Stop ai licenziamenti dei lavoratori impegnati nei servizi per l'immigrazione

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Sono già passati quasi 7 mesi dall’entrata in vigore del Decreto Sicurezza che nega i principi di solidarietà e di uguaglianza che sono alla base della nostra Costituzione.  Tra le vittime del decreto Salvini non ci sono solo rifugiati e richidenti asilo a cui viene negata assistenza, ma anche i lavoratori dei servizi di accoglienza.

Il decreto del ministero dell’Interno ha infatti ridotto gli importi destinati al settore per ogni migrante accolto, ridotto gli organici nei Cas ( centri accoglienza straordiaria) Cara (centri accoglienza richiedenti asilo) e Sprar (servizio di protezione richiedenti asilo e rifugiati) e ridimensionato la presenza di una serie di figure professionali come psicologi, insegnanti di italiano, mediatori culturali e operatori legali. Si calcola che su 36 mila operatori del settore, 18 mila sono a rischio di perdere il posto di lavoro,  di questi 5mila sono stati già coinvolti dall’avvio delle procedure di licenziamento.

Questa situazione potrà solo peggiorare, con gli introiti ridotti, i costi di gestione aumenteranno sempre di più e molte realtà che operano nel campo, soprattutto le più piccole, farranno fatica a resistere.

Ció che più colpisce è il silenzio mediatico assordante riguardo questi licenziamenti di massa, dei lavoratori già licenziati o in procinto di perdere il lavoro si è parlato davvero poco o niente in questi ultimi mesi.

Questa petizione è stata creata per manifestare la nostra solidarietà ai lavoratori colpiti dal decreto sicurezza che nonostante le difficoltà e le tante delusioni continuano a lottare con tenacia e ad adoperarsi per la difesa dei diritti umani. Queste persone che lavorano con passione e professionalità meritano la nostra attenzione, prendersi cura degli altri, soprattutto dei più deboli, è un lavoro meraviglioso e non deve essere mai discreditato e punito!

Chiediamo inoltre al Ministro dell’Interno, al Ministro del Lavoro e al Presidente del Consiglio dei ministri di riconsiderare i tagli al settore e di ripristinare il servizio di accoglienza che per anni e stato sinonimo di efficenza e buona prassi.