Lettera aperta ai Vescovi della Chiesa Cattolica sul tema dell'immigrazione

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Eminenza Reverendissima Mons. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI,
 Eccellenze Reverendissime, Vescovi della Chiesa Cattolica in Italia

Vi scriviamo per completare e arricchire il confronto che sta occupando buona parte dei nostri fratelli cristiani e cattolici in Italia e in Europa sul tema delle migrazioni.

Ridurre la discussione ad un banale e semplicistico confronto tra razzismo/xenofobia e altruismo/cristianesimo può aiutare chi non ha l'interesse o la capacità di analizzare gli eventi in modo serio ma non chi cerca la verità e, come noi cristiani, la Verità tutta intera.

Stiamo assistendo ad un evento migratorio che riguarda milioni di uomini e donne. La maggioranza fugge alla ricerca di una vita migliore, se non da miseria, persecuzioni e guerre. 
Parliamo però di milioni, non di qualche episodio.

Pur riconoscendo la presenza di piccole ed isolate realtà che lavorano per un'integrazione effettiva, abbiamo assistito negli ultimi anni ad una "accoglienza" di massa che ci è parsa completamente allo sbando ed incontrollata in quanto ha prodotto fenomeni di sfruttamento economico e sessuale, emarginazione e, dobbiamo dirlo, delinquenza. Purtroppo il grande numero di immigrati ha reso e rende impossibile l'accoglienza con un progetto di vita e un futuro dignitoso.

In questa situazione di violenza, di sfruttamento, di confusione assistiamo allibiti ad una richiesta di ulteriore abbattimento di ogni tentativo di controllo, di verifica e di ripristino della legalità.

E’ significativo poi il fatto che molti tra coloro che più gridano sono lontani dal prendersi personalmente la responsabilità dell’accoglienza che delegano allo Stato. Un altruismo “degli altri”, “dello Stato”, “degli organi competenti”. 
Questa non è accoglienza e tanto meno è amore al prossimo. E’ uno sciacquarsi la coscienza a basso costo. Non un prendersi la responsabilità.

Sperare che il prossimo venga da un paese povero e, in quanto emarginato, nella migliore delle ipotesi si accontenti di fare dei lavori sottopagati e ci paghi magari le pensioni (difficile, visto che in genere è costretto a lavorare in nero) non è amore al prossimo. 
È sfruttamento.

L’accoglienza 'senza se e senza ma' sta spingendo milioni di uomini, donne e bambini a pagare dei criminali migliaia di euro per la speranza di un futuro migliore. Sappiamo molto bene che questi bambini, queste donne e questi uomini saranno gettati su dei gommoni o dei barconi fatiscenti che a fatica possono fare qualche miglio.
 Lo sappiamo molto bene. Lo sappiamo che possono affondare.

Chi è dunque il responsabile di queste morti?

Chi continua a fare promesse che non può mantenere?
Chi vuole invece evitare che le persone scelgano questa via?


La prima Provvidenza, ci insegnava un santo, San Giovanni Calabria, è avere la testa ben piantata sul collo.
Come si può pretendere da uno Stato sovrano che si prenda carico di milioni di migranti che si stanno spostando verso l’Europa? Che non ci sia un controllo, come avviene in ogni paese al mondo?

Secondo noi le autorità civili dovrebbero piuttosto consentire l'immigrazione sicura e controllata di chi realmente fugge da guerre, fame e persecuzioni attraverso corridoi umanitari, secondo le reali capacità di accoglienza del nostro Paese, con la collaborazione della stessa Chiesa proprio in nome della carità cristiana. Tutto questo senza dimenticare la frase del Santo Padre Benedetto XVI in occasione della giornata mondiale del rifugiato e del migrante il 13 gennaio 2013: "Prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare cioé a essere in condizione di rimanere nella propria terra".

Concludiamo infine con un pensiero del Cardinale Angelo Bagnasco:

"L'immigrazione è una realtà. Occorre saper coniugare insieme quel principio dell'accoglienza che ha sempre innervato l'anima profonda del nostro Paese con un altro principio, non meno necessario, quella della legalità, di cui tutti si avverte la necessità per la convivenza sociale”.

In fede.



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