PETIZIONE CHIUSA

Riduciamo la siccità Padana

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SICCITA’ PADANA, E’ POSSIBILE PREVENIRE?

Molte volte le analogie aiutano a comprendere i problemi, così scrivevo nel 2004 a proposito della siccità verificatasi nel precedente periodo in Piemonte e nella valle padana.

Un’arida vallata degli USA, fino a qualche secolo fa, era un vero paradiso, percorso da un fiume, e ricco di vegetazione e d’animali, di diverse specie; pur trovandosi in una zona desertica. Un brutto giorno, fu scoperta dall’uomo, che con il suo fervido impegno, incominciò a tagliare gli alberi per costruirsi le case e per riscaldarsi. Diminuirono così umidità e piogge. Aumentò la temperatura e nel giro di due secoli l’uomo dovette abbandonare quel luogo, che per millenni era stato un Eden e che da allora è divenuto deserto. Molte volte le analogie aiutano a comprendere i problemi. Cosa è successo, dal punto di vista prettamente meteorologico? L’uomo ha distrutto l’oasi; tagliando e bruciando gli alberi, ha tolto l’umidità del suolo, e non ha più concesso alle nubi di passaggio, di abbassarsi per lasciar cadere il loro carico vitale. Nell’oasi, l’aria arriva fresca dall’alto, per spostarsi poi nel deserto circostante, dove riscaldandosi risale verso l’alto; questo cono aspirante, cattura le nubi di passaggio che scendono portando la pioggia; questo a causa della bassa pressione, creata dall’umidità. Il Piemonte è una grande vallata, con alti monti nei versanti Ovest e Nord, con gli appennini liguri a Sud ed è aperta verso Est. Nel periodo, fine autunno e tutto inverno, il calore sviluppato per riscaldamento, produzione industriale e traffico, creano una continua corrente ascensionale, stabilizzando un clima di alta pressione, “dimostrazione, la continua diminuzione della nebbia.” Le nubi in arrivo da Nord – Ovest, sollevate oltre i duemila metri, dalle catene alpine, vengono mantenute in quota, riducendo le precipitazioni nella sottostante pianura. In questo periodo, l’acqua e la neve, che naturalmente sarebbero destinate al Piemonte, vanno a scaricarsi, nelle regioni orientale e meridionale, con effetti inattesi ed indesiderati. Questa situazione tende ad attenuarsi, negli anni in cui, qualche alluvione autunnale, consente il persistere di maggiore umidità al suolo. Ad inizio primavera, il germogliare della vegetazione, tende localmente a creare zone di bassa pressione; l’aria comincia a muoversi in maniera convulsa, le nuvole, scendono e salgono, ma comunque si notano solo precipitazioni isolate all’arco alpino. Le prime vere piogge, arrivano grazie a nubi provenienti da Sud; spinte da venti che passando attraverso le valli appenniniche, provocando forti correnti d’aria, con effetti non desiderati. L’allagamento delle risaie, creando una certa umidità, alle volte attraggono piogge benefiche, per cui non ritengo buona l’idea di coltivazioni a secco. Piove sempre e solo sul bagnato. Arriva poi l’estate; viene a mancare il riscaldamento delle abitazioni, la produzione industriale cala, si va in ferie, le città si svuotano; così il clima temporalesco d’agosto, tende a ripristinare almeno in parte le condizioni naturali. In autunno bisognerebbe proibire l’incendio delle sterpaglie e della paglia di riso che creando calore non lasciano scendere le nuvole. Cosa si può fare perché il clima piemontese non continui diventare sempre più secco? Perché le precipitazioni non divengano sempre più rare e violente? Perché ritorni la neve sui monti è rinascano i ghiacciai? Si potrebbe, provare ad attuare un semplice progetto che consenta alla natura di comportarsi come vorrebbe, almeno nei periodi invernali. Le previsioni meteo ci consentono, di prevedere in anticipo, l’arrivo delle nuvole ed i barometri ci sanno indicare la pressione atmosferica presente nella vallata. Il problema diventa: “Come, realizzare per il giorno successivo, un campo di bassa pressione e di conseguenza, una minore spinta verso l’alto che consenta l’abbassarsi delle nubi, con maggiore possibilità di precipitazione.” La soluzione è “FAR SCENDERE LA TEMPERATURA”. Quando le nubi si trovano sopra il Piemonte; da almeno sei ore: 1)Le fabbriche, le centrali termiche, le auto devono essersi fermate. 2) I Riscaldamenti devono essere stati spenti. In pratica, realizzare dei giorni di non attività, in clima di AUSTERITI invernale, regolati dalle condizioni meteorologiche. Indubbiamente i settori produttivo e commerciale, soffrirebbero notevoli scompensi economici; ma sarebbero compensati, da quelli: idrico, agricolo ed ambientale, dell’estate successiva. Si spenderebbe decisamente meno per le calamità naturali, per le siccità, per le alluvioni; i fondi destinati a questi settori, andrebbero a coprire le carenze di carattere produttivo e commerciale. I benefici non sarebbero solo per il Piemonte ,ma anche per le altre regioni e per il clima italiano che tornerebbe più naturale e prevedibile; molto più simile a quello di tanti anni fa; quando il PO a Torino raggiunge un buon livello; per tutte le altre regioni della valle padana, non sussistono problemi d’irrigazione. La situazione quest’anno è grave ed il problema sembra insostenibile. A mio giudizio, si dovrebbe richiedere alle istituzioni una legge che preveda un fondo comune dell’Italia centro-settentrionale, che compensi i mancati guadagni delle regioni Piemonte, Valle D’Aosta e Liguria per attuare il tentativo di lotta alla siccità. Il comportamento umano non sarà che una concausa, degli squilibri atmosferici, ma penso che sia giunta l’ora di fare tutto il possibile per tentare di riequilibrare la situazione, rispettando la natura.



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