Apriamo parchi e scuole: è ora di pensare alla salute psico-fisica di bambini e giovani

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Apriamo parchi e scuole: pensiamo alla salute psico-fisica di bimbi e giovani

Pensiamo ai bambini e ai giovani del nostro paese: riapriamo i parchi e le scuole.

Come già molti cittadine/i,  giornaliste/i,  esperte/i dell’età evolutiva  hanno fatto notare, per due mesi la nostra classe dirigente si è dimenticata dei bambini e dei giovani e ci ha bombardato di spot televisivi con famiglie tipo Mulino Bianco e bambini con striscioni con su scritto “Tutto andrà bene”. Sappiamo quanto la realtà delle  famiglie spesso sia diversa, case piccole, violenze domestiche su donne e bambini, povertà.

In  Europa solo l’Italia e la Spagna hanno messo ad  arresti domiciliari così cogenti tutta una popolazione e hanno chiuso i  parchi.  In Francia,  Parigi lo ha fatto, permettendo però  ai Parigini di passeggiare e fare sport fuori casa per almeno un chilometro, a noi sono stati concessi  200 metri e solo di asfalto perché anche nei piccoli giardini di quartiere sotto casa è vietato fermarsi con i bambini. Anche quelli sono “Parchi chiusi” pur non essendo recintati né sigillati da cancelli. In tutto il resto d’Europa i parchi sono aperti, a Berlino i nuclei famigliari possono passeggiare a distanza di 4 metri gli uni dagli altri, così i singoli e le coppie  e si può fare jogging purchè da soli e  si deve mantenere comunque la cosiddetta distanza sociale.

Solo adesso il governo, in previsione di una ipotetica fase 2, sta scoprendo che per i bambini e i giovani questi due mesi hanno rappresentato una grande sofferenza fisica e psichica, quindi si prevede la riapertura  dei parchi, certo con le dovute e necessarie cautele. Vedi ministra Bonetti su Repubblica del 16 aprile: “I nostri figli hanno diritto a giocare. Apriamo i parchi a turno”. Una domanda, però, nasce spontanea: nella fase 1  molti  genitori, a casa dal lavoro,  potrebbero accompagnare i figli nei parchi, ma i parchi sono chiusi, nella fase 2, quando anche i genitori torneranno a lavorare, chi accompagnerà i bambini nei parchi aperti? Non  le nonne e i nonni,  che hanno rappresentato in questo paese il vero welfare per l’infanzia,  i nonni sono la categoria più a rischio, quindi si vocifera che gli over 70 resteranno ancora rigorosamente in casa per molti mesi.  Altra domanda: quante migliaia di babysitter ci vorranno per accompagnare i bambini a passeggiare e a giocare, se i genitori saranno al lavoro e le scuole chiuse? Quante famiglie possono permettersi 8 ore di babysitteraggio al giorno. Quanto è disposto a sborsare il governo per questa operazione?

Altra domanda ancora: perché in tutti gli altri paesi le scuole riapriranno da maggio in avanti, seppur con tempi e modalità differenti,  e da noi l’apertura, forse, sarà a settembre? Lo sappiamo che abbiamo scuole fatiscenti, ma erano così anche prima, lo sappiamo che nelle aule, non idonee per volumetria, c’erano classi di 25 e più alunni grazie al taglio degli investimenti nella Pubblica Istruzione, ma  qualcosa si potrà pur fare!  In tutti gli altri paesi pensano di organizzare turni tra mattina e pomeriggio, dividendo le classi,  garantendo le distanze, e di lasciare molto i bambini e i ragazzi all’aria aperta,  oppure si può ipotizzare che le scuole siano aperte solo 3 o 4 giorni alla settimana.  Cosa c’è di più vicino alla normalità per un bambino o un giovane se non il ritorno a scuola, dove incontra i soliti amici, i suoi insegnanti, il luogo noto? Da qui a settembre cosa pensiamo di fare per i bambini e i giovani? Non sarebbe utile aprire le scuole e tenerle aperte per almeno tutto giugno e anche oltre? Certo ci vorrebbe molto personale, ma come si è fatto un appello per recuperare medici ed infermieri nell’emergenza sanitaria, non si potrebbe fare altrettanto per la scuola? Ci sono schiere di precari e anche di volontari. In questo modo si aiuterebbero davvero i bambini,  anche quelli non di madre lingua italiana e altri con particolari difficoltà, a recuperare il gap di apprendimento che la mancanza della scuola da febbraio ad oggi ha sicuramente provocato. Pensiamo che la scuola della Repubblica non sia quella online che ,tra l’altro, non può arrivare in tutte le case,  la scuola della Costituzione è conoscenza, relazione, socializzazione, confronto diretto con i propri pari e con gli adulti insegnanti. A questa normalità vorremmo tornare con le precauzioni dovute.

Apriamo subito i parchi e al più presto organizziamo in sicurezza l’apertura delle scuole