Senza misure di sicurezza, NO a scuola in presenza dal 7 gennaio!

Senza misure di sicurezza, NO a scuola in presenza dal 7 gennaio!

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Più firme aiuteranno questa petizione ad essere inclusa tra le petizioni raccomandate. Aiuta a portare questa petizione a 100 firme!
Alessandra Moretti ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Patrizio Bianchi (Ministro dell'Istruzione) e a

Ho deciso di aprire la seguente petizione in qualità di docente di una Scuola Secondaria i I grado, per dare voce alle difficoltà ed ai rischi cui vanno incontro gli insegnanti da mesi ormai. 

Nonostante i dati ufficiali pubblicati in questi ultimi giorni confermino un aumento dei contagi e nonostante la posizione contraria di diversi capi di Regione, il Governo continua a sostenere la ripresa di tutte le scuole in presenza dal 7 gennaio 2021.
Senza alcun dubbio, l’istruzione è un valore ed un diritto fondamentale che deve essere garantito e salvaguardato, come però anche la salute e il benessere dei cittadini. Pertanto, in assenza di adeguate misure di sicurezza (trasporti e mezzi pubblici non ancora organizzati ed intensificati nelle loro corse; aule fredde e fatiscenti; personale ATA insufficiente) si chiede di posticipare, con senso di responsabilità, l’apertura delle scuole, mantenendo o attivando la DAD per tutti i gradi  scolastici. Decisione inevitabile, sebbene sia l’ultima ratio cui appellarsi, per poter continuare a divulgare cultura in sicurezza, tutelando non solo i docenti, che rischiano ogni giorni in prima linea e hanno dato prova di spirito di sacrificio e impegno costante, ma anche gli alunni e le loro famiglie. Non si può, infatti, ignorare che gli assembramenti cui si espone la scuola siano numerosi e difficilissimi  da evitare soprattutto all’entrata e all’uscita da scuola, quando c’è via vai di genitori, familiari, studenti che si affollano senza un adeguato controllo da parte di autorità preposte all’ordine pubblico.
Le scuole non sono focolaio, è stato comunicato più volte e condivido, ma le strutture ed i mezzi per continuare ad insegnare in presenza non sono adeguati ancora oggi, a pochi giorni dalla ripresa dell’attività didattica. 
È arrivato il momento di aprire gli occhi di fronte al diffondersi inesorabile dei contagi di una pandemia, che purtroppo sta colpendo tutti, in maniera diretta o indiretta, in tutto il mondo. Bisogna assumersi la responsabilità ed essere coerenti con la situazione che stiamo vivendo: se si è arrivati a dichiarare zona rossa durante le feste è perché evidentemente questo “nemico invisibile” circola ancora e con sempre maggior velocità, stando alle notizie aggiornate. Di certo non si potrà ridurre con milioni di studenti in giro, per le strade, in classi “pollaio” o sui mezzi pubblici. 
È missione di ogni insegnante mantenere un rapporto aperto e ravvicinato con i propri alunni: la scuola è luogo di condivisione e di relazione e come tale va difesa, senza però mettere a rischio la salute dei suoi componenti (dall’alunno al collaboratore scolastico).
Bisogna ammettere che le strutture scolastiche, per la maggior parte, non sono attrezzate ad affrontare le problematiche di un’epidemia. Questo vale per tutti gli ordini scolastici: dall’infanzia alle superiori.
I docenti non possono essere trattati come soggetti passivi, chiamati ad eseguire le direttive dall’alto senza un confronto diretto con le autorità, base di qualunque stato civile e democratico. È giusto dare voce alla nostra categoria, che quotidianamente si è esposta ai rischi ed ha dimostrato sempre di superare ogni ostacolo e limite, sebbene sia stata spesso denigrata e vilipesa nel suo ruolo professionale.

Sono speranzosa di raccogliere molte adesioni per poter rinviare le lezioni in presenza ad un periodo meno critico.

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