In un periodo che ha visto l’aggravarsi e l’aumento del disagio psichico, il software Respondus pecca anche di abilismo. 
Molti di noi vivono in appartamenti affollati, con problemi di connessione, pochi spazi disponibili per svolgere gli esami in totale concordanza con quanto richiesto dalle disposizioni. Ma ciò che ci viene richiesto è: muri neutri, illuminazione, sguardo fisso in camera, pochi movimenti, nessun rumore.
Un’ultima chiosa: ancor prima di ricevere la comunicazione della decisione sull’utilizzo dell’applicazione, ci sono pervenute segnalazioni di modalità infelici e di esperienze particolarmente negative durante alcuni esami orali. Sono emerse situazioni spiacevoli dove student* sono stati bocciat*, hanno subito abbassamenti del voto o annullamenti delle prove perché per errore qualcuno è entrato in stanza durante la prova; perché non riuscivano a “stare fermi” e non guardavano dritto in camera con continuità.; o a causa dell’instabilità della propria connessione Internet. Ci sembra che l’adozione del software Respondus si inserisca infelicemente in questo pattern di esperienze, e rischi di incentivarlo e aggravarlo. È perché siamo convint* che solo le migliori, anche se non le più avvedute, intenzioni abbiano mosso la decisione di adottare il software Respondus, che poniamo l’accento su questi episodi - indipendenti ma significativi. 
Riflessione sull’Università
L’ultima parte di questa lettera vuole essere invece una riflessione sull’Università, non solo di Parma, sul suo ruolo e sulle sue trasformazioni e deformazioni.  
Il software Respondus alimenta una pratica di controllo assiduo, che forza i limiti del rispetto personale; crediamo che sia solamente una manifestazione superficiale di un problema sistemico riguardo la modalità in cui viene pensata la didattica stessa, ovvero non promuovendo la fiducia e l’apprendimento processuale e comprensivo, ma tramite attività di monitoraggio, di valutazione, di quantificazione dei risultati ottenuti. 
Sembra che si vogliano produrre student* che vedono gli esami come il vero scopo dell’Università, come ostacoli da scavalcare, invece che autentici check-point sulla via di un vero apprendimento. Ciò che segue, lungi dall’essere un’apologia dell’imbroglio, è una critica sistemica che vede l’imbroglio come effetto strutturale di altre, strutturali deformazioni.
Copiare agli esami non è sempre e solo il frutto di immaturità e scarso senso del dovere - sicuramente presenti in una parte dei nostri colleghi. Copiare è anche una risposta (comprensibile o meno) ad una concezione dell’Istruzione ridotta al superamento dell’esame e incentrata sul processo valutativo, come si è strutturata sul sistema di crediti ed esami, anche a discapito di altri, più fondamentali valori - in questo caso, a discapito della privacy degli studenti e del rispetto che è loro dovuto; e a discapito di un rapporto fondativo dell’Università, quello tra student* e docent*. 
Se l’esame viene messo al centro dell’Università, passarlo in un modo o nell’altro sarà al centro dei pensieri di chi l’Università la vive. Non passare un esame poi ha una serie di implicazioni e di conseguenze che nulla hanno a che vedere con l’apprendimento e la didattica: le tasse, spesso incomprensibilmente alte, che devono pagare i fuoricorso; la successiva sessione d’esame troppo lontana o mal organizzata; la perdita della borsa di studio, i cui requisiti si sono fatti sempre più stringenti negli ultimi anni; e infine, la sempre ricordata e sempre crescente competizione lavorativa che spinge ad uscire dall’Università il prima e al meglio possibile, nella speranza di inserirsi in un mercato del lavoro sempre più esigente e sempre meno remunerativo.
Ciò che invitiamo a tenere presente è che questa situazione emergenziale, confusa, non deve diventare un pretesto per promuovere, anche inconsciamente, questa concezione di didattica ma, al contrario, potrebbe essere il momento adatto per ripensarla, per ripartire anche dagli student* e dai docent* non come due “fazioni” in lotta che devono controllarsi a vicenda, ma come elementi complementari e cooperanti nell’apprendimento e nella ricerca.
Questa lettera non è quindi un’accusa nei confronti del corpo docente e tecnico-amministrativo, che si sono impegnati quotidianamente per far sì che gli student* potessero continuare a studiare; a loro va la nostra gratitudine. 
Questa lettera è invece un’accusa alla superficialità e insieme un invito al dialogo, alla trasparenza nei confronti della componente studentesca, quando si prendono decisioni così importanti non solo per noi, ma anche per i docent* che perdono il loro importantissimo ruolo pedagogico per trasformarsi in un’autorità di controllo, un ingranaggio che deve valutare il quantitativo di conoscenza incamerata dallo student*.
L’Università Pubblica non è per noi un luogo in cui le/gli student* accumulano crediti per poter avere una certificazione, ma un luogo di alto valore civile e umano, un tassello fondamentale del progresso del sapere comune, e una componente fondamentale della nostra Repubblica e nella formazione di cittadin* attiv* e consapevol*. Questo è possibile farlo se si ha un alto ideale non solo della Scienza ma anche della Comunità e della Socialità del Sapere. Scienza e democrazia non possono essere separate e in questa direzione vorremmo andare noi. Direzione che crediamo Lei comprenda e condivida.
Considerate le problematiche emerse, Le chiediamo quindi:
- che venga rivalutata l’adozione del software Respondus, sospendendola fino a che i punti critici qui evidenziati non siano risolti e vi sia stato un dibattito pubblico che coinvolga la componente studentesca; 
- che la scelta di adottare il software Respondus avvenga non a discrezione del/la docente, ma della/lo student*. 


RingraziandoLa per l’attenzione, le porgiamo
Cordiali saluti

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