Maggiori diritti per la maternità

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Siamo un gruppo di donne, mamme e lavoratrici, favorevoli all' allattamento a termine, e sicuramente osservanti delle direttive OMS (adottate anche dallo stato italiano) secondo le quali un bambino deve essere nutrito esclusivamente con latte (materno, preferibilmente) per almeno i primi sei mesi di vita. Inoltre, tali direttive di promozione dell'allattamento materno affermano l'importanza dell'allattamento a richiesta come unica via per un percorso di allattamento duraturo ed efficace.
Da ciò risulta chiara l'incoerenza tra le direttive del Ministero della Salute e la legge che regola il congedo di maternità in Italia, ossia fino a tre mesi dopo il parto. È altrettanto vero che tale legge prevede un periodo di congedo facoltativo di 6 mesi, che però è retribuito solo al 30%, ed una riduzione dell'orario di lavoro pari a due ore giornaliere, in cui però le modalità di fruizione sono a discrezione del datore di lavoro.
Tra l'altro durante i mesi precedenti alla nascita del bambino/a, la madre vive delle modificazioni fisiche, psichiche e biologiche rapide ed indispensabili che richiedono di rallentare i ritmi di vita per agevolare e promuovere la sintonizzazione con il/la bambino/a nella pancia e continuare a nutrire quella relazione che richiederà tutto il tempo dell’esogestazione (nove mesi dopo il parto) per essere avviata nel migliore dei modi. Molti, infatti, sono gli studi che attestano una correlazione tra lo stress in gravidanza e l’aumentato rischio per la salute della bambino e della madre, compresa la probabilità di insorgenza di depressione post-partum. Da questo punto di vista, ogni affievolimento delle tutele per l' astensione dal lavoro rischia di incidere negativamente sul diritto alla salute (art. 32 cost.)
La relazione con il bambino prima e dopo la nascita ha bisogno di accoglienza, intimità, apertura, attenzione, pause materne e aggiungeremmo anche paterne.
Quel bambino/a ha bisogno proprio della sua mamma, perché con lei condivide il legame più intimo che esista in natura: un legame psico-bio-affettivo. Questo legame non è delegabile ma deve essere sostenuto dal padre, dalla famiglia e dalla società, perché questa fase di vita dell’individuo in divenire influisce a lungo termine sulla salute fisica, psichica ed affettiva, ed è tipica dei primi anni di vita del bambino/a.

Cosa chiediamo:
Che dalla scoperta della gravidanza fino al parto si possa decidere se lavorare o meno, se si decide di stare a casa la retribuzione sarà garantita per il 90% dello stipendio mensile medio.
Che il congedo di maternità (maternità obbligatoria) sia innalzato fino al primo anno del bambino con una retribuzione del 100% dello stipendio mensile medio.
E che sia previsto un congedo parentale (maternità facoltativa) per le mamme che lo ritengono opportuno, per tutto il secondo anno del bambino con una retribuzione pari all'80% e per tutto il terzo anno del bambino al 50%, anche a orario.
Eventuali congedi parentali fino ai 10 anni del bambino con retribuzione pari al 70%.
Congedo per i papà di 6 mesi da usufruire fino ai 3 anni del bambino, anche a ore, con retribuzione al 100%.

Per le mamme non lavoratrici un contributo di €500/mese fino ai 3 anni del bambino.

Inoltre chiediamo di eliminare il bonus bebè così come previsto ad oggi ma innalzare il premio nascita a 2 mila euro per nascita. In più che venga attuato presso tutti gli ospedali dello stato il programma 1000 giorni ideato dall'associazione Pianoterra Onlus in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri.

Le richieste sono tali per tutte le mamme, siano loro lavoratrici dipendenti pubbliche, private o lavoratrici autonome.

“La rivoluzione delle mamme"



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