Fiscalità agevolata per i lavoratori autonomi a basso reddito

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All’Attenzione del Ministro del lavoro

e dello Sviluppo Economico

On. Luigi Di Maio

 

Gentile Signor Ministro,


vi scriviamo a nome delle migliaia di cittadini italiani detentori di P.IVA che operano come lavoratori autonomi, cosiddetti freelance, nel campo delle nuove professioni digitali.


Stiamo parlando di professionisti che lavorano prevalentemente da casa per conto di piccole aziende ed organizzazioni svolgendo attività come:


- webmaster

- traduttori

- gestori di contenuti

- video maker

- grafici

- gestione dei canali social

- consulenti di marketing


e tutto quell’universo di professionalità non regolamentate e non rappresentate da alcun ordine professionale nate con l’avvento dell’economia digitale.


Vi parliamo a nome di una numerosissima platea di lavoratori autonomi detentori di Partita IVA il cui volume di fatturato difficilmente arriva ai ventimila euro lordi annui.


Gran parte di noi ha optato per il regime forfettario che prevede un’aliquota fissa al 15% a cui vanno però aggiunte la quota relativa ai contributi pensionistici che pesano per un ulteriore 26%.


Un fardello che arriva ad incidere per quasi il 41% sul reddito imponibile.


Il motivo di questa lettera è un invito a riflettere sulla nostra reale condizione economica all’interno dell’attuale quadro normativo in materia di fiscalità.


Molti di noi, per la natura della professione svolta, e per la tipologia di clientela servita difficilmente riescono a raggiungere 20.000 euro di fatturato annuo.


La stragrande maggioranza si attesta intorno a 15.000 euro lordi annui, che tradotto vuol dire vivere, o meglio sopravvivere, con circa 800 euro al mese.


Tenendo conto che, in quanto lavoratori autonomi, non abbiamo diritto a ferie, malattia, tredicesime o quattordicesima.


Tenendo conto che il nostro reddito è altamente suscettibile di variazioni in quanto legato agli incarichi che riusciamo a portare a casa mese dopo mese, alla capacità di recuperare tutti i crediti vantati nei confronti dei nostri clienti.


Possiamo dire che, pur lavorando alacremente tutti i giorni senza alcun paracadute, lottiamo di fatto per vivere ai limiti della cosiddetta soglia di povertà relativa.


Il motivo del nostro appello è di invitare l’attuale classe politica a considerare un principio di dignità e di equità sociale per cui:


al lavoratore autonomo, il cui reddito disponibile non superi od eguagli la suddetta soglia di povertà relativa, debba essere applicata una tassazione agevolata.


Tassazione in cui vada ricompresa anche la quota relativa ai contributi pensionistici che per noi rappresentano di fatto una vera e propria tassa.


Oggi infatti siamo tenuti a versare una parte consistente del nostro reddito nella cosiddetta Gestione Separata dell’INPS sapendo già che non sarà mai sufficiente a garantire un assegno pensionistico adeguato.


Le ricordiamo infatti che molti di noi, per via della crisi, hanno iniziato la loro attività molto tardi.

Altrettanti hanno aperto e chiuso più volte la P.IVA per via delle contingenze economiche e di mercato.


In pratica la stragrande maggioranza di noi a fine carriera si ritroverà con un volume di contributi pensionistici versati davvero irrisori.


Vorremmo pertanto che questo governo considerasse anche la condizione di chi, pur avendo scelto la libera professione, avverta la necessità ed il diritto a godere di un minimo di protezione sociale capace di tener conto dell’effettiva situazione reddituale del singolo professionista e della sua effettiva capacità nel far fronte alle esigenze basilari quali l’affitto di casa, la spesa alimentare e per le cure mediche attraverso la valutazione del suo effettivo reddito disponibile.


Per non parlare delle esigenze legate al mantenimento di una famiglia a cui molti di noi hanno già rinunciato da tempo.


L’attuale legge finanziaria, con l’estensione a 65.000 euro del regime forfettario ad aliquota fissa al 15%, ha premiato di fatto solo coloro che riescono a raggiungere già alti livelli di fatturato. Questa misura ha per contro dimenticato coloro che invece si attestano a livelli ben più bassi di fatturato, spesso insufficienti a garantire un livello di vita dignitoso vista la gravosa incidenza del prelievo fiscale e contributivo.


Con questa lettera speriamo che Lei possa valutare seriamente la nostra condizione di liberi professionisti a basso reddito e che si faccia promotore di una riforma in cui venga sancito il principio per cui:


al lavoratore autonomo il cui reddito disponibile non superi la soglia di povertà relativa debba essere riconosciuto un regime fiscale e contributivo agevolato che gli consenta di poter far fronte innanzitutto alle esigenze basilari per una vita dignitosa.


Un esempio potrebbe essere l'estensione ai professionisti iscritti alla gestione separata presso l'Inps della riduzione del 35% dei contributi ordinari dovuti ed un'aliquota fiscale agevolata ridotta al 10% ( dopo i primi cinque anni di attività ) fino ad un reddito imponibile di 20.000 euro.


Le facciamo presente inoltre che moltissimi lavoratori autonomi cercano di rinviare il più possibile l’apertura di una P.IVA , preferendo quindi lavorare in nero, pur di non vedere eroso un già magro reddito.


Sappiamo che lei ha da sempre mostrato interesse per questa fascia della popolazione italiana tutt’altro che “fannullona” o desiderosa di vivere alle spalle della società.


Siamo volenti o nolenti imprenditori di noi stessi e, come tali, generatori di ricchezza per la società in cui viviamo.


Ci siamo dovuti inventare un lavoro, chi per scelta e chi per necessità, in un periodo di crisi, pur di restare nel nostro paese di origine. Proveniamo in molti casi da piccoli centri urbani che non offrono altre alternative professionali se non quella di emigrare.


Ogni giorno ci misuriamo con le difficoltà di un mercato globale senza regole ed in continua evoluzione di cui siamo diventati  l’anello più debole e vulnerabile.


Nonostante tutto non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci a questo scenario.


Attendiamo pertanto fiduciosi un Suo riscontro al nostro appello.


Cordialmente.


I liberi professionisti a basso reddito di tutta Italia



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