No alla violenza sulle donne. Sì all'educazione sessuale nelle scuole

0 hanno firmato. Arriviamo a 1.500.


Ogni 72 ore una donna viene uccisa per mano di un uomo.
Ogni 15 minuti una donna denuncia violenza alla polizia.

Un italiano su quattro ritiene che la violenza sessuale sia addebitabile al modo di vestirsi di una donna.

Ben vengano le iniziative di coloro che scendono su strada per manifestare. Ben vengano anche le pubblicità progresso e le panchine rosse davanti al Parlamento Italiano. Ben venga anche la dichiarazione di Mattarella che ci troviamo di fronte ad un’emergenza nazionale.

Ma le emergenze non vanno solo riconosciute. Le emergenze vanno prevenute e combattute alla radice.

La violenza sulle donne è figlia di una cultura malata. Una cultura che parte dai primissimi anni di vita. 
Una cultura che insegna alle donne a non attirare l’attenzione, a non vestirsi troppo provocanti e a non bere troppo.

Una cultura che abitua le bambine tra i banchi di scuola a credere che i fischi dei ragazzini per strada o le mani sotto le gonne siano parte della normalità.

Una cultura che insegna alle donne a come evitare di essere violentate e uccise. 

Una cultura che insegna agli uomini che se una donna si veste in modo sexy e che se è ubriaca, se la sta cercando.

Una cultura che insegna agli uomini che la donna ti tradisce o esce da sola con le amiche, va punita.

Il femminicidio non è altro che la punta dell’iceberg di una cultura di violenza che si manifesta quotidianamente attraverso tante forme spesso ignorate o normalizzate.

Dal fischio per strada alla battuta del capo sul lavoro, dal fidanzato geloso che ti controlla il cellulare alla pacca sul sedere sul treno, dal commento su cosa indossassi quando ti hanno molestato alle urla di tue marito per aver parlato con un altro uomo.

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Italia sarà il primo paese al mondo ad introdurre i cambiamenti climatici come oggetto di studio obbligatorio nelle scuole. Un passo lodevole che piazza l’Italia all’avanguardia dell’educazione alla protezione dell’ambiente.

Purtroppo non possiamo dire lo stesso quando si tratta di educazione sessuale e alla parità di genere.

Insieme alla Lituania, la Polonia, la Romania, e Cipro, l’Italia è tra gli unici paesi in Europa che non ha ancora introdotto questa materia nella scuole.

In altri paesi tra cui la Svezia, il Belgio e la Germania, l’educazione nelle scuole esiste già da molti anni e ha contribuito a ridurre i casi di violenza di genere, inclusi casi di omofobia e transfobia nonché i casi di gravidanze non pianificate e di malattie sessuali.

Un sondaggio realizzato da Laboratorio Adolescenza e Canale Scuola di Corriere.it dimostra che uno studente su due chiede l'educazione sessuale a scuola.

E’ arrivato il momento che l’Italia si metta al passo con i tempi e che reagisca ai dati allarmanti del femminicidio attraverso la prevenzione e l’educazione.

Chiediamo alle istituzioni e al Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti di farsi promotori di una cultura egualitaria e di adoperarsi affinchè i temi dell’educazione sessuale e di genere siano portati nella scuole.

Chiediamo che già a partire dalle scuole elementari si introduca l’educazione sessuale come materia obbligatoria e che questa includa:

Le basi e l’importanza del consenso nelle relazioni sessuali;
Come vivere la sessualità in modo responsabile e sicuro per prevenire gravidanze premature e malattie sessuali;
Il rispetto di tutte le forme e le scelte sessuali con particolare attenzione ai diritti LGTBQ+;
In che cosa consiste la violenza di genere in tutte le sue forme e come combatterla.

Mettiamo fine all’Italia del femminicidio e diamo inizio all’Italia del rispetto.