A SCUOLA CON GLI ALTRI

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ISTRUZIONE A TORINO ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Patrizio Bianchi (Ministro dell'Istruzione) e a

Come docenti della Scuola Pubblica premettiamo le nostre profonde perplessità nei confronti
dell’Ordinanza Regionale n°123 del 30 ottobre 2020 che prevede quanto segue:
“a decorrere dal 2 novembre 2020, nelle Istituzioni Scolastiche Secondarie di Secondo Grado, Statali e
Paritarie, ………., l’attività didattica in presenza è sospesa e sostituita dalla didattica digitale a distanza fino
al 24 novembre 2020” ad eccezione delle “attività curriculari di laboratorio previste dai rispettivi
ordinamenti didattici e la frequenza in presenza degli alunni con bisogni educativi speciali, in coerenza con i
Piani Educativi Individualizzati (PEI) e/o i Piani Didattici Personalizzati (PDP)…”
Le scuole sono ormai sotto pressione continua da inizio anno per le richieste in itinere, molto spesso
letteralmente da un giorno all’altro, di modifiche sostanziali dell’organizzazione interna delle lezioni, man
mano che si susseguono DPCM o ordinanze varie. Ogni volta si butta nel cestino il lavoro (organizzativo)
fatto fino a quel momento e si ricomincia da capo, come in un gioco mostruoso di scatole cinesi. Ma a
questo si può sopravvivere in epoca di pandemia, abbiamo le spalle larghe e conosciamo il nostro mestiere.
Soprattutto crediamo nel valore del crescere insieme ai nostri studenti.
Ciò a cui non riusciamo a credere, prima ancora che a dare risposta, è l’ordine di accogliere a scuola i nostri
allievi BES senza la presenza dei loro compagni, ai quali invece si ordina di rimanere a casa in DaD.
La scuola italiana si avvale della più avanzata legislazione scolastica sull’Inclusione, quella reale però. Che
viene perseguita con grande fatica da anni (nonostante i numerosi e ripetuti tagli alla spesa pubblica) e che
molti Paesi europei ci invidiano perché è frutto di una rivoluzione culturale, prima che normativa. Quando
diciamo che “la scuola è di tutti”, quando parliamo di “diritto allo studio” è a questo che ci riferiamo: alla
capacità di predisporre spazi, non solo fisici, per tutti gli allievi che ne hanno diritto, ciascuno secondo le
proprie personali necessità; a rendere tali spazi significativi e ricchi di senso; a nutrire tali spazi di relazioni
interpersonali tra pari e con gli adulti di riferimento; a contribuire alla costruzione di una società di diritto
dove ognuno senta di essere rappresentativo per la sua parte.
In molte scuole di Torino e provincia da sempre l’accoglienza è il punto di partenza per ogni percorso
formativo e didattico: l’utenza è orgogliosamente costituita da qualunque studente bussi alla nostra porta e
l’apertura delle nostre porte si concretizza in uno sforzo comune e costante per poter offrire risposte
inclusive di alto livello da parte della comunità scolastica nel suo insieme.
L’ordinanza in questione è una palese violazione dell’inclusione, rappresenta un rovinoso e inaccettabile
capitombolo all’indietro in anni di separazioni e discriminazioni. L’applicazione di un’ordinanza regionale
disattende una legge dello Stato, la L. 104 del 1992, legge quadro importantissima per la storia della scuola
italiana e dei servizi alla persona.
Infine crea rotture e disarmonie nel lavoro didattico: siamo riusciti ad adattarci ad ogni singola direttiva fino
ad oggi, passando dalla presenza completa delle classi di inizio anno (distanziamento, DPI, arieggiamento
locali, igienizzazione continua, riorganizzazione totale degli spazi scolastici, modificazioni degli orari) alla
successiva necessità di dimezzare le classi in presenza, in ultimo alla richiesta di avere in presenza, a
rotazione, solo il 25% degli allievi di ogni classe. Molte sono le scuole che hanno prontamente risposto alle
sollecitazioni ministeriali rimettendosi al lavoro, in una rincorsa esasperata e a volte paradossale di tempi
sempre più stretti e modalità ogni volta nuove. Non ci siamo arresi, non abbiamo intenzione di farlo. Finché
ci sarà possibile vorremo lavorare facendo la nostra parte.
Ma l’inclusione non esiste senza il gruppo, è metterci una pezza, è far finta di togliersi il pensiero, è tentare
di mettersi a posto la coscienza. Non si include portando a scuola “gli alunni con bisogni educativi speciali”
e lasciando a casa tutti gli altri. Solo chi cerca di vivere realmente pratiche inclusive in ogni ambito della
società può capire di cosa stiamo parlando e di quanta violenza facciamo a noi stessi nel dover rispettare i
contenuti dell’ordinanza.

La discriminazione, e gli addetti ai lavori lo sanno bene, investe in pieno anche i docenti e li spacca in due in
un momento delicato in cui più che mai è importante il lavoro di squadra: da una parte gli insegnanti
curricolari rimangono a lavorare perlopiù da casa in DaD; dall’altra gli insegnanti di sostegno sono i soli
tenuti alla presenza, sui quali ricade la responsabilità didattica degli allievi presenti a scuola, disattendendo
la contitolarità dell’insegnamento e la reale condivisione della didattica.
Chiediamo soluzioni diverse, non buttiamo nella spazzatura anni di lavoro, di crescita e dignità dei nostri
ragazzi.

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