Stop adattamenti di Cannarsi, vogliamo le opere "Ghibli" pensate per gli italiani

0 hanno firmato. Arriviamo a 1.000.


Petizione sostenuta dai gruppi fb Romance World; Hall of Valhalla Anime; gualtiero cannarsi cambia lavoro; JapanManga AND CO-italy; 

Alla gentile attenzione della Lucky Red srl,

Siamo praticamente cresciuti con i film dello studio Ghibli e di questo apprezziamo tutt'oggi le nuove "creature", opere amate da grandi e piccini che in qualche modo hanno contribuito a farci sognare, riflettere, a formarci per diventare persone più mature e consapevoli.
In qualche modo nello studio si sono riassunti tutti i desideri dei maestri Miyazaki e Takahata e non solo, e passando attraverso di noi sono diventati nuova vita alimentando la nostra fantasia. In qualche modo quindi noi stessi siamo diventati dei testimoni del loro messaggio e con ogni probabilità saremo noi stessi a farli conoscere alle nuove generazioni future.
Eppure in quei lavori oggi c'è qualcosa che,nonostante tutto l'impegno profuso, non ce li fa apprezzare completamente. Sappiamo bene che quello fatto dall'adattatore Gualtiero Cannarsi, spinto dalla sua idea di voler attenersi alla traduzione più fedele della lingua giapponese, sia un lavoro certosino e fatto con tanto zelo. Ma il metodo da lui scelto risulta a noi spettatori spesso ostico e non facilmente comprensibile.
Sappiamo bene anche che, per ragioni culturali, storiche, sintattico-grammaticali, letterarie, ecc., quanto le due lingue siano diverse e distanti fra loro. Appunto per questo però, c'è bisogno di un adattamento ancora più minuzioso per far sì che il significato di certe frasi giunga a noi in modo che chiunque possa usufruirne e immedesimarsi così in quei personaggi e quei sogni che lo studio ha sempre trasmesso.

Invece, ogni volta che ci imbattiamo in uno dei film rivisti dal personale metodo di adattamento del sig. Cannarsi, ritroviamo all'interno dell'opera dei termini lessicali desueti, frasi che magari, se lasciate nella lingua di appartenenza, possono anche essere comprese al volo ma, una volta tradotte così come sono, le persone che le ascoltano non riescono a capire immediatamente l'opera allo stesso modo di un lingua madre. 
Siamo italiani appunto, il compito che si chiede a un adattatore è di rendere fruibile una sceneggiatura in modo che possa risultare comprensibile immediatamente a tutti sia che siano adulti, sia che siano bambini. 
La peculiarità propria del cinema è infatti quella di essere in costante movimento nel tempo, significato appunto insito proprio nell'etimologia del termine stesso, da cui quindi è assolutamente basilare che lo spettatore comprenda al volo il significato di un battuta nell'intervallo di tempo previsto prima di passare alla successiva. Se questo non avviene e la comprensione dei termini e delle strutture sintattiche diventa difficile, anche la piacevolezza della visione si perderà completamente.
Al termine del film infatti, non di rado gli spettatori, invece di discutere delle tematiche chiave del prodotto appena visto, iniziano a parlare del fastidio generato dell'ascolto dei dialoghi, appesantiti da parole arcaiche utilizzate nelle varie circostante, poco fluidi, che catturano tutta l'attenzione di chi guarda distogliendola da ciò che è davvero importante: le animazioni meravigliose, le trame eccezionali, i messaggi profondi, le emozioni suscitate, facendo sì quindi che l'adattamento diventi una problematica più che una risorsa.

Per tutti questi motivi, quello che chiediamo è una traduzione e un adattamento fatto senso per senso e non parola per parola, possibilmente in italiano fluente e comprensibile ai più.

Grazie di tutto, i fan dell'animazione nipponica italiani.