PETIZIONE CHIUSA

Giustizia per i ns territori

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PER NOSTRA COLPA, NOSTRA COLPA, NOSTRA MAXIMA COLPA!
di Alessio Olenska
Ci ha fatto male al cuore, vedere per tutta l'estate, la nostra verde Irpinia assediata dalle fiamme. E ora l'immagine di Montevergine avvolta dalle fiamme e da una nube di fumo nero evoca qualcosa che sa di oltraggio, evoca qualcosa di apocalittico. Ma non esiste apocalisse peggiore di chi dolosamente da alle fiamme boschi e pinete, magari per poi darne loro stessi l'allarme e correre a spegnere questi incendi. La politica ha le sue immancabili colpe: la finta abolizione delle Province ha creato ancora più confusione su chi, tra Regione, Province e Comuni sia responsabile di cosa e fino a che punto. Ed ecco che allora i ponti crollano schiacciando le auto ed assistiamo al solito scarico di responsabilità su chi doveva intervenire e fin dove. Politica che finge di "tagliare" se stessa ed invece toglie a noi cittadini la possibilità di votare i rappresentati delle nostre Province e che si eleggono da soli al chiuso delle loro stanze. A questo poi si aggiunge una bella ragazzotta di gentile aspetto, la fatina-ministro Marianna Madia, la quale, sempre per far finta di tagliare i famigerati costi della politica, ha deciso che il Corpo Forestale dello Stato dal 1 gennaio 2017 fosse obbligatoriamente militarizzato nell'Arma dei Carabinieri. Lo ha deciso con la stessa nonchalanse con cui nostra figlia che fa la quarta elementare, ci potrebbe raccontare nel suo diario della gita al Monte Terminio… Ma è proprio di ieri la notizia che l’assorbimento dei forestali nei carabinieri o in altre forze a ordinamento militare è incostituzionale. A dirlo è il Tar dell’Abruzzo. L’ultima mazzata alla legge Madia arriva dalla sezione di Pescara dei giudici amministrativi: con una ordinanza del 9 giugno pubblicata ieri, i giudici amministrativi hanno risposto al ricorso del vice sovrintendente Vincenzo Cesetti, trasferito dal fu Corpo forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri. Chi controlla ora i nostri boschi ?! Chi vigila oggi sulle nostre pinete ?! La colpa originaria è sempre della mala politica che si avviluppa su se stessa in una sorta di serpente che si morde la coda e se ne fotte dei cittadini, a cui anzi viene tolto quell'atto democratico di eleggere i propri rappresentanti. Ma la colpa è anche e soprattutto nostra. Di fronte a cotanta incapacità politica, sarebbe auspicabile un nostro scatto di orgoglio. Un nostro gesto di rabbia. Un nostro moto di stizza. Bisogna imparare a dire "no, non ci sta bene tutto questo". Bisognerebbe imparare a scendere nelle piazze. Bisognerebbe imparare a salire nei palazzi del potere. Bisognerebbe imparare dai francesi che fecero la rivoluzione e che ora, memori di quella rivoluzione, quando l'esecutivo dell'Air France decise di effettuare migliaia di licenziamenti, ai dirigenti, all'uscita dai loro uffici, furono strappate le camicie di dosso e furono costretti a scappare scavalcando le inferriate aiutati dagli agenti di sicurezza. I nostri incendi sono un pretesto per sputare fuori la nostra sudditanza alla mala gestione della cosa pubblica. Un pretesto. Come quando, dopo una giornata storta, il marito lascia le mutande sporche in bagno e la moglie gli tirà giù una vagonata di improperie e maledizioni fino alla settima generazione….!!!! È un pretesto !!!! Approfittiamo di un pretesto per ribellarci sennò ce ne pentiremo. Come quando avremmo voluto accarezzare la nuca della nostra ragazza e baciarla, tenendole sollevati i capelli. Ma non lo abbiamo fatto. E poi la nostra ragazza si è fatta baciare da qualcuno più intraprendenti di noi. Da chi ha saputo approfittare di un pretesto e fare altro che era diverso da quel pretesto. Ma forse è nel nostro dna una certa rassegnazione alle cose. Una rassegnazione che ci salva da una parte. Come quella rassegnazione che salva una madre dalla follia per la morte di un figlio. Ed una rassegnazione che, insieme, ci uccide lentamente. Quella rassegnazione che ci fa fare "spallucce" e pensare "Ma io che posso mai fare ?!" Ed è forse proprio questa nostra scarsa, quasi inconsistente considerazione che noi si ha di noi stessi, che ci espone allo scempio di chi, invece, dovrebbe amministrarci.



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