STOP al ripetitore LINKEM sulle nostre teste

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Nella periferia di Napoli, a Marianella, un impianto a banda larga Linkem è stato costruito proprio accanto alle case di bambini malati di tumore. Secondo il Tar può essere pericoloso per la salute, ma la società e il Comune non si fermano.

Questa vicenda inizia intorno alle ore 4.00 del mattino del 28 novembre 2017, gli operai della società Linkem arrivavano col favore del buio e con un gran dispiegamento di mezzi in una stradina di Marianella, nella periferia nord di Napoli.

Insieme a loro un massiccio contingente di forze dell’ordine, che invadendo il viale privato, senza esibire alcuna autorizzazione, bloccavano gli abitanti nelle case, impedendogli di uscire, mentre su uno dei tetti, proprio sopra le loro teste, veniva innalzato un gigantesco impianto radioelettrico con varie antenne a banda larga che irradiano onde elettromagnetiche in ogni direzione.

Si tratta di un nuovo impianto della rete Linkem, colosso italiano delle telecomunicazioni che pubblicizza l’uso di Internet veloce senza linea fissa, che invece di servirsi di un traliccio a distanza di sicurezza, ha deciso di erigere il suo nuovo ripetitore proprio in mezzo ai palazzi sovrappopolati della periferia. Il destino però ha voluto che tra quei palazzi, in una zona popolare ad altissima densità abitativa, vivessero molti soggetti con patologie sensibili alla continua esposizione ad onde elettromagnetiche, giovani affetti da leucemia, anziani portatori di pacemaker, e tra loro anche due bambini, che vivono solo a pochi metri da quell’antenna.

G., di 13 anni, è affetta da tumore cerebrale, e la sua stanzetta è proprio di fronte all’antenna, invece M., di 11 anni, soffre di neoplasia gliale, e dorme proprio sotto al ripetitore. Le onde elettromagnetiche possono essere un killer silenzioso, un agente che giorno dopo giorno può aprire le porte a malattie i cui esiti sono letali, o aggravare le condizioni di chi è già malato. E non ci sono molte precauzioni utili per chi vive vicino alle stazioni radio. Essendo il fenomeno relativamente recente solo negli ultimi anni la scienza, in maniera sempre più compatta, sta denunciando i pericoli di tale esposizione, soprattutto nei bambini: vivere a ridosso di un trasmettitore aumenta la percentuale di possibilità di contrarre neoplasie, insonnia, mal di testa, difficoltà di concentrazione e disagio, e gli effetti sulle giovani cellule possono essere irreversibili, senza contare il danno alla qualità della vita per la perenne preoccupazione e la paura di effetti in fase di studio.

Gli abitanti disperati hanno deciso di adire le vie legali, affidando l’incarico agli avvocati Giuseppe Aulino ed Elio Errichiello. Il primo risultato è arrivato a Marzo, quanto il Tar ha ordinato in via cautelare la disattivazione dell’impianto, specificando che poteva costituire un pericolo per la salute dei cittadini.

I bambini, così come le loro famiglie, in una vita fatta di cure e corse in ospedale, hanno almeno ritrovato un po' di serenità per qualche mese, dopo che avevano da tempo perso il sonno e la pace a causa di quel gigantesco impianto costruito a pochi metri dalle loro teste, che ogni giorno faceva temere una recidiva o un aggravamento delle loro già precarie condizioni.

La vicenda però non è finita, ed ecco che Linkem e il Comune di Napoli, invece di fare un passo indietro, hanno deciso di dare battaglia in vista dell'udienza finale, che si è tenuta a dicembre 2018. Nel processo era infatti emerso che gli uffici comunali non avevano mai informato i cittadini dell’installazione dell’impianto, come invece richiesto dalla normativa, che non erano mai state misurate le effettive emissioni, e che in realtà l’immobile su cui era stato eretto l’impianto era stato eretto abusivamente, per cui la richiesta di installazione conteneva delle dichiarazioni inattendibili.

Ecco che a sorpresa il Comune di Napoli, invece di trarre le dovute conclusioni dai rilievi del Giudice e dal grido di aiuto della popolazione, ordinando la revoca dell’autorizzazione concessa e già sospesa dal Tar, e nel bel mezzo di un processo in cui lo stesso Comune è parte, senza alcuna evidente ragione di interesse pubblico e in palese conflitto di interessi, il 31 ottobre 2018 ha rilasciato un condono sulla palazzina interessata, proprio a ridosso dell’udienza di discussione e sebbene fossero trascorsi più di dieci anni dall’istanza di sanatoria mai concessa.

Una vicenda che fa riflettere anche su come gli interessi economici e lobbistici possano pesare sulle scelte politiche, anche più della vita dei bambini. Per fortuna, la Giustizia ci ha messo una pezza, e il 31 dicembre 2018 è stata pubblicata la sentenza: il Tar ha annullato l'autorizzazione a costruire l'impianto, dichiarandolo illegittimo.

Ora però si attende la nuova mossa di Linkem e del Comune di Napoli: sapranno fare un passo indietro? Smantelleranno l'antenna, come è loro dovere, o faranno resistenza? Per ora quei bambini si affidano ai loro avvocati e continuano a sperare; a sperare che la loro esistenza già guastata da un’atroce malattia non venga per sempre rovinata da un nemico silenzioso ma ingombrante, che almeno la Giustizia faccia il suo corso, e che anche chi si trova dall’altra parte ascolti la propria coscienza, poiché gli interessi economici non possono stare sempre al primo posto.

Per questo ci appelliamo a:

- Linkem spa, perché sposti altrove la sua antenna, su un traliccio lontano da edifici abitati;

Comune di Napoli, perché altre autorizzazioni nella stessa area, visti i numerosi vizi già venuti in luce nel processo e la presenza di soggetti sensibili;

Sindaco Luigi De Magistris, perché promuova un nuovo Regolamento in tema di impianti radioelettrici che renda certi i controlli e non consenta alle compagnie di erigere le antenne in prossimità di edifici densamente abitati, tanto più quando vi siano bambini malati.