Turista? No, emigrante!

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Maria Ausi ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Luigi Di Maio (Ministro per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e a

Turista? No,  emigrante!

Non necessariamente un napoletano che va a Firenze è un emigrante, voleva dire il  grande Massimo Troisi  nel film Ricomincio da tre con la sua  battuta: -Emigrante? No, turista! Ribaltiamo la frase: non necessariamente chi va all'estero in tempo di Covid è un turista.

Il problema che vorrei risolvere, riguarda i cittadini italiani che vivono e lavorano in altri paesi europei, di cui all'elenco C oggi presente sul sito del Ministero degli Esteri, e i loro parenti stretti.

L'elenco dei paesi europei al ritorno dai quali è prescritta la quarantena è attualmente questo:

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5411&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto&tab=3per

Per scoraggiare il turismo all'estero da parte degli italiani, a più riprese negli ultimi mesi sono state stabilite limitazioni, come la quarantena obbligatoria al rientro.

Tali limitazioni sono andate a impattare però anche sui cittadini italiani residenti in altri paesi europei e sui loro parenti, che sono stati equiparati in tutto e per tutto ai turisti.

Questo ha reso molto difficile incontrarsi, agli italiani emigrati in Europa e ai loro congiunti rimasti in Italia, anche al di là delle giuste precauzioni legate al Covid. Infatti, oltre ai tamponi in entrata e in uscita, il governo italiano ha istituito ripetutamente  dei periodi di quarantena per tutti coloro che rientravano in Italia da altri paesi europei, indipendentemente dalla nazionalità, dallo scopo dello spostamento, dai legami familiari. A Natale il periodo di quarantena di 14 gg., è rimasto in vigore per ca. 2 settimane, mentre a Pasqua la quarantena di 5 gg. e tampone finale, istituita a partire dal 1 aprile, è stata di recente prorogata fino al 15 maggio e non si parla di abolirla.

Le limitate deroghe alla quarantena,  previste dalle norme in vigore, che si trovano qui:
http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5411&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto&tab=8
non sono sufficienti a tutelare i cittadini italiani che vivono e lavorano in altri paesi europei e i loro parenti, che vorrebbero incontrarsi (sia pure sottoponendosi ai tamponi necessari) anche al di là dei casi tragici ("assoluta urgenza") o per il brevissimo tempo (36 ore) che sono previsti nelle deroghe.

Si è creata così una situazione paradossale, in cui anche se tamponati, e in alcuni casi, anche già vaccinati, non ci si può incontrare, anche se si viaggia da soli, in auto, e magari si vive a pochi km dal confine, e anche se ci si trattiene con i nostri cari per lo spazio di un weekend.

Questo perché rimanere bloccati in Italia e chiusi in casa in quarantena per vari gg.  è impossibile per un parente italiano che deve lavorare, o per un emigrato italiano che deve ritornare in tempi brevi nel luogo di residenza.

Non è detto che la situazione migliorerà con il Green pass in preparazione in Europa, dato che già si parla di lasciare libertà agli Stati membri di mantenere, se vogliono, le quarantene. Particolarmente assurdo è essere equiparati ai turisti, mentre qui si tratta di persone che non viaggiano per turismo ma per rivedere le loro famiglie, a volte dopo molti mesi.
In altri paesi europei chi rientra per pochi giorni per incontrare i parenti di primo o secondo grado (genitori, figli, fratelli e sorelle) non deve sottostare alle regole più stringenti previste per chi si sposta solo per turismo.
Occorre che il nostro Governo dia delle regole diverse, in questo caso, regole che pur tutelando la salute di tutti, non impediscano alle famiglie di rivedersi.
Chiediamo che chi produce queste normative, tenga conto di questa esigenza, riscrivendo le regole sui viaggi nei paesi europei, regole che molto probabilmente continueranno a cambiare seguendo l'andamento della pandemia.

Ricordiamo che gli italiani che vivono e lavorano all'estero sono necessariamente (anche per motivi fiscali) iscritti all'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero). È un dato oggettivo e facilmente controllabile dall'autorità, per evitare abusi.  In pratica chiediamo di essere equiparati alle altre categorie di viaggiatori esenti da quarantena, come i frontalieri, chi studia all'estero, i passeggeri dei voli covid tested. Questo dovrebbe valere sia per gli iscritti all'AIRE sia per i loro parenti di primo o secondo grado. Per tutelare la salute di tutti, non abbiamo nessun problema a sottoporci tutti ai tamponi, se necessario.
Ricordiamo che esistono in Italia dei parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere. Nessuno di loro finora è intervenuto per risolvere questo problema.
Perciò è necessario che noi diretti interessati ci facciamo sentire.

Grazie a tutti voi che vorrete sottoscrivere.

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