La legge Pillon attacca i diritti civili, va ritirata.

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La legge Pillon non riguarda l'"affido condiviso", come vuol fare credere, ma dà il via alla "guerra dei padri contro le madri".

In nome di un male interpretato principio di "bigenitorialità perfetta", dovrà essere garantita la permanenza dei figli minori per non meno di dodici giorni al mese presso il domicilio del padre e della madre. Il minore quindi non soltanto si troverà a dover affrontare il disagio della disgregazione del proprio nucleo familiare, ma perderà anche un luogo stabile dove concentrare i suoi interessi e le sue abitudini di vita, dovendosi continuamente spostare tra le residenze dei genitori, che potranno essere anche spazialmente molto distanti, con prevedibili disagi, logistici oltre che psicologici, che ne potrebbero derivare.

Con il principio della bigenitorialità perfetta si stravolgono completamente anche le modalità di gestione delle spese ordinarie e straordinarie relative ai minori, in quanto viene eliminato l’assegno di mantenimento. Ma i due genitori, ricordiamolo bene, dovranno dividere tutte le spese la cui misura e modalità è stabilita in misura proporzionale al proprio reddito considerando le attuali esigenze del figlio, le risorse economiche di entrambi i genitori, la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Indubbiamente, quindi, viene sfavorito il coniuge più debole (solitamente la madre), perché ad esempio ha lasciato il lavoro per dedicarsi ai figli e alla famiglia e che, solo qualora sia ritenuto strettamente necessario, avrà diritto ad un contributo di mantenimento, di natura temporanea, in quanto si stabilisce, a priori, la data di cessazione.

La legge Pillon introduce l’obbligatorietà della mediazione quale condizione di procedibilità per accedere al procedimento di separazione, le cui spese sono poste a carico dei coniugi.

Questa misura non soltanto sfavorisce il coniuge più debole economicamente, che non può affrontare l’aggravio economico della mediazione, ma costituisce un gravissimo deterrente alla separazione per chi ha subito violenze ed abusi (nella maggioranza dei casi le donne) che, naturalmente   non può palesare al partner la decisione di separarsi o, addirittura, tentare una mediazione senza temere il rischio di reazioni violente.

Questo progetto di legge è destinato, infine, ad aumentare la conflittualità.

Il procedimento di separazione e divorzio, attualmente, prevede che giudici e difensori trovino soluzioni adeguate per la risoluzione di tre questioni fondamentali: affidamento dei figli, assegno di mantenimento ed assegnazione della casa.

Non si può pensare che nella fase acuta della rottura del vincolo coniugale vi sia accordo totale tra questi aspetti.

Stabilire che il minore abbia due residenze, con due genitori che assolvano regolarmente al suo mantenimento e ne gestiscano i tempi e gli spazi, significa ritenere:

·        Che entrambi i genitori abbiano un reddito tale da consentire due case (cosa che, ovviamente, non è e quindi chi non ha la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati rischia di perdere il diritto di tenerlo con sé);

·        Che entrambi siano redditualmente autonomi (cosa che, spesso, per le donne, non è),

·        Che vi sia una totale armonia tra i genitori nella gestione del minore (già, nella migliore delle ipotesi, oggettivamente faticosa dovendo comprendere spostamenti almeno ogni due settimane) e nelle spese da sostenere. Ciò nella stragrande maggioranza delle separazioni non avviene. 

L'approvazione della Legge Pillon riporterebbe indietro di decenni il diritto di famiglia.
Non è contrapponendo ideologicamente i padri alle madri che si risolvono i problemi delle famiglie.
Contro questo progetto reazionario dobbiamo unirci e condurre una battaglia durissima perchè venga ritirato.

La legge Pillon attacca i diritti civili fondamentali perchè:

 

Considera i figli valigie da trasportare da una casa all'altra dei genitori, senza tenere in conto la loro stabilita psicologica, il loro poter diventare così sempre più armi nella contesa tra i genitori.
Costringe chi non è economicamente autonomo a non avere la libertà di divorziare, anche se il suo matrimonio è finito, anche se il suo matrimonio è - ahinoi accade - diventato una gabbia, troppo spesso violenta.
Ignora come sono cambiati i ruoli economici e sociali degli uomini e delle donne in quarant’anni.
Pretende che sia lo Stato a decidere quali scelte debbano essere agevoli nella sfera privatissima dei cittadini e cosa no.
Per queste ragioni è necessario che la legge Pillon venga ritirata

Per info scrivi a organizzazione.dems@gmail.com

 



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