Facciamo meno figli e proviamo a vivere. Si tratta di un gesto di civiltà verso noi stessi

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L'eccessiva crescita della popolazione mondiale rappresenta un rischio per l'esistenza degli esseri umani stessi e per le risorse e per lo scatenarsi di una guerra mondiale. Ogni Stato dovrebbe farsene carico parlando di questo problema imminente a tutti i cittadini, poiché inevitabilmente (e questo sta già accadendo) l'aumento demografico porterà guerre per l'accaparramento di risorse e renderà gli esseri umani sempre più poveri.
Se anche un solo Stato europeo sarà in grado di proporre seriamente politiche volte a risolvere questo problema, altri Stati lo seguiranno. Serviranno politiche utili a contrastare i problemi che si ripercuoteranno nel sistema capitalistico (ma che dureranno solamente alcuni anni e dovranno essere studiate anticipatamente).

 

Ogni Stato dovrebbe iniziare a parlare apertamente del problema demografico a tutti quanti i cittadini (avvalendosi di scienziati, filosofi, di qualsiasi media, ecc..) e consigliar loro di procreare non più di un figlio per ogni coppia per i prossimi anni (senza mai obbligare nessuno). Chi vorrà, potrà sempre procreare secondo proprio desiderio, ma se tale campagna di sensibilizzazione funzionerà, chiunque non vi si adeguasse, diventerebbe un caso sempre più raro, poiché verrebbe percepito dagli altri esseri umani come un villano, un menefreghista sfruttatore delle risorse della collettività, che molti altri per l'appunto saranno portati a non voler imitare.
Ogni Stato dovrebbe presentare questa idea ai propri cittadini come un gesto di civiltà, di amore verso il genere umano.
Ogni Stato dovrebbe sostenere l'idea di ridurre la popolazione senza costringere mai i cittadini a seguirla con l'uso della forza, ma solamente attraverso la persuasione, con convinzione, perché si tratta del bene di tutti.
Ogni Stato dovrebbe parlare della necessità di ridurre la popolazione, affinché i nostri figli e nipoti, in futuro (sottolineando che si tratterebbe di un futuro molto prossimo) possano vivere meglio e in pace.
Ogni Stato dovrebbe insegnare nelle scuole l'importanza di tale orientamento.
Giornalisti dovrebbero scriverne sui giornali, parlarne alla radio, sui social network. Se fossero quindi prese queste precauzioni (senza obbligare mai, in nessun caso mai, nessuno a fare meno figli) molti cittadini sarebbero portati a ripensare la demografia, a comprenderne il problema attuale e futuro, sicché molti di loro comincerebbero naturalmente a seguire questo nuovo costume (perché tale sarebbe) di una politica demografica sostenibile: mettere al mondo meno bambini fintantoché la popolazione non sarà diminuita e un discreto benessere collettivo restaurato.



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